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Recensione opera Maometto II di Gioachino Rossini al Teatro dell'Opera di Roma

William Fratti, 17/04/2014

In breve:
Roma - Recensione dell'opera lirica Maometto II di Gioachino Rossini al Teatro dell'Opera di Roma in scena il 3 aprile 2014.


Nonostante alcuni cambiamenti rispetto alla locandina pubblicata inizialmente, il Maometto II che va in scena all'Opera di Roma sa tenere alto il nome e l'onore del suo compositore, avvalendosi di artisti che hanno spesso calcato con successo le scene del Rossini Opera Festival di Pesaro.

Innanzitutto la ripresa dello spettacolo ideato per La Fenice da Pier Luigi Pizzi dà un sicuro valore aggiunto a quanto purtroppo sta accadendo negli ultimi anni nei teatri italiani: la crisi non riesce a giustificare la continua produzione di allestimenti miserabili, fatti di tendaggi ÔÇô che notoriamente assorbono il suono ÔÇô al posto delle scenografie e di costumi provenienti da un sottoscala cinese.

È invece più che apprezzabile, o addirittura lodevole, la circuitazione di spettacoli già visti, ma di pregevole fattura e di sicuro effetto, tali da arricchire tanto lo spirito artistico del pubblico, quanto l'espressività degli interpreti che, trovandosi a cantare e recitare all'interno di un vero capolavoro, sono anch'essi indotti a dare sempre di più.

La congruenza dei costumi e l'eleganza suggestiva delle luci bianche contribuiscono alla realizzazione, in alcune scene, di veri e propri dipinti, che potrebbero essere ripresi in una cartolina.

Roberto Abbado, che in altre occasioni ha diretto il Rossini serio con l'impeto verdiano, contribuendo ad avvicinare maggiormente la musica del pesarese all'animo popolare, in questa occasione appare molto rispettoso dell'intenzione del compositore fin dalle primissime battute, senza calcare la mano, neppure degli arpeggi di viole e violini, come invece avrebbe voluto una lettura più prossima a Donizetti e Verdi.

La sua bacchetta crea un amalgama perfetto tra buca e palcoscenico, in un equilibrio tra tutte le parti cui raramente si ha la fortuna di assistere; e col procedere della vicenda riesce a unire anche il respiro del pubblico a quello di solisti, coro e orchestra.

Roberto Tagliavini, alla sua sortita con “Sorgete” mostra immediatamente una vocalità importante, piena e corposa che, tecnicamente ferrata, gli permette di eseguire la parte in maniera precisa ed efficace nel suono, espressiva ed entusiasmante nel fraseggio, intensa e significativa nell'interpretazione del personaggio. L'intonazione perfetta, l'elasticità vocale e l'omogeneità della linea di canto contribuiscono ad una resa eccellente del ruolo del titolo.

Marina Rebeka veste i panni di Anna, la vera protagonista dell'opera, e lo fa con la sicurezza e la scioltezza di chi ha già vinto la dura prova di questo difficile ruolo. È evidente che la Rebeka, in ogni momento, ha tutto sotto controllo e la perfezione tecnica si nota soprattutto nei virtuosismi che prevedono, in molti punti, la discesa verso note che, se fossero eseguite scorrettamente, affosserebbero voci meno preparate, o si ridurrebbero a una smorfia in un canto meno capace. Delicatissima nella preghiera e negli accenni alla madre, è pregevole esecutrice nelle altre pagine a lei dedicate, senza mai cadere in una eccessiva drammaticità che altrimenti andrebbe a snaturare l'intenzione rossiniana.

Juan Francisco Gatell, pur non possedendo una voce stentorea e lo spessore adeguato per l'interpretazione del personaggio di Erisso, mostra un canto particolarmente accurato, decisamente conforme al metodo rossiniano e indubbiamente attento alla pulizia del suono

Alisa Kolosova, ingiustamente contestata da una parte della galleria dopo la prima aria di Calbo, dimostra di possedere una voce morbida e vellutata, molto omogenea nel passaggio all'acuto e nell'emissione delle note basse. La tecnica di canto è solida e la musicalità naturale del suo canto è un sicuro punto di forza.

Sonoro ed efficacissimo il Condulmiero del rossiniano Enrico Iviglia, che si prodiga in un terzetto davvero riuscito; chiaramente adeguato anche il Selimo di Giorgio Trucco.

Eccellente la prova del Coro dell'Opera di Roma diretto da Roberto Gabbiani.

Lunghi e scroscianti applausi per tutti al termine dello spettacolo. Meritatissimi.

 
 
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