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Recensione opera Il barbiere di Siviglia di Rossini al Rossini Opera Festival

William Fratti, 03/09/2014

In breve:
Pesaro - Recensione dell'opera lirica Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini in scena al Rossini Opera Festival di Pesaro il 20 agosto 2014.


È davvero curioso notare come lo spettacolo migliore del Rossini Opera Festival 2014 sia risultato quello de Il barbiere di Siviglia ideato e progettato dall'Accademia di Belle Arti di Urbino.

La regia è sempre vivace e filologica, i costumi maschili adeguati ed eleganti, le proiezioni interessanti, le luci suggestive e i pochi elementi scenici ben riusciti ed efficaci, tanto da non far neppure pensare ad un'esecuzione in forma semiscenica, soprattutto se si tiene in considerazione lo squallore delle altre produzioni.

Il solo grosso neo della regia è l'utilizzo sconsiderato della platea e di un paio di palchi laterali per l'azione. In questo modo, oltre a precludersi alla vista di buona parte del pubblico, si determina anche una proiezione sfalsata delle voci che non cantano in palcoscenico, col risultato di allestire uno spettacolo che non è alla portata di occhi ed orecchie di tutti gli spettatori, nei quali si genera un forte e giustificatissimo malcontento.

Il fronte musicale è davvero eccellente, con un'Orchestra del Teatro Comunale di Bologna in ottima forma, guidata dal bravissimo Giacomo Sagripanti che si prodiga in una lettura ricca di colori, densa di accenti, piena di cromatismi davvero efficaci. Sicuramente complice è la nuova edizione critica a cura di Alberto Zedda, che non porta numerosi cambiamenti rispetto alla precedente, ma ben evidenziabili e chiaramente colmi di rinnovata intensità.

Abbastanza positiva anche la prova del Coro San Carlo di Pesaro diretto da Salvatore Francavilla.

Florian Sempey, baritono emergente del panorama lirico internazionale, veste i panni di un Figaro frizzante, dotato di vocalità brillante e squillante ed ottiene un meritato successo personale, anche se andrebbe riascoltato in una parte meno gigiona.

Juan Francisco Gatell è un bravo Almaviva anche se, per quasi tutta la durata dell'opera, sembra restare ai margini delle sue capacità, che mette in piena mostra solo nella temibile seconda aria.

Chiara Amarù è un'eccellente Rosina, dotata di un'elasticità davvero sorprendente, grazie a cui riesce a mantenersi morbidissima su tutti i passaggi d'agilità. Piacevolissimo, come sempre, il timbro brunito, bellissimi i piani ed affascinante il fraseggio.

Paolo Bordogna si riconferma, per l'ennesima volta, un rossiniano puro ed è, in effetti, uno dei cantanti di questa edizione a vantare uno dei maggior numeri di presenze al Festival. Non v'è alcunché da eccepire nell'esecuzione del suo Don Bartolo. L'interpretazione e il fraseggio, lo stile e la tecnica di canto, sono quelli di Rossini.

Alex Esposito è un bravissimo Don Basilio e anch'egli riafferma la sua rossinianità. Nella celebre aria della calunnia, a differenza di altri colleghi, mostra un fraseggio molto personale, intriso di piani e d'accenti davvero interessanti.

Felicia Bongiovanni è più star televisiva che non cantante di palcoscenico e la sua Berta, efficace nel personaggio, è un po' tirata nel canto.

Adeguato il Fiorello/Ufficiale di Andrea Vincenzo Bonsignore.

Divertente, dallo sguardo disarmante, l'Ambrogio di Alberto Pancrazi.

 
 
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