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Recensione Messa da Requiem di Giuseppe Verdi al Teatro Regio di Torino

William Fratti, 15/10/2014

In breve:
Torino - Recensione del Requiem di Giuseppe Verdi in scena al Teatro Regio di Torino il 4 ottobre 2014.


La musica che Verdi scrisse per commemorare il primo anniversario della morte di Alessandro Manzoni è generalmente annoverata tra le composizioni sacre, ma ciò non accade a Parma, patria del Cigno, dove la Messa da Requiem è unanimemente inclusa nel catalogo delle 27 opere teatrali. Ed è proprio così, poiché ogni volta che la si esegue come si deve, ascoltandola ci si rende conto di trovarsi di fronte ad un dramma umano, fatto di sentimenti e di passioni.

Le coriste del Teatro Regio di Torino con le spalle coperte da uno scialle rosso, i quattro solisti accomodati accanto al coro pressoché composto da un centinaio di elementi e, di fronte a loro, i quasi cento professori d'orchestra disposti a semicerchio, sono la naturale scenografia di questa rappresentazione.

Il vero perno di questa complessa geometria è il direttore musicale del teatro Gianandrea Noseda che dirige con la consueta precisione, sapendo però arricchirla di colori robusti, cromatismi decisi, intensità drammatica e, di conseguenza, forti emozioni che portano alle lacrime. La sua guida è una vera e propria danza sul podio; la sua bravissima orchestra e l'eccellente Coro diretto da Claudio Fenoglio sono i magnifici esecutori della sua coreografia. Esemplari gli ottoni, vero e proprio fiore all'occhiello dei complessi artistici del Regio.

Erika Grimaldi sostituisce l'annunciata Hui He e lo fa con buon uso dei propri mezzi, pur non essendo propriamente indicati per questo ruolo. Non v'è dubbio che la soprano astigiana sia dotata di musicalità e buona tecnica di canto, sapendo infatti adottare i giusti compromessi nelle note più basse senza rischiare di affossarsi, né di emettere suoni poco piacevoli. Certamente il punto forte sono gli acuti, che sono ben incanalati, con la gola dritta, sui quali si mantiene limpida e sonora. Manca però di accento drammatico nella prima parte del “Libera me”, mentre la ripresa col coro è migliore. Eccellenti piani e pianissimi nel Requiem intermedio.

Daniela Barcellona è da considerarsi un'espertista del ruolo e in questa occasione, se possibile, si mostra ancora più adeguata, con una linea di canto morbida e pulita dalle note più gravi fino alle più acute, ma soprattutto encomiabile nel fraseggio.

Gregory Kunde, in sostituzione di Jorge de Leon, è una piacevolissima sorpresa. Se negli ultimi anni la rincorsa all'eleganza ha portato tanti Nemorino e altrettanti Don Ottavio ad interpretare la Messa di Verdi, con conseguente arricchimento di mezze voci e di falsetti – e ciò anche a causa della scarsità di tenori più spinti in grado di essere un poco raffinati – Gregory Kunde dimostra che è possibile essere aggraziati e saper fare i colori anche quando si possiede una voce particolarmente piena e stentorea. Anche Otello, Enea e Vasco de Gama possono essere delicati nell' “Ingemisco”, ma con accenti, intenzioni e soprattutto suoni limpidi e svettanti che sanno dipingere il dramma in maniera spaventosa e non impaurita. C'è differenza.

Michele Pertusi in ogni personaggio, ma soprattutto in questa rappresentazione, sa uccidere lo spettatore a colpi di fraseggio, con un'espressività che non ha eguali. Il tutto condito da un'attenzione maniacale alla purezza del suono e all'articolazione della parola. L'unico neo è che in questa lettura di Noseda, particolarmente intensa, si sarebbero preferite voci di soprano e di basso più scure e robuste.

 
 
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