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Recensione dell'opera Otello di Giuseppe Verdi dal Teatro Ponchielli di Cremona

William Fratti, 09/10/2013

In breve:
Il Teatro Ponchielli di Cremona inaugura la Stagione Lirica del Bicentenario Verdiano con Otello, nel nuovo allestimento di Stefano De Luca prodotto sul palcoscenico comasco. Mettere in scena l'indiscusso capolavoro musicale del Cigno di Busseto non è affare semplice e anche questa occasione è densamente ricca di pregi e difetti.


Innanzitutto l'impianto scenografico di Leila Fteita, indubbiamente in gran parte dettato dalla necessità del risparmio economico, è efficace nello sviluppo di una regia pulita, ma è necessario considerare che la posizione dei cantanti è spesso indietreggiata rispetto al proscenio e mancano fondali e quinte di legno, pertanto la voce degli interpreti non è adeguatamente proiettata verso la platea. Inoltre un tale vuoto scenico necessiterebbe di un lavoro di regia molto accurato, ma tale è solo a tratti. Opportuna è l'indagine psicologica dei protagonisti, ma nei momenti corali spesso manca una ricerca più profonda nella gestualità dei comprimari, che sembrano immobili e inebetiti di fronte agli accadimenti. Piacevoli i costumi, sempre di Leila Fteita, ed il disegno luci di Claudio De Pace.

Decisamente positiva è la prova delle masse artistiche, che dimostrano di saper offrire performance di qualità se solo ne hanno l'opportunità e il desiderio. Giampaolo Bisanti, sul podio dell'Orchestra I Pomeriggi Musicali, si cimenta in una guida scrupolosa e meticolosa fin dalle primissime battute, sapendo tingere il terribile dramma dei cromatismi necessari. Antonio Greco dirige con polso il Coro del Circuito Lirico Lombardo, soprattutto nei difficili momenti di primo atto.

Walter Fraccaro possiede la giusta vocalità e l'impeto più appropriato per l'interpretazione del temibile personaggio ┬ádi Otello, anche se non si può parlare di impresa encomiabile. La scrittura di questo ruolo non è affatto semplice e leggendo non solo le note, ma anche le altre indicazioni dello spartito, si evince che occorrono squillo, capacità d'accenti, ma anche una salda tenuta dei fiati per i numerosi pianissimi e una buona musicalità per i legati e i tratti più dolci. Tutte caratteristiche che Fraccaro possiede in parte e pertanto riesce a portare in scena un'esecuzione soddisfacente.

Daria Masiero è una Desdemona corretta, purtroppo non appagante nei primi tre atti, dove si possono cogliere la dolcezza, il garbo e l'eleganza, ma non la passione, l'animo e la disperazione. Decisamente superiore rispetto al resto è invece tutta la scena della canzone del salice, dove accenti, marcature e legati riescono a rendere al meglio i tratti di queste sublimi pagine verdiane.

Alberto Gazale è indubbiamente uno dei migliori Jago del momento: uso della parola, fraseggio, impiego degli accenti, espressività sinceramente impareggiabili. Purtroppo nella recita in oggetto si sentono alcuni aspetti della voce e del canto non proprio perfetti, molto probabilmente dettati da un'indisposizione.

Giulio Pelligra è un Cassio luminoso ed efficaci sono Alessandro Spina, Antonio Barbagallo, Raffaella Lupinacci e Luca Vianello nei ruoli di Lodovico, Montano, Emilia e un araldo. Inadeguato è invece il Roderigo di Saverio Pugliese.

 

 
 
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