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Recensione opera lirica Roberto Devereux di Gaetano Donizetti al Maggio Musicale Fiorentino

William Fratti, 22/05/2014

In breve:
Firenze - Recensione dell'opera lirica Roberto Devereux di Gaetano Donizetti in scena al Maggio Musicale Fiorentino il 18 maggio 2014 in forma concertistica


Il 77º Maggio Musicale Fiorentino approda col melodramma nel nuovo teatro dell'Opera con Roberto Devereux di Gaetano Donizetti, proposto in forma concertistica, anche forse per la mancanza degli impianti scenici che ancora non sono stati trasferiti dal vecchio Comunale.

Appuntamento assolutamente imperdibile per gli appassionati del belcanto, soprattutto per la presenza di Mariella Devia che conclude, in tre anni consecutivi, la trilogia Tudor, conosciuta come tale, ma che in realtà è una tetralogia, in quanto la Bolena è storicamente preceduta dalla meno conosciuta Elisabetta al castello di Kenilworth e la speranza è che la si possa ascoltare al prossimo Maggio, magari sempre con la partecipazione del celebre soprano, avendola già debuttata al Festival Donizetti di Bergamo.

La signora Devia è, come sempre, un esempio di perfezione tecnica – nonostante qualche piccolissimo cedimento, certamente dovuto all'avanzare dell'età, talvolta nell'intonazione come nel primo recitativo, talaltra nelle note più basse – ma in questa occasione sa anche trasmettere una certa emotività nel personaggio, con un fraseggio che non è solo al servizio della musica, ma che in certi punti diventa anche espressività sentimentale. Mariella Devia, pur non avendo più un certo smalto, sa eseguire ancora dei passaggi mirabili, come nelle arie e cabalette di primo e terzo atto – sinceramente inarrivabile ed ineguagliabile è “Quel sangue versato” – mentre in altri momenti si fa sentire la mancanza di intensità drammatica, come nel finale secondo “Va'; la morte sul capo ti pende”.

Celso Albelo, nel ruolo del titolo, compie un vero prodigio. Già più volte si è scritto della sua bellezza vocale, tale da avere pochi paragoni, ma in parte sprecata, poiché naturalmente dotata per arrivare alla perfezione, ma che frequentemente non raggiunge a causa di certe mancanze tecniche o apparente svogliatezza. Invece, in questa occasione, Albelo appare sempre elegantissimo, senza sbavature, in netto miglioramento sui fiati che stavolta sono ben sostenuti. Già si presenta in ottima forma nei bellissimi duetti con Devia e Amarù, ma è ancora più eccellente nella resa di aria e cabaletta, generoso, squillante, raffinato e soprattutto molto omogeneo.

Paolo Gavanelli sostituisce l'indisposto Gabriele Viviani e la sua voce, purtroppo, presenta segni evidenti di senescenza, soprattutto nel tremolio, nell'eccessivo vibrato e nella tenuta degli acuti, quasi sempre eseguiti solo in forte. Ciononostante dimostra di possedere un ricchissimo ed eloquentissimo fraseggio, abbondante di cromatismi e colori bellissimi, con dei piani e dei pianissimi da manuale.

Chiara Amarù, che già da anni, anche in ruoli meno importanti, esibisce chiaramente le sue doti vocali, nel ruolo di Sara riesce a mettere in evidenza ulteriori qualità, soprattutto nel canto spianato e nell'interpretazione drammatica. Già dall'aria di apertura ci si può deliziare del suo colore brunito ma facile all'acuto, della sua morbidezza e dell'omogeneità su tutta la linea di canto, della delicatezza dei pianissimi e dei filati. Strabiliante la cabaletta del duetto con Celso Albelo; intensa l'interpretazione del duetto con Paolo Gavanelli.

Limpido e sonoro il Cecil di Antonio Corianò, efficaci il Raleigh di Gabriele Sagona e il paggio/familiare di Davide Giangregorio.

Discreta la prova del Coro del Maggio Musicale Fiorentino diretto da Lorenzo Fratini.

Sul podio è Paolo Arrivabeni, che inizialmente appare un poco moscio, ma già sul finire della sinfonia riprende il giusto piglio, pur guidando un orchestra che non sempre si prodiga in suoni perfettamente puliti nella primissima parte. Buona l'esecuzione a partire dalla metà di primo atto. Magnifica la scelta di proporre la bellissima partitura – purtroppo poco rappresentata – con tutti i da capo.

Eccessivi i posti vuoti in platea.

 
 
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