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Recensione opera La fille du régiment di Gaetano Donizetti al Teatro Massimo di Palermo

Gigi Scalici, 02/10/2014

In breve:
Palermo - Recensione dell'opera lirica "La fille du régiment" di Gaetano Donizetti in scena al Teatro Massimo di Palermo il 21 settembre 2014


Lo storico allestimento di Franco Zeffirelli del 1959, con la sapiente regia di Filippo Crivelli, l'ottimo cast, l'esuberante coro e la magistrale bacchetta di Benjamin Pionnier, assicurano uno spettacolo completo, divertente e brioso, con un fragoroso ed unanime applaudito consenso.

La prima opera parigina donizettiana, apparentemente facile da interpretare, ha in effetti tutte le caratteristiche di pensiero, stile ed espressione che le hanno consentito di essere un pilastro dell'Opèra–Comique, piena di brio e di contrasti, sia per l'aspetto musicale, sia per quello teatrale.

Sin dall'apertura del sipario si viene proiettati all'interno di questo raro capolavoro.
L'allestimento colpisce per l'attualità, fresca, semplice e completa nello stesso tempo, la struttura scenica è limitata all'indispensabile per consentire il movimento degli artisti. Le scene, i fondali e le quinte sono interamente dipinti con colori vivaci e brillanti (ispirate alle stampe napoleoniche di Épinal) insieme ovviamente agli ottimi costumi. Nessun oggetto indispensabile sfugge alla suddetta vivacità cromatica, neanche la copertura della buca del maestro rammentatore.

L'ouverture che anticipa alcuni motivi dell'opera è più che raffinata, come il resto della partitura che il giovane affermato direttore Benjamin Pionnier, esperto del repertorio francese, risolve con attenzione con un preciso stacco dei tempi, assicurando un perfetto equilibrio con il palcoscenico, anche nelle dinamiche più intense, ma sempre con scorrevole ed elegante leggerezza, soprattutto nelle pagine più melodiche, assecondando la raffinatezza degli archi e dei legni ed il controllo dell'intensità degli ottoni e delle percussioni.

Il ruolo del titolo, interpretato alla Scala nel 2007, è affidato alla beniamina Desirée Rancatore, che dopo le ottime Gilda e Violetta del 2013 torna nella sua città, insieme a Celso Albelo, affiatato collega ed amico, altrettanta giovane star di fama internazionale, che insieme al noto Soprano è stato Tonio nella Fille a Parigi e Nemorino nell'Elisir a Palermo nel 2012.

Chiaramente la parte più impegnativa e più estesa della partitura è destinata a Marie, che la Signora Desirée risolve con indubbia professionalità, per l'estensione del suo registro, saldo e ricco nella zona centrale e dominato senza indugio negli acuti e nei sovracuti, insieme ai prevalenti virtuosismi ed alle colorature destinatile nell'allegra esuberanza del primo atto, grazie all'accurato stile di canto, alla copiosa esperienza ed alla solida impostazione vocale di consistente e ben controllata intensità.
Esprime comunque anche tutta la dovuta sentimentalità e la tristezza nella melodia della celebre “ Il faut partir “, di carattere belliniano, preceduta dal timbro nostalgico dell'ottimo corno inglese, molto triste nella prima parte ed altrettanto rassegnata nella seconda, nel doversi distaccare dall'amato Tonio. Oltre che nel secondo atto in “Par le range et par l'opulance ” nella stessa tonalità, introdotta invece dalle calde e nostalgiche note del raffinato violoncello, conquistandosi fragorosi applausi a scena aperta.
La Signora Desirèe si distingue anche come ottima attrice dalla tacita e simpatica sensualità, sia nei panni della vivace vivandiera-maschiaccio del 21º reggimento, sia nella comicità delle lezioni di danza e di canto nello scomodo abito di dama settecentesca, in cui conferma ancora il dominio dei virtuosismi vocali, anche nelle previste stonature.

Altrettanto valido e simpatico il Tonio di Celso Albelo, Tenore lirico spagnolo che conquista per il bel timbro caldo e romantico che, come si sa, ricorda il celebre Alfredo Kraus, oltre che per la spontanea raffinatezza del canto, senza forzature e senza inopportuni portamenti e per il consistente volume. Esperto come si diceva del ruolo e del genere musicale, lo risolve con sicurezza e simpatia, prima nelle modeste vesti di contadino tirolese, poi in quelle di ufficiale del reggimento.
Il Signor Celso esordisce bene nel riuscito bel duetto amoroso con MarieDepuis l'istant où, dans me bras “, per il fraseggio, l'agilità, la ricchezza di accenti e di colori. Successivamente, arruolatosi per amore, dopo la cavatina “Ah mes ami, qual jour de fete ” ed il dialogo con il coro, nella celebre melodia dei nove Do di petto “Pour mon ame quel destin ” si cimenta con maestria nell'impervia emissione finale delle quattro doppie puntature dei Do sovracuti, conclusi con la corona del nono nella cadenza conclusiva, assicurandosi un fragoroso consenso del pubblico. Torna infine con naturalezza e con delicata espressione, nella due strofe della tenera romanza sentimentale “Pour me rapprocher de Marie” del secondo atto.

Concludono il quartetto, due artisti affermati, il giovane Baritono Vincenzo Taormina-Sergente Sulpice ed il Mezzosoprano in carriera Francesca Franci-Marquise de Berkenfield.

Il prestante concittadino Baritono era già stato un buon Sulplice alla Scala nel 2007 ed un apprezzato papà Germont in Traviata lo scorso anno, per il bel timbro pieno, per la buona estensione, nonché per l'ottimo volume. Vocalmente e teatralmente a proprio agio nell'Opéra–Comique, anche nella recitazione, entra dignitosamente nel simpatico personaggio, senza forzarne troppo l'aspetto comico: al primo atto, nelle due parti del ricco duetto marziale con MarieAu bruit de la guerre” che si conclude simpaticamente con il noto Rataplan, nel secondo nella parodia del terzetto con Marie e la Marchesa ed infine nel melodico e festoso terzetto con Marie e TonioTous les trois reunis ”.

La Signora Franci, Marchesa di Berkenfield anche alla Scala nel 2007, dal bel timbro di contralto corposo, scuro e penetrante esordisce nel primo atto con “Pour une femme de mon nom“ e conquista la simpatia del pubblico nel contesto della recitazione, grazie anche alla buona esperienza.

Un particolare apprezzamento per il Coro, accuratamente preparato come sempre dal Maestro Piero Monti, che proprio come voluto dall'autore in questa occasione è di una compattezza unica, oltre che molto dinamico e sempre impegnato in tutta l'opera, sia nella sezione femminile, sia in quella maschile più consistente. Raffinate le voci femminili nella preghiera del primo atto, intense e corpose quelle dei soldati, nel Rataplan, negli insiemi e nel simpatico ed intenso concertato finale di “Salut a la France ”.

Dignitosi gli altri artisti: Hortensius,-Paolo Orecchia, Il Notaio-Pietro Arcidiacono, Il Caporale- Emanuele Cordaro, Un paesano- Alfio Marletta, Il maestro di ballo-Giuseppe Bonanno.
Particolarmente simpatico e comico il bravo Filippo Luna-Duchessa di Crakentorp “en travesti ”.

La fille du régiment non è molto nota al Teatro Massimo, questa è la prima messa in scena dalla riapertura del 1997, ciononostante ha conquistato il caldo e generoso, ma esigente pubblico di questo turno domenicale, che pur non chiedendo bis ha applaudito con entusiasmo tutti a scena aperta ed al termine dello spettacolo.

Un pomeriggio all'insegna del puro divertimento teatrale e musicale, uno spettacolo da ricordare complessivamente con piacere e che ha soddisfatto pienamente tutti, pubblico ed artisti.

Su teatromassimo.it foto e video dello spettacolo

 
 
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