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Risposte per il messaggio:
Emissione del suono morbida e canto in scioltezza

 

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  • Autore: pierangela, 08/04/2009

  • Sono approdata al canto lirico purtroppo in età avanzata ma è stato amore a prima vista. Studio per passione ormai da un paio di anni ma i suoni sono sempre duri e sento spesso tensione. Come fare per ottenere suoni morbidi e cantare in scioltezza? Grazie
  • Autore: aly, 26/09/2009

  • Ovviamente devi avere un insegnante. Se non ce l'hai, trovalo (evita i conservatori come peste); se già ce l'hai, perchè non te lo insegna? Per ottenere suoni morbidi occorre un eccellente controllo del fiato, che è molto più semplice di quanto non sembri, ma che non è mai spinta, te lo dico per esperienza. Lascia stare il metodo di "appoggia fino a schiacciarti le viscere" . Prendi il fiato così: apri la bocca e fai finta di spaventarti (comn quando ti viene un colpo e fai "Hh!" insiparando aria). Sentirai di colpo, insieme e senza fatica, aprirsi le costole inferiori ed espandersi il diaframma. Questa è la respirazione corretta. E' veloce ed efficiente. Dopo di che lascia uscire il fiato piano, senza suono, cercando di non fare chiudere le costole, senza fare alcun movimento del pancia ma avendo in mente di produrre il fiato più lungo che puoi. Questo è l'appoggio. Il diframma lo compie da solo se gli spieghi bene che cosa ti serve, perchè è un organo che tu stessa usi costantemente durante la giornata parlando, tossendo, starnutendo, gridando, in modo istintivo. Non si è mai sentito nessuno che ha perso la voce per aver cacciato un urlo di spavento. Invece chi urla abitualmente, perde la voce: perchè? Perchè nel primo caso inconsciamente tu appoggi, sostieni e apri la gola, perché cervello trasmette rapidissimo il messaggio: PAURA! Ma non è una pulsione razionale (non hai il tempo di gridare "qualcuno mi aiuti"). Tutto il tuo corpo, diaframma compreso, è allertato e da solo reagisce nel modo corretto. Per quanto riguarda gli acuti, ci vuole anche un po' di pratica, ma la tecnica è sempre quella.
  • Autore: pierangela, 03/10/2009

  • Grazie Aly per la risposta esauriente. Ho un'insegnante di canto, ma voglio approfondire anche con altre fonti le mie conoscenze nella speranza di migliorare. Il passo successivo per me da realizzare è come collegare armoniosamente il fiato in maschera dopo aver eseguito l'appoggio, perchè soprattutto sulle note alte produco o un suono troppo "grosso" o addirittura stridente. Grazie per l'attenzione e aspetto un consiglio. Con simpatia Pierangela
  • Autore: aly, 06/10/2009

  • Le note acute sono un problema per tutti. Prova a prendere il fiato con la bocca (se già non lo fai) come ti ho detto all'improvviso, come se ti spaventassi, poi NON aspettare neppure un secondo, non trattenere il fiato non fare l'apnea e canta quella nota. Così: "hhh-aaaaaah" (che non è un urlo dei pirati ma è semplicemente l'inspirazione rapida a bocca aperta immediatamente seguita dalla nota cantata). Devi concentrarti molto sul fatto che non devi far passare neppure un attimo tra l'inspirazione e l'espirazione. Prova un po' di violte su una nota medio-acuta e dimmi, quando sei sicura di aver eseguito ciò che ti ho detto al 100%, se funziona. Se funziona, puoi applicarlo anche all'acuto . Ricordati: respira con la bocca!!!! tutto di seguito! "hhh-aaaaah" (l'urlo dei pirati). Ah, se funziona, significa che il tuo problema è che chiudi la gola sulle note acute. E' normale. E non dire che sei sicura di tenerla aperta perchè anche io era sicura, e invece con questo esercizio ho capito che bisogna tenerla MOLTO più aperta.
  • Autore: pierangela, 10/10/2009

  • Carissima Aly, grazie perchè finalmente riesco a capire dai tuoi consigli cosa fare. Probabilmente sono in sintonia con il tuo modo di spiegare ed effettivamente il problema della gola che si chiude c'è, ma grazie ai suggerimenti mi sembra già molto migliorato. Ora approfitto della tua cortesia per chiederti ancora una cosa. Ho notato che gli acuti non sempre sono della stessa qualità. C'è un adattamento interno dei risuonatori su cui si può intervenire per migliorare il suono? Ah, volevo chiederti se posso, cosa fai? Sei una cantante professionista, un insegnante? Perchè questo scambio con te mi è stato davvero di grande aiuto. Un abbraccio. Pierangela
  • Autore: aly, 12/10/2009

  • Cara Pierangela, mi lusinga moltissimo che tu mi chiami già cantante professionista o insegnante: magari! Ti confesserò che studio ancora canto, che ho avuto molti insegnanti sbagliati e adesso ho una bravissima insegnante con la quale nel giro di poche lezioni sto facendo passi da gigante. Quelli che io ti dò altri non sono se non i suggerimenti che la mia maestra mi dà quando faccio gli stessi errori: infatti è proprio vero che sbagliando si impara! E poichè io stessa ho avuto modo di fare molti errori in passato e di vedermeli piano piano corretti da questa bravissima maestra, ho pensato che siccome non tutti possono avere l'insegnante giusta la cosa migliore era mettere a disposizione di tutti i preziosi consigli che la mia insegnante dà e che io (perchè un po' di merito ce l' hoanche io) mi sforzo di raccogliere, memorizzare e divulgare con esempi i più chiari possibili. Per quanto riguarda gli acuti e i risuonatori, ti giro anche qui le sagge parole della mia maestra: tutto il suono si costruisce sul fiato. Per dettagli su questo ti rimando al mio intervento sul Forum "Respirazione questa sconosciuta" dove spiego il più chiaramente possibile le mie sensazioni nella respirazione. Una volta che la respirazione è corretta (e bisogna lavorarci molto) il secondo passo è la gestione del fiato. Questa è difficile e ciascun insegnante segue una diversa scuola. Ti spiego la mia: l'appoggio addominale deve accompagnare il canto in alcuni punti, o meglio, deve inserirsi in alcuni passaggi (e una volta inserito va mantenuto) che sono: salti (intervalli); note acute oltre il passaggio; termine di una lunga frase musicale su un solo fiato. Nel primo caso, l'appoggio (pressione addominale verso l'interno) si situa tra una nota e l'altra p.e. canto DOOO (inserisco l'addominale e lo mantengo) OOO-SOOOOL. Nel secondo caso, l'emissione dell'acuto coincide con la pressione addominale p.e. (appoggio e insieme) SOOOOL. Nel terzo caso si usa per sostenere tutte le note della frase e per ottimizzare la gestione del fiato impedendo la risalita del diaframma. Per quanto riguarda gli acuti, io sono un soprano lirico di coloratura (lirico-leggero con agilità e tendenza al lirico) e ho come estensione fino al Sol b sovracuto, ma avevo difficoltà a cantare il Fa acuto! Una volta imparato a gestire il fiato e a usare la pressione addominale nei punti indicati (forse ti è utile segnarli sugli spartiti) restando rilassata fino al momento dell'utilizzo della pressione, ho imparato automaticamente a fare il pianissimo sul LA. E con questa insegnante sono da appena due settimane! Quindi posso assicurarti che usando questa gestione del fiato riuscirai senza dubbio a risolvere il problema acuti, perchè il fiato in un certo senso sa dove andare, e colpisce i risuonatori giusti quando è lasciato libero: quando il fiato si usa correttamente, nessun suono esce troppo infossato o troppo scoperto. Quindi, ricapitolando, se l'acuto è dopo il passaggio: 1) respirazione rapida (ricorda l'urlo dei pirati :) "hhhhhhhh-aaaaaaaaaaaaaaaah") 2) senza attendere neppure un istante, appoggio e "aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaah" (non pensare dove il fiato deve andare: pensa solo a una A molto aperta, o se canti una E ad una E aperta) Mi piacerebbe però sapere che tipo di acuti sono quelli che "non ti convincono" (troppo infossati, striduli, scoperti, afoni...) e che tipo di voce hai! Aly
  • Autore: pierangela.lucchini, 16/10/2009

  • Cara Aly, leggerti è un vero conforto. Spero con l'aiuto dei tuoi consigli di migliorare. Per quanto riguarda gli acuti mi sembrano a volte troppo "grossi" ed altre addirittura strozzati. Già sul sol4 sono in crisi. A proposito vorrei mi chiarissi la differenza tra appoggio p.i. e p.e. e inoltre se ho capito bene, l'appoggio tu lo inserisci solo al bisogno e non lungo tutta l'esecuzione? Scusa se approfitto della tua disponibilità ma i tuoi consigli sono davvero preziosi. A presto. Pierangela
  • Autore: aly, 17/10/2009

  • Sì, la mia insegnante dice così. Ma altri miei insegnanti hanno detto cose diverse, quindi forse non è l'unica strada. Non capisco invece cosa intendi per apppoggio p.e. e p.i. Io p.e. lo uso come sigla di "per esempio"!
  • Autore: pierangela, 18/10/2009

  • Cara Aly, non mi sono ben spiegata. Volevo sapere quando parli di fare l'appoggio con pressione interna cosa intendi perchè io premo verso l'esterno aprendo le costole. Mi piacerebbe anche sapere come è avvenuto per te il passaggio alle note sovracute (gradualmente, utilizzando vocalizzi picchiettati e scale etc.). Grazie e un abbraccio
  • Autore: aly, 19/10/2009

  • Io non uso l'espansione del diaframma verso l'esterno, ma quella verso l'interno; le costole non le espando io, ma si espandono da sole grazie all'effetto della respirazione. Per quanto mi riguarda, l'unica cosa somigliante a un'espansione verso l'esterno è il mio tenere il diaframma, diciamo così, rilassato verso l'esterno per tutta la fase "tranquilla" del brano, p. esempio: Deh vie (rilassato fin qui) ni (appoggio in dentro tra vie e ni e tengo) non tardar...". Per quanto riguarda i sovracuti, io sono una "voce dagli acuti facili" quindi ho toccato il sol sovracuto già dalla prima lezione con la mia maestra, senza picchiettati, solo suoni legati con salto di sesta (p.es. questo vocalizzo sulle note: la acuto-Fa dies sovracuto, Mi sovr., Do sovr., La acuto). Viene se la respirazione è corretta e soprattutto se riesci a tenera la gola aperta (grazie all'urlo dei pirati non avrai più problemi), in più sull'acuto è bene pensare a una vocale aperta).
  • Autore: aristogitone, 06/12/2012

  • Scusate , ma ho letto le risposte di Aly in questo forum e le ho trovate molto sensibili, interessanti e molto concise. Quindi mi piacerebbe scambiare qualche idea con lei/lui. E magari chiedergli anche io qualche consiglio!! Quindi Aly se tu potessi metterti in contatto con me mi farebbe molto piacere. Aristogitone
 

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