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Recensione dell'opera di Pergolesi, La Serva Padrona dal Maggio Fiorentino

William Fratti, 13/11/2013

In breve:
La Stagione d'opera del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino prosegue con La serva padrona di Giovanni Battista Pergolesi, già messo in scena nel 2011 nella splendida cornice del Teatro Goldoni.


L'allestimento firmato da Curro Carreres, con le bellissime scene e i piacevoli costumi di Raffaele Del Savio e le efficaci luci di Luciano Roticiani, pur riportando la vicenda ÔÇô rispetto precedenti edizioni ÔÇô al secolo dei lumi, è ancora estremamente contemporaneo, sia per la sua funzionalità, sia per la capacità di rendere gli accadimenti nella sua totale pienezza di significato evergreen.
 
Anche in questa occasione è Massimiliano Caldi a dirigere la brava sezione d'archi dell'Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, con estrema perizia, particolare attenzione al suono e al ritmo, bel gesto ed interessante uso dei colori. Davvero pregevole è la resa musicale di “Sempre in contrasti”. Eccellente è la prova di Andrea Severi al cembalo.
 
Sul fronte vocale Lavinia Bini è una Serpina ancora acerba, un poco stridula in certi acuti e non ben timbrata nel recitativo. A parte ciò sa essere ben intonata e molto armonica, soprattutto in “Stizzoso, mio stizzoso” e “Lo conosco a quegli occhietti”, ma il momento più riuscito è indubbiamente il canto patetico di “A Serpina penserete”, sinceramente raffinato e toccante.
 
Purtroppo Davide Bartolucci, pur essendo dotato di buona intonazione e di una linea di canto abbastanza morbida, non sembra avere la vocalità necessaria e sufficiente per poter affrontare ruoli da protagonista, poiché in questa occasione, in un teatro piccolo come il Goldoni e con un'orchestra formata da meno di venti elementi, è talvolta coperto, oltre ad avere acuti tirati e gravi ben poco solidi.
 

Molto buona è la resa di Alessandro Riccio nei panni di Vespone.

Calorosi applausi hanno accolto tutti gli interpreti alla fine dello spettacolo. 

 
 
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