Il celebre soprano forlivese Maria Farneti merita oggi quell'ampia visibilità
che l'impietoso trascorrere del tempo le ha alquanto sottratto.
La si ricorda non solo per la splendida ed intensa carriera che la condusse
nei più importanti teatri di tutto il mondo, ma pure perché tenne proficui
rapporti con insigni personalità del suo tempo: Pietro Mascagni, Jules
Massenet, Umberto Giordano, Ruggero Leoncavallo, che ambivano averla
come interprete delle loro composizioni.
Fu corteggiata pure da Giacomo Puccini per la “sua arte
così fine e aristocratica”, come si desume da un'importante lettera
inviatele dopo averla ascoltata nella Butterfly al San Carlo di Napoli (29
gennaio 1906).
Una vita intensa e gratificante.
Maria vede la luce l'8 dicembre 1877 a Forlì, ultima di cinque sorelle (Silvia,
Elvira, Carmelina e Giorgina), ma in seguito alla prematura scomparsa della
madre madre Clementina Babini, è affidata dal padre Domenico ad un educandato
religioso a Rimini, dove prosegue gli studi e dove si manifesta anche la sua
spiccata predisposizione per la musica e il canto.
Rientrata a Forlì, Maria
prende regolari lezioni dalla distinta pianista concittadina Tecla Baldoni, poi,
pur non avendo ottenuto il consenso del padre, si iscrive al Liceo musicale di
Pesaro dove le sue innate doti vocali sono subito notate dall'insegnante di
canto Virginia Boccabadati e da Pietro Mascagni, allora rampante direttore
dell'istituto pesarese. Infatti, il giovane compositore è subito attratto dalla
voce deliziosa ma pure dall'aspetto grazioso dell'allieva e il 29 giugno 1898
la
sceglie per cantare in prima assoluta al Teatro Persiani di Recanati il suo
Poema Musicale per soprano e orchestra, composto per il primo centenario dalla
nascita di G. Leopardi.
Sul podio lo stesso Mascagni con Maria Farneti
come voce
solista che viene giudicata “una fulgida promessa per l'Arte”; in agosto la
giovane si esibirà nel saggio finale del Liceo affrontando la parte di Livia
nell'opera Lisette di Icilio Nini-Bellucci, altro allievo del maestro livornese,
poi, l'anno seguente, il 6 agosto 1899, sempre accompagnata da Mascagni, canterà
al Liceo Rossini nel Silvano.
In questo torno d'anni ha inizio il sodalizio
musicale e anche amoroso di Mascagni e di Maria Farneti, che avrebbe più tardi
disposto, per salvaguardare la sua privacy, che alla sua morte fossero distrutte
tutte le lettere inviatele dal Maestro. La relazione durerà oltre un decennio,
sino a quando Mascagni non incontrerà nel 1909 al Teatro Costanzi di Roma la
graziosa corista romagnola Anna Lolli (Bagnara di Romagna- RA 1888- Lugo 1972),
di cui si innamorerà follemente.
Appena in possesso del diploma, conseguito
il 16 agosto 1899 con ottimi voti, il 26 dello stesso mese, a soli ventidue
anni, Maria esordisce ufficialmente al Teatro Dante di Sansepolcro
nella Bohème
di Puccini conseguendo così eccellenti risultati da consentire al cronista de
“Il Fieramosca” di pronosticarle un brillante avvenire.
Non si concede sosta
e il 23 dicembre 1899 l'affascinante cantante debutta al Regio di Torino nella
prima locale di Iris che diverrà fin d'allora il suo cavallo di battaglia. Passa
poi al Vittorio Emanuele di Rimini in Manon Lescaut (5 agosto 1900), al
Pergolesi di Iesi nell'Otello (12 settembre) ed infine nel novembre del 1900 si
fa ammirare al Comunale di Bologna nell'Iris a fianco di
Borgatti e di Caruso.
Ha avuto quindi inizio la corsa incessante verso la fama perché le arrideranno
nuove importanti scritture che la indurranno ad attraversare l'oceano ben otto
volte per raggiungere il suolo americano e le consentiranno di cantare nei più
importanti teatri del mondo a fianco d'illustri cantanti del suo tempo, quali
Titta Ruffo, Feodor Chalapin, Alessandro Bonci.
Il 17 gennaio 1901
l'intelligente artista esordisce invero come Rosaura nella prima assoluta de
Le
Maschere di Mascagni alla Fenice di Venezia, dove viene vivamente festeggiata
per la “grazia e il sentimento non comune”, poi si cimenta con notevole successo
pure nell'Andrea Chènier.
Le tournée.
Prosegue intanto il sodalizio con
Mascagni che la coinvolge nell'autunno del 1902 in una prima lunga tournée negli
Stati Uniti e nel Canada, poi, nella primavera del 1903 Maria partecipa ad un
altro importante giro artistico con l'Impresa Nardi Bonetti, che la conduce per
la prima volta a Buenos Aires dove, diretta da Arturo Toscanini, esordisce il 14
luglio 1903 all'Opera nella prima sudamericana di Grisélidis di J. Massenet.
Suo
partner in Germania e Mefistofele sarà il celebre Enrico Caruso. Nel marzo 1904
debutta al Teatro Costanzi di Roma, come Alice nel
Falstaff di Verdi imponendosi
al pubblico e alla critica per la "bellezza della figura e il timbro di voce
dolcissimo" (“Il Messaggero”, 18 marzo 1904).
Il 25 luglio 1905 la Diva è di
nuovo in viaggio per il Brasile con la grande “Compagnia Lirica Italiana”,
diretta da Luigi Mancinelli; a Rio de Janeiro sa entusiasmare così grandemente
il pubblico che nel Werther, nella veste di Carlotta, viene stimata l'artista
più eminente della compagnia, perché “canta con la massima delicatezza e finezza
artistica che una cantante possa dimostrare nell'interpretazione di una parte”
(“El País”).
Nel gennaio 1906 Puccini la vuole quale Madama Butterfly per la
prima locale al San Carlo di Napoli e, dopo aver seguito personalmente la felice
esibizione, le esprime la sua completa gratitudine scrivendole il 29 gennaio:
“Porto nell'animo la più viva ed intensa impressione della sua soave e viva
impersonificazione di Butterfly! E voglio dirle tutta la mia più grande e
completa ammirazione e porgerle i ringraziamenti miei più riconoscenti”.
Instancabile, dotata di notevole resistenza fisica, nell'aprile 1907 Maria
accetta di partire per un'altra lunga impegnativa tournée sudamericana, che la
porterà ad esibirsi con un ottimo cast al Teatro de La Ópera di Buenos Aires e
al Solis di Montevideo.
Un anno dopo, senza porre alcun indugio, il brillante
soprano s'imbarca da Genova sul “Tommaso di Savoia” con la “Compagnia Lirica
Italiana” diretta a Buenos Aires dove il 25 maggio 1908 si era inaugurato, dopo
una lunga attesa, il nuovo Teatro Colón. Dopo aver fanatizzato il pubblico in
Butterfly, debutterà, tra l'altro, in due prime assolute, il 4 luglio 1908 con
Paolo e Francesca di Luigi Mancinelli e il 5 settembre con
Aurora
dell'italo-argentino Héctor Panizza.
La sua carriera prosegue speditamente
perché nel 1909 il raffinato soprano ha pure l'onore di essere scelta da
Mascagni per un concerto alla presenza dei reali e dello zar Nicola II al
castello di Racconigi (CN) dove canta il quartetto del Rigoletto con Armida
Parsi, Titta Ruffo e Rinaldo Grassi.
Nel 1910 Mascagni invita la Farneti
insieme con il baritono Carlo Galeffi a cantare nella sua nuova opera,
Isabeau,
che sarà eseguita in prima assoluta il 2 giugno 1911 al Coliseo di Buenos Aires
dove sarà accolta con così grande entusiasmo che “Il Giorno” dell'11 giugno 1911
affermerà che “la Farneti è ora l'astro più fulgido del Coliseo e la grande
trionfatrice della stagione”.
Nel febbraio 1913 la Diva intraprende un'altra
lunga tournée in Sudamerica, dove è acclamata in importanti teatri quali il
Coliseo di Buenos Aires, l'Opera di Santa Fe, la sala Rivera Indarte di Córdoba,
il Solis di Montevideo, il Municipal di San Paolo in Isabeau, Lohengrin,
Mefistofele, Iris, Madama Butterfly; partecipa anche alla prima mondiale di Abul
del compositore brasiliano A. Nepomuceno “affascinando e dominando il pubblico
che evocò la diva infinite volte agli onori del proscenio fra deliranti
dimostrazioni" (“L'Arte Melodrammatica”, 16 luglio-1º agosto 1913). In seguito,
però, ad uno spiacevole incidente che turba questa tournée (sono gettati dal
loggione volantini offensivi all'indirizzo del compositore e dei cantanti) e
benché la stampa locale deprechi l'accaduto, la Farneti prende la ferma
decisione di non tornare più in Sudamerica.
Nel frattempo, proprio a Milano,
il delizioso soprano aveva conosciuto il ricco avvocato Luigi Riboldi,
impresario teatrale, e poi direttore del Teatro Lirico di Milano; era pure
amministratore delegato della nota Società Suvini Zerboni. Egli la corteggia a
lungo ed infine per amore le pone la condizione di abbandonare anticipatamente
le scene; Maria allora sceglie la famiglia chiudendo definitivamente a soli
quarant'anni la sua intensa ventennale carriera, dopo essersi esibita il 7
ottobre 1917 come Magda nella Rondine di Puccini nella storica “prima” al Dal
Verme.
Pochi mesi dopo, il 20 gennaio 1918, sposa a Paderno Dugnano (MI)
l'avvocato milanese Luigi Riboldi. Di lì a poco la coppia si trasferisce a
Brunate in una favolosa dimora, che si raggiungeva in funicolare dal Lago di
Como, poi acquista a Copreno, vicino a Lentate sul Seveso, un'altra villa,
bellissima ed immensa con le sue 108 stanze, tanto che gli invitati potevano
fermarsi a dormire. Fra gli ospiti, tra gli altri, si ricorda Arturo Toscanini,
che aveva una stanza a lui riservata.
Le incisioni
Nel novembre 1910 la
Farneti aveva registrato a Milano per l'”Edison Blue Amberol” l'Ave Maria
dall'Otello verdiano (28139) e successivamente nel 1917 aveva inciso alcuni
dischi per la Società Italiana di Fonotipia.
Sorprende che circa tre lustri dopo
l'addio alle scene, nel 1931, il soprano, rompendo un silenzio durato 14 anni,
ritornasse nelle sale d'incisione. Pur avendo cinquantaquattro anni, affidò ai
dischi elettrici della Columbia una voce che era ancora fresca ed incantevole, a
dispetto del tempo passato.
Fra le incisioni della Fonotipia si segnala la
splendida interpretazione de In quelle trine morbide dalla Manon Lescaut di
Puccini e D'amor sull'ali rosee dal Trovatore di Verdi, interessante per essere
una delle rare escursioni in campo verdiano.
Scorrendo la cronologia
artistica si avverte tuttavia che i suoi cavalli di battaglia rimasero Iris e
Madama Butterfly, perché, pur prediligendo eroine dai tratti fragili e delicati,
il soprano forlivese seppe magistralmente non degenerare nelle inflessioni
dolciastre e nei vezzeggiamenti, che in seguito avrebbero caratterizzato tante
Cio-cio-san. Di certo la Farneti fu una delle interpreti più complete e
suggestive di Madame Butterfly.
La scomparsa
Con l'avanzare dell'età Maria
si ammalò di arteriosclerosi e, quando peggiorarono le sue condizioni di salute,
accettò l'invito dei cari nipoti che l'avevano convinta a trasferirsi nella loro
villa a San Varano, frazione di Forlì; qui si spegneva il 17 ottobre 1955.
Il
Comune di Forlì e il “Comitato pro Forlì storico-artistica” pubblicarono alcuni
manifesti per ricordare la compianta artista, “apparsa la continuatrice di una
tradizione con al vertice i nomi di Eugenia Tadolini e di Angelo Masini,
tradizione che è gloria di Forlì Sua terra natale”. Riposa nel cimitero di
Paderno Dugnano nella tomba di proprietà dei Riboldi.
Forlì le dedicò, oltre
ad una via nel quartiere dei Musicisti, una Sala nel “Museo Romagnolo del
Teatro”, che fu costituito grazie ad una ricca donazione effettuata dalla
sorella del soprano, Carmelina Farneti (la Sala Farneti è visitabile oggi su
prenotazione a Palazzo Gaddi).
Accostandosi alle vicende artistiche e
personali della Diva, si respira l'affascinante clima del tempo in cui visse, ci
si immerge totalmente in quel mondo Liberty grazie alle bellissime foto di oltre
cento anni fa, che il mio volume Maria Farneti nel cielo di Puccini e Mascagni
(Forlì, Ed. Grafikamente, 2015) riproduce in gran parte e all'ascolto delle
incisioni fonografiche.
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