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Intervista al basso Roberto Scandiuzzi

Redazione Liricamente, 30/05/2014

In breve:
Ha iniziato giovanissimo la professione del cantante lirico, dopo soli pochi anni di studio. La grande scuola è stato il palcoscenico e la sua fedele insegnante di canto che lo ha sempre seguito. Dopo oltre 35 anni di carriera e di studio continuo è ancora tra i principali cantanti lirici che calcano le scene dei palcoscenici più importanti del mondo. Il basso Roberto Scandiuzzi alla professione del cantante da una decina d'anni affianca anche l'attività di insegnamento. Poichè "è dando che si riceve", l'insegnamento verso gli altri per Scandiuzzi rappresenta una continua crescita personale e professionali che ha consentito di comprendere meglio le innumerevoli sfumature e problematiche del canto lirico. Il prossimo luglio terrà una masterclass organizzata dall'Accademia Anita Cerquetti a Montecosaro (MC).


Ha iniziato giovanissimo la professione del cantante lirico, dopo soli pochi anni di studio. La grande scuola è stato il palcoscenico e la sua fedele insegnante di canto che lo ha sempre seguito. Dopo oltre 35 anni di carriera e di studio continuo è ancora tra i principali cantanti lirici che calcano le scene dei palcoscenici più importanti del mondo.
Il basso Roberto Scandiuzzi alla professione del cantante da una decina d'anni affianca anche l'attività di insegnamento. Poichè "è dando che si riceve", l'insegnamento verso gli altri per Scandiuzzi rappresenta una continua crescita personale e professionali che ha consentito di comprendere meglio le innumerevoli sfumature e problematiche del canto lirico.

Il prossimo luglio terrà una masterclass organizzata dall'Accademia Anita Cerquetti a Montecosaro (MC).

Non vogliamo anticipare nient'altro di quanto ci ha raccontato in questa intervista, pertanto vi auguriamo buona lettura perchè siamo sicuri che anche in questa occasione i nostri lettori coglieranno tanti spunti su cui riflettere!

La ringrazio moltissimo maestro Scandiuzzi per aver accettato di fare un'intervista per noi.

Qual è stato il suo percorso di studi e l'inizio della sua carriera?
Ero un ragazzino, ho fatto l'audizione in conservatorio a Treviso e ho iniziato a studiare con la mia insegnante di canto che è tutt'ora la mia maestra.
Poi ho iniziato a fare delle audizioni che sono andate molto bene subito e quindi ho iniziato a cantare.
Posso considerarmi fortunato perchè il mio percorso di studi è stato fatto quasi completamente "in applicazione", cioè direttamente sul campo di battaglia. Erano anni in cui evidentemente c'erano anche "motori" che funzionavano: ero abbastanza preparato per affrontare il palcoscenico.
La prima rappresentazione importante è stata una "Petite Messe Solennelle" di Rossini a Verona, poi il Festival di Montepulciano, la Scala...
Sicuramente merito del lavoro e dello studio, ma anche da una buona dose di fortuna che mi ha sempre accompagnato durante la carriera.

Lei quindi ha avuto una sola insegnante di canto?
Rigorosamente una.
E' stata una grande fortuna trovare una persona con cui si entra anche in simbiosi d'intenzione con cui ci si capisce leggendo i dati nello stesso modo.
Capirsi serve a risparmiare tempo.
E' anche vero che le fortune non sono solo trovate, vanno comunque anche cercate!

Ha alle spalle 35 anni di carriera, ma vocalmente non si direbbe, se non per la qualità dell'interpretazione, poichè la voce è perfetta e per nulla usurata, qual è il segreto?
Ho sempre lavorato in modo da non usurare il mio strumento e da cantare ciò che era adatto alla mia vocalità in ogni momento della mia preparazione.
Anche oggi la voce è in evoluzione, avverto dei miglioramenti, però bisogna sempre evitare stress alla propria voce.

Ho ricercato anche la qualità. Negli ultimi 20 anni si sono aperte le frontiere anche a voci straniere che sono da considerarsi più vociomani o vocianti che cantanti, perchè si è persa la qualità e lo stile del canto.

Intervisto lei proprio perchè voglio approfondire la differenza tra voce e canto
Quello che insegno io ai giovani è infatti la differenza che c'è tra cantante e artista.
I cantanti sono esecutori di note in una tonalità vocale, l'artista invece deve avere una marcia in più. Non basta la voce, servono tante cose per distinguere il canto dalla vocio-mania.

Oggi si è perso un po' il gusto del belcanto. Si tende a cantare con gli accenti del verismo anche I Puritani! (n.d.r: I Puritani di Vincenzo Bellini, repertorio belcantista)

Parliamo del repertorio, con quale repertorio si è formato?
Con il belcanto. In tutto il primo quindicennio di carriera ho affrontato il belcanto.
Bellini, Donizetti, Rossini serio. Quella è stata una grande scuola per imparare a cantare "il legato" e a fraseggiare, con un accento presente, ma mai aggressivo.
Sembra facile da dirsi, ma è difficile, perchè è facile formare gradini e accenti, è molto più difficile cantare il legato.
Il legato è tipico del cantante che sa cantante poichè serve una padronanza dello strumento: la presa e la tenuta del fiato e il dosaggio. Capacità di fraseggiare mantenendo una tenuta del fiato.
Il cantante ha il proprio strumento addosso e dev'essere un bravo dosatore del fiato.

La natura quanto l'ha aiutata?
La natura mi ha dato il colore sul quale però poi abbiamo lavorato e sono stati maturati gli armonici con un lavoro giornaliero per il mantenimento della risonanza.
E ho sempre vissuto poi mantenendo una vita bilanciata ed equilibrata.

Qual è il ruolo o l'autore che preferisce?
Il mio autore preferito e se avessi avuto uno strumento che mi avesse consentito di cantarlo sempre, avrei fatto solo Mozart perchè è proprio l'autore che amo di più.
Dopodichè... chapeau a Verdi che ha scritto pagine per le quali il mio strumento ha trovato la massima espressione. Chapeau anche a Mussorgsky.

Ci racconta qualche aneddoto simpatico della sua carriera?
Volentieri. Partiamo con Luciano Pavarotti: Turandot al Metropolitan.
Luciano aveva il vizio di truccarsi da solo e utilizzava dei trucchi che metteva anche sulla barba, capelli e sopraccilia.
Durante la prova generale, era truccato e sul "Ah padre alfin ti ritrovo" viene e mi abbraccia.
Mi si appoggia alla faccia e mi lascia tutto un segno nero. Ho notato che tutti mi guardavano in modo strano e ridevano, ma non capivo. Poi finita la scena quando sono andato in camerino, ho scoperto il motivo di tanto divertimento: avevo mezza faccia tutta macchiata di nero, sembravo una zebra. Ero diventato la macchietta del Metropolitan!

Un altro aneddoto interessante è stato con Placido Domingo che mi ha proprio aiutato in una situazione pericolosa: io sono portatore di lenti a contatto rigide. Stavamo facendo un concerto lirico e dovevamo cantare il terzetto dell'Ernani. Io entro da una scaletta prevista dall'allestimento e un colpo d'aria mi stacca entrambe le lenti che cadono a terra. Vuole un paragone di me senza lenti a contatto? La Callas a confronto era un'aquila!
Domingo mi guarda e, conoscendomi, dev'essersi reso conto di questo problema perchè io scendo il primo gradino e lì vi rimango, quindi non vengo in proscenio per cantare. Allora lui mi si avvicina e mi porge la spalla di appoggio e cantiamo tutta la scena in quella posizione. Io non vedevo nemmeno il direttore d'orchestra (James Levine) e quindi ho cantato tutto il terzetto guidato dagli impulsi manuali di Domingo.

Un altro aneddoto: nella recita del Don Carlo all'Opera di Roma con Renato Bruson.
Nel momento dell'incoronazione io, vestito da re, entro in scena e uno dei bambini che mi tiene lo strascico sviene. Nessuno tra coro e comparse si degna di soccorrere il bambino, quindi parte Bruson che mi passa davanti (davanti al re, fregandosene della scena) e va a prendere in braccio il bambino per portarlo fuori dalla scena borbottando perchè nessuno si era preso cura del piccolo, poi è rientrato, ha ripreso la sua frase ed è andato avanti nello spettacolo.
Questi sono momenti in cui serve sangue freddo per risolvere la situazione.

Non le dico quanti tenori ho visto svenire sulla scena del consiglio del Simon Boccanegra. In quel caso mantenevo sangue freddo, lasciavo che tutti cantassero, mi pigliavo il tenore, lo portavo fuori scena e poi rientravo per la mia parte.

Allora durante i corsi di studio in conservatorio è il caso di inserire anche il corso di "Pronto soccorso"?
Non solo corsi di Pronto Soccorso, anche corsi di "Sangue freddo" perchè in palcoscenico è fondamentale.
Ad Orange, per esempio, c'era una passerella che si chiudeva a fisarmonica e le comparse dovevano chiuderla e bloccarla e permettere al re di entrare in scena.
I ragazzi l'hanno chiusa, ma non l'hanno bloccata, quindi la passerella è crollata giù e io sono planato facendo un salto di circa un metro e dieci continuando a cantare. Il pubblico naturalmente ha preso a ridere non poco!

Sempre ad Orange, in una recita di Nabucco, mentre il baritono cantava "Dio di Giuda", un piccioncino è caduto vicino a lui e lo seguiva in ogni mossa che faceva. Sembrava un pulcino che seguiva la mamma e faceva morir dal ridere.

Parliamo ora di Roberto Scandiuzzi docente di canto. Sarà impegnato prossimamente ad insegnare in occasione della masterclass che si terrà il prossimo luglio a Montecosaro (MC) organizzato dall'Accademia Anita Cerquetti.
La prima sorpresa dell'insegnamento è stato scoprire che devo studiare di più. Per insegnare bisogna sapere, quindi è un continuo studio. Io amo molto studiare, pertanto mi piace molto anche insegnare perchè l'insegnamento per me è uno studio continuo. Per poter far lavorare bene uno strumento, bisogna capirlo, e serve un grande lavoro di psicologia. Prima di tutto bisogna capire che grado di apprendimento mentale ha la persona che ti sta di fronte e poi bisogna essere in grado di spiegargli l'uso che deve fare del suo strumento.
Insegnando si raccolgono tante informazioni da chi viene per imparare, tanto più se ha delle difficoltà. Tutto questo permette anche a me di cantare meglio perchè a mia volta conosco aspetti nuovi che magari prima non avevo mai considerato e mi permette di perfezionare a mia volta il mio strumento. Chi viene per imparare, a mia volta mi fa imparare.

Quindi lei insegna per imparare?
Anche, si. Mi stanco moltissimo ad insegnare, perchè bisogna essere molto concentrati, ma è un continuo assorbimento di nozioni che mi fa molto bene e mi piace molto. Alla fine della giornata sono stanco, ma sono contento perchè so che ho imparato qualcosa di nuovo.

Ha notato se ci sono dei difetti che accomunano gli studenti?
Si, ho notato che bisogna insistere molto sulla respirazione. Bisogna insegnare una tempistica del respiro che è parallela alla tempistica del canto, se non a volte prioritaria.
C'è poca cura dell'allenamento al respiro.
Spesso i cantanti non hanno una cura del meccanismo di respirazione, in proporzione naturalmente al proprio strumento e a ciò che devono cantare.
Bisogna quindi acquisire la capacità di sapere respirare e dosare il fiato.

Quali sono i consigli che si trova ad elargire maggiormente? Si è trovato di fronte a persone a cui ha suggerito di lasciar perdere?
Beh, non tutti possono diventare piloti di Formula 1, quindi quando capisco che qualche cantante effettivamente non ha i requisiti per poter fare la professione cerco il modo più consono per far comprendere le mie impressioni.

Oltre allo strumento e alla tecnica cosa serve per cantare?
La testa, il cervello. Per questo motivo sostengo che un insegnante prima deve cercare di capire psicologicamente il cervello del ragazzo che si trova di fronte!
La freddezza in palcoscenico poi è fondamentale. Il cantante dev'essere padrone del suo lavoro.

Qual è il suo peggior difetto?
La pigrizia

E il suo miglior pregio?
La pazienza.
Sono paziente e pigro!

E' vero che ci ha detto che è paziente, ma non vogliamo abusare ulteriormente della sua disponibilità, quindi la ringraziamo molto per la piacevole chiacchierata e la salutiamo!

 
 
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