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Recensione opera La clemenza di Tito di W. A. Mozart al Teatro Valli di Reggio Emilia

William Fratti, 24/02/2014

In breve:
Reggio Emilia - Recensione dell'opera "La clemenza di Tito" di Wolfgang Amadeus Mozart in scena il 16 febbraio 2014 al Teatro Valli di Reggio Emilia


Gli intrighi politici, all'interno della splendida scenografia di Luigi Perego, che disegna anche i preziosi costumi trasposti al periodo neoclassico, sono ben rappresentati, la gestualità dei protagonisti è ben curata e i numerosi ingressi dei vari personaggi sono sempre equilibrati. Meno efficaci sono le caratterizzazioni umane ed emozionali, che avvengono anche attraverso dei simboli o dei feticci, ma va considerato che comunque non disturbano l'atmosfera, né lo svolgersi del dramma.

Molto pertinenti e particolarmente suggestive le luci di Andrea Ricci, anche se si sono inceppate in alcuni punti.

La brava Orchestra Regionale dell'Emilia Romagna è guidata da Eric Hull, che si prodiga in una direzione pulita e molto rispettosa degli interpreti, in un vero gioco di squadra giocato sui colori.

Positiva anche la prova del Coro Lirico Amadeus diretto da Stefano Colò

Paolo Fanale è un Tito elegante e raffinato e dimostra ancora una volta di essere un perfetto interprete mozartiano, poiché sa trasmettere la classe, la cura, la grazia e lo stile del compositore d'oltralpe. L'omogeneità e la morbidezza della linea di canto, che si nota soprattutto nel passaggio, è sempre coadiuvata da un'armonia e da un uso dei cromatismi davvero eccellente, dove il fraseggio e l'uso della parola diventano poi gli elementi conclusivi di un canto preciso sotto tutti i punti di vista.

Teresa Romano, come già notato in altre occasioni, è dotata di una voce che potrebbe fare la differenza, ma la tecnica è alquanto modesta, soprattutto nei fiati e nel passaggio all'acuto. La sua interpretazione di Vitellia non è malvagia sotto il profilo drammaturgico, ma il canto è sgarbato ed esagitato, spesso tendente all'urlo.

Il Sesto di Gabriella Sborgi è opportuno e adeguato nell'intenzione mozartiana e il timbro caldo contribuisce ad una buona riuscita dell'esecuzione, pur con qualche incertezza.

L'Annio di Aurora Faggioli è corretto nello stile e nell'impostazione; elegante è la Servilia di Ruzan Mantashyan; morbido e puntuale è il Publio di Valeriu Caradja.

Successo per tutti al termine dello spettacolo.

 
 
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