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Recensione Opera lirica Elisir d'amore di G. Donizetti a Busseto (PR)

William Fratti, 14/02/2014

In breve:
Busseto (PR) - Recensione dell'opera lirica "L'Elisir d'amore" di Gaetano Donizetti in scena a Busseto (PR) e ispirata ai quadri di Fernando Botero, riproposti nella regia di Victor Garcia Sierra il 7 febbraio 2014.


I miei lavori non si prestano a interpretazioni. Li guardi e li capisci”. Così si esprime Fernando Botero durante l'intervista pubblicata da Il Giornale. Ed è una verità assoluta, come tale ed indiscutibile è il suo saper fare arte.

Interessantissima e meravigliosa è l'idea di Victor Garcia Sierra, realizzata grazie a Nausica Opera International, di ispirarsi alla serie pittorica Il Circo per una nuova produzione de L'Elisir d'amore di Gaetano Donizetti. Gente del circo, Domatore, Pierrot sono solo alcuni dei dipinti da cui Adina, Nemorino, Belcore, Dulcamara e Giannetta prendono forma, così come l'ambientazione in cui si svolge la vicenda.

Purtroppo, nonostante le premesse siano davvero eccelse – e fortemente sostenute da una intensa campagna mediatica, nonché da grandi aspettative ulteriormente inasprite dal costo dei biglietti – il risultato non è altrettanto e tutto appare messo in scena molto frettolosamente.

L'allestimento è alquanto povero, composto da una mezza tenda girevole, da un carro di legno poco più grande di un essere umano, un po' di stoffe svolazzanti, qualche balla di fieno, dei miseri poster – talvolta storti – raffiguranti opere di Botero, per non parlare delle diapositive esposte, una dopo l'altra, come a un convegno universitario. Le quinte, che non riescono neppure a coprire adeguatamente, sono di tela nera, neppure ben fissate a terra.

Anche le scelte di regia non sono delle migliori: come già scritto, superba è l'ispirazione, ma sbrigativa e soprattutto già vista e rivista è la sua realizzazione.

Decisamente superiori sono i costumi di Marco Guyon, che riproducono molto fedelmente e con maggior pregio il mondo dell'artista colombiano, anche se si sarebbe preferito l'utilizzo delle imbottiture per una suggestione più intensa.

La fretta è purtroppo percepibile in tutto lo spettacolo, anche sul fronte musicale, e lascia presupporre che le prove a disposizione non siano state sufficienti.

Eva Mei, da cui i melomani disattesi si aspettavano prodezze pirotecniche, ha interpretato molto elegantemente il personaggio di Adina, raffinata nel canto, ma lontana dalle abilità di qualche anno fa.

Celso Albelo, come già ribadito più volte in molte occasioni, possiede una delle voci più belle dell'attuale panorama lirico internazionale, ma fa troppo affidamento sulle sue qualità naturali portando in scena un Nemorino al di sotto delle sue possibilità. Ogni tanto si nota anche qualche maltenuta dei fiati, che lo porta a spingere un po' eccessivamente in certi passaggi. La celebre “Una furtiva lagrima” è bissata a grandissima richiesta del pubblico.

Michele Pertusi, che recentemente ha rivolto in maggior misura la sua attenzione ai personaggi del Cigno di Busseto, prodigandosi in ottime esecuzioni, ma non superando l'eccellenza dei grandi interpreti verdiani, resta indiscutibilmente uno dei migliori nel repertorio belcantistico. Il suo Dulcamara non ha eguali in classe, eleganza, gusto, morbidezza ed omogeneità, senza parlare dell'esemplare espressività di fraseggio.

Manuel Lanza presenta una vocalità piena e corposa, ma cade in qualche trappola al termine dell'aria di sortita. Tutto sommato il suo Belcore è soddisfacente.

Meno interessante è la Giannetta di Anna Bordignon.

Accettabile, nel complesso dell'aura sbrigativa e sommaria della produzione, la prova del coro e dell'orchestra Nausica Opera International, in collaborazione con Coro dell'Opera di Parma e Orchestra Filarmonica Italiana, diretti da Fabrizio Cassi.

Grandissimo successo per tutti al termine dello spettacolo.

 
 
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