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» Come impedire la risalita della laringe nel canto?

 

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  • Autore: Gianluca, 17/02/2010

  • Ciao Paola, Ti ringrazio infinitamente per il tuo preziosissimo consiglio, contatterò il centro al più presto.
  • Autore: akenaton, 15/04/2010

  • Mi pare che le cose più giuste siano dette da Gabriele, anche se nella risposta di ciascuno ci sono cose utili. In ogni modo, se ho capito bene il primo messaggio, il problema è: come si fa a non abbassare la laringe nei suoni più alti, e perché questa sale; però anche: un po' deve salire o no? Secondo me un po' deve salire, però è come se salisse lungo una via che non è quella della gola chiusa, ma della gola aperta. Tutto parte dalla corretta posizione della voce nella gola: se la gola si apre bene su una nota "comoda", vuol dire che il suono è ben sostenuto dal diaframma, e quando si salirà verso note meno "comode", il diaframma continuerà a sostenere il suono, e la laringe non salirà, o perlomeno non si avrà questa sensazione di risalita che poi è una strozzatura, ma si sentirà che lo sforzo è fatto solo dal muscolo del diaframma. Purtroppo però non è una cosa che si può controllare. Di fatto è una condizione psicologica, è vero, nella misura in cui il canto a laringe bassa, a gola aperta, a diaframma sostenuto (TUTTI SINONIMI), cioè il canto lirico, è comandato solo dal cervello. Quanto ai logopedisti e a Franco Fussi e alle questioni intorno ai punti focali ecc., con tutto il rispetto, sono cose che c'entrano poco, perché riguardano la RISONANZA, non la produzione del suono, per non parlare della famigerata MASCHERA, che è il concetto che produce più storture nel canto. Beninteso: la maschera esiste, eccome, ed è fondamentale, ma non è dalla coscienza della "maschera" che si arriva a cantare bene, semmai dal concetto di "suono in maschera", che non è la stssa cosa!
  • Autore: Martina, 25/05/2010

  • Yuri, potresti spiegare a tutti cosa intendi per neutralizzazione o emigrazione della vocale? Anche a me interesserebbe. Martina
  • Autore: Yuri, 31/05/2010

  • Ciao Martina, nella voce parlata ogni suono vocale è caratterizzato da una forma degli organi fonatori e variando questa forma si varia il suono. Ad ogni vocale, corrispondono dei precisi pattern nella distribuzione delle frequenze. Ricapitolando ed esemplificando, una "i" è percepita come tale all'ascolto per la sua particolare precisa distribuzione delle frequenze. Gli organi fonatori (lingua, oro-faringe, labbra) dal loro canto si predispongono in una certa maniera organizzata. Cambia qualcosa in questa disposizione e cambierai le frequenze: risultato, il suono non viene percepito più puro, ma distorto. Questa breve premessa ci serve a riconoscere che avere nozioni sull'articolazione del suono e' di fondamentale importanza come strumento dei lavori del cantante. Ora, al dunque: nel canto d'élite, o classico, l'obiettivo è quello di utilizzare un tono (o colore) di voce che sia caratterizzato da elementi comuni, tali da rendere tutta l'estensione della voce gradevole all'ascolto e tale da essere eseguita con relativa semplicità. Come certo sai, quando cantiamo utilizziamo la voce su un ampia gamma di altezze musicali; alcune corrispondenti alla voce parlata, ma molte altre in un "territorio" diverso, dove il suono è di frequenze e, di solito di intensita', ben maggiori. Beh, sappi che in quel territorio le "regole" di articolazione e produzione del suono variano da quel che è valido per la voce parlata... Ti faccio un esempio praticissimo. Immagina che quello che stai leggendo ti sorprenda leggermente e ti spinga a dire "mamma" davanti al tuo pc, come se parlassi da sola, un sussurro. Ora immagina che sei in società, in una situazione in cui tua madre rivela una cosa di te che ti imbarazza notevolmente e ad alta voce e con tono offeso la rimproveri "mamma!!". Ora, per l'ultima vota, immagina che tua madre si sia allontanata e tu debba chiamarla per avvisarla di qualcosa, e debba farti sentire sopra al rumore del traffico: "MAMMAAA!!"... Nota: nei 3 casi, il suono che emetti è di intensità e altezza gradualmente maggiore. Fermati a considerare che l'apertura della bocca è proporzionale all'intensità, maggiore di volta in volta. Un'altra cosa che hai certo notato, è che aumentando l'altezza del suono in una voce non educata, naturalmente la laringe tende a salire. Salendo nell'altezza del suono dalla voce parlata, si arriva ad un punto in cui si avverte un cambiamento di colore del suono, che si sbianca, assottiglia o (proprio per evitare che tale cambiamento sia evidente) che richiede un maggiore sforzo e porta una sensazione di fastidio. Quel punto e' chiamato passaggio! Oltre quel punto, si puo' spingere ancora un po', ricorrendo al gridare: certo il suono e' sforzato e non sostenibile a lungo. Ad un certo punto continuando a salire, la voce si fa' stridula ed e' impossibile salire ancora (secondo passaggio). Il cantante professionista, invece, puo' andare ben oltre quei punti (primo e secondo passaggio) in maniera elegante e "naturale", piu' e piu' volte! Come? Come fa ad assencondare l'assottigliamento delle corde vocali e la posizione stabile della laringe che non sale, ma che anzi rimane in una confortevole posizione simile a quella stabilita nell'atto dell'inspirazione? Certo, nell'affrontare i passaggi la pressione sottoglottidea e' tenuta sotto controllo da cio' che nella scuola di canto Italiana e Internazionale d'elite abbiamo definito d'appoggio (ne parlo in un altro post, ndr.), ma la modificazione della vocale ( o la migrazione della vocale, come definita oltreoceano in termini piu' strettamente derivati dalla fonetica). Siamo al dunque: la posizione articolatoria base della vocale (in particolare della lingua) rimane la stessa (se cambiasse, il risultato in termini di organizzazione delle frequenze sarebbe tale da distorcere il suono, che perderebbe la sua purezza: di qui l'assurdita' di dire allo studente "pensa di cantare la U per la I"..., o "canta tutte le vocali con la stessa identica posizione della bocca"..., o quant'altro di simile) ma l'apertura della bocca aumenta in relazione all'altezza del suono. Nella zona di passaggio (la zona che va' dal primo al secondo passaggio), l'apertura graduale e preparata della bocca e la posizione immutata della lingua relativa alla vocale del caso, assicura che il colore del suono rimanga lo stesso della voce "di petto" su' nella voce di "testa". Inoltre, le frequenze vengono bilanciate: laddove l'aumentata frequenza della fondamentale e degli armonici porterebbe il suono a suonare sempre piu' stridulo, l'apertura della bocca aumenta le frequenze piu' basse, ridistribuendole in maniera piu' equilibrata. Per finire, ogni vocale (I, Echiusa, E aperta, A, O aperta, O chiusa e U - senza elencare le vocali francesi e inglesi) si modificano (per forza del variare dell'apertura della mandibola) verso la vicina. I modifica verso E chiusa, questa verso E aperta, questa a sua volta A. A modifica verso O aperta, questa verso O chiusa, quest'ultima verso U. I casi pero' variano a seconda dell'altezza e della posizione nella gamma vocalica. Senza la modificazione o migrazione della vocale, la laringe sale (problema fisico del cantante) e il suono diventa aspro o sbilanciato (problema di resa sonora della voce). Ogni qual volta vedi un buon cantante entrare nella parte alta della sua estensione, nota come la forma della bocca nel cantare una vocale, sia molto simile alla posizione della vocale vicina a quella ceh ascolti e come il suono che emette abbia una qualita' di quella vocale vicina a quella che tu interpreti come I, E, A, O, o U. Grazie a questa modifica, il suono e' bilanciato e uniforme in tutta l'estensione. Molti insegnanti non si rendono nemmeno conto di questo, in quanto non approfondiscono le loro nozioni o non usano il loro buon senso. Peccato! Potremmo insegnare il canto in maniera piu' veloce e meno dolorosa, invece di procedere a tentoni e con metafore di difficile interpretazione! Ciao!
  • Autore: Yuri, 31/05/2010

  • Errata Corrige: spero che vogliate scusarmi, preso dallo scrivere ero quasi in trance e mi è sfuggito un errore madornale: al contrario di ciò che scrivevo sopra, di solito la U modifica verso la più laterale O chiusa; questa verso la O aperta; quest'ultima, a seconda dell'altezza verso la più aperta A o verso la O chiusa. Le laterali (o aperte), verso le verticali. Le verticali (o chiuse), verso le laterali. Approfitto, già che ci sono (anche questo m'è sfuggito prima) per spiegare il perchè del termine neutralizzazione della vocale. Il suono shwa - la vocale neutra in Tedesco (il suono che emetteresti quando preso alla sprovvista non sapresti che rispondere ad una domanda, come in "eehm") è una vocale di riferimento per il cantante: ogni suono che viene modificato prende in prestito la "smorzatura" di questa vocale in maniera benefica per l'arrotondamento che conferisce nelle zone alte e acute della voce. E' un altro modo di vedere alla stessa soluzione, un altro punto di riferimento per una migliore intelligibiltà della spiegazione della manovra qualora si voglia, come in questo caso, renderla comprensibili in termini scientifici e fattuali. Và da sè che l'esempio e la dimostrazione pratica completano l'istruzione sul come la scala vocale si mantiene unificata e la laringe rimanga stabile (senza essere forzatamente abbassata, cosa che toglie la qualità di naturalezza al suono e influisce in maniera detrimentale sul vibrato, e sulla salute vocale comunque). Buono studio a tutti!
  • Autore: akenaton, 12/07/2010

  • Ragazzi! Scrivete cose bellissime, sono trattati di acustica e foniatria, ma NON SERVONO ASSOLUTAMENTE A NULLA!!! SONO SOLO NOZIONI TEORICHE! Il suono lirico è uno, e uno solo: quando si trova, non ci sono dubbi! E' impossibile sbagliarsi. E' una particolare posizione delle corde vocali e ei muscli CHE NON SI PUO' INSEGNARE IN ASTRATTO. E allora? Allora, o si ha la fortuna di capire da soli che non si è ancora trovato, o si ha quella di conoscere qualcuno che ti dica: non ci sei ancora. Finché il prodigio, un bel giorno, si compie.
  • Autore: gabriele, 13/07/2010

  • In pieno accordo con Akenathon... Pur trovando molto interessante il discorso di Yuri, con cui qualche threat fa ci si era un po' frizionati, credo che all'atto meramente pratico, siano indicazioni che servono a poco. Dal tempo dei precedenti thread, sto studiando con un basso che, oltre a spiegarmi "come se avessi 5 anni" il cosiddetto affondo, che altro non è che una maggior verticalizzazione e profondità del respiro, mi ha anche spiegato come vada imprescindibilmente collegato al suono in maschera. Inutile dire che, oltre all'uso di una terminologia semplicissima, i risultati sono arrivati ESATTAMENTE nel modo in cui dice Akenathon, e cioè mettendo un suono in maschera e aspettando che mi fosse detto "è giusto e avanti" oppure "ingolato e indietro" e, quando i suoni escono giusti, concentrandosi il piu possibile sulle sensazioni fisiche ed acustiche provate durante la corretta emissione del suono.
  • Autore: akenaton, 15/07/2010

  • Certamente Gabriele! Grazie di questa conferma - ci si arriva PER CASO, e forse con un bel po' di buona volontà + umiltà. Capire tutte le nozioni è una cosa interessante ma facile, perché è intellettiva, mentre arrivare a fare il suono giusto è fisico, solo fisico - muscolare, e ci si arriva attraverso una strada sensoriale. E' molto più difficile dare spazio (anche mentalmente) a questa strada che cantare impostati, credetemi. Gli unici paragoni che mi vengono in mente sono forse le cose del sesso, per cui non posso approfondire qui, ma spero che tutti possiate capirmi. Certamente l'affondo del respiro serve moltissimo, il suono giusto viene galleggiando sul fiato che è tenuto "basso" e "largo", ed è quello il cosiddetto "suono in maschera", ma non significa mandare il suono nela maschera, che è sbagliatissimo: io l'ho fatto PER ANNI e non ero mai sicuro di me, ero sempre in ansia quando cantavo, ora che invece SONO SICURO di aver trovato il modo di impostare il suono, riesco a cantare ovunque e in ogni situazione. Certo: alcune note non sono sempre facili, per es. gli acuti, ma perché mi manca il tempo di lavorarli, la necessaria calma per attaccarli; anche alcune vocali a volte non vengono bene (io trovo subito la gola aperta sulla I e sulla E, ad esempio): ma non voglio dire altro perché sarei frainteso, lo so. Sono però disponibilissimo ad aiutare chi voglia sapere se canta sul fiato o no.
  • Autore: Gabriele, 23/07/2010

  • Sempre in conferma ad Akenaton, anche per me, le due vocali di piu' facile apertura (e che mettono in risalto la zona e la sensazione della maschera su cui poi convogliare fiato e le altre vocali) sono proprio la i e la e. E poi di lì si parte.
  • Autore: Massimiliano, 27/04/2012

  • Ma insomma... ce la date questa risposta scientifica oppure no?
  • Autore: Mº Astrea Amaduzzi, 16/01/2013

  • La laringe è mobile, per sua natura, e impedirne un suo naturale assetto vuol dire forzarla a fare qualcosa per cui non è destinata. Ho avuto un caso eclatante durante il mio ultimo seminario proprio dedicato alla Tecnica Vocale Belcantistica, ho ascoltato una ragazza che per 15 anni ha studiato come Mezzosoorano, cui un fantomatico insegnante ha detto improvvisamente di diventare Soprano. Ho ascoltato una voce a dir poco meravigliosa, un colore da autentico mezzosoprano con note gravi favolose e acuti morbidi e assai ben messi, ma con improvvisi crack e rotture di voce proprio nelle zone di passaggio. Le ho detto che per me era assolutamente un mezzo, ma che aveva problemi di adduzione alle corde, con un tipico sibilo nei suoni e che tutti'i suoi problemi erano in una laringe troppo rigida. E difatti l'allieva mi ha confermao tutto, anche il foniatra le ha detto che è assolutamente un mezzosoprano e che ha comunque problemi di adduzione alle corde. Le ho fatto fare esercizi per riabilitare la laringe al suo naturale morbido moto, eliminando al contempo un vibratone veramente larghissimo, giacchè il suo fantomatico "insegnante", che l'ha portata alla disperazione, le diceva proprio di abbassare la laringe nelle note acute, il che è contro natura. Ho mostrato a questa splendida ragazza dalla voce meravigliosa, direttamente con esempi, come io stessa ho risolto il problema dei passaggi, alleggerendo la pressione in quelle zone. In un attimo i crack sono spariti, il passaggio è diventato molto piu' omogeneo e lei non ha fatto altro che ringraziarmi e ancora ringraziarmi. Ma io pero' amici mai mi chiedo: come è mai possibile che in tanti anni di studio nessun "maestro", ma proprio nessuno, sia stato in grado di aiutare una così meravigliosa voce?... Urge lavorare con impegno alla rinascita della vecchia e meravigliosa Scuola di canto come quella che mi ha passato la mia Maestra, che viene direttamente da Aldo Protti e Nicoletta Panni... per questo io dico sempre ai miei allievi che lavoro per formare Cantanti e Maestri. Comunque cari miei mi raccomando: laringe morbida e palato molle molto alto, e il suono andrà da solo in maschera piu' bello che mai. Cordialmente, Mº Astrea Amaduzzi
  • Autore: massimiliano, 25/01/2013

  • Mauro e' uns persona molto competente. Io insegno e lavoro da concertista un Germania. Perche' non entriamo in contatto, Mauro? Abbiamo le stesse idee e principi. LG
  • Autore: frida, 12/08/2014

  • Ciao noncantantemacantavo, conosco qualcuno con un problema simile... Hai poi risolto e in quanto tempo? Grazie
 

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