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Recensione Recital Mariella Devia al Teatro Regio di Parma

William Fratti, 15/10/2014

In breve:
Parma - Recensione del recital del soprano Mariella Devia al Teatro Regio di Parma l'11 ottobre 2014 in occasione del Festival Verdiano.


Quando una regina indiscussa del belcanto, quale è Mariella Devia, si esibisce in qualche città, è quantomeno doveroso riempire ogni posto disponibile anche solo per rispetto. Invece il Teatro Regio presenta molti vuoti e soprattutto una gran parte degli spettatori intervenuti sono fan accaniti provenienti da altrove.

La Signora Devia, all'ingresso in palcoscenico, è salutata da un lungo, caloroso e scrosciante applauso. Il concerto si sviluppa attraverso una serie di romanze e arie d'opera di Giuseppe Verdi:
Perduta ho la pace”, Sei romanze (1838)
Il Brigidino
È la vita un mar d'affanni
Egli non riede ancora… Non so le tetre immagini”, Il Corsaro
Stornello
Chi i bei dì m'adduce ancora

Arrigo! Ah! Parli a un core”, I vespri siciliani
Mercé, dilette amiche”, I vespri siciliani
Oh ben s'addice… Sempre all'alba ed alla sera”, Giovanna d'Arco
Qui! qui!... O fatidica foresta”, Giovanna d'Arco
Deh, pietoso, oh Addolorata”, Sei romanze (1838)
La zingara”, Album di sei romanze (1845)
Lo spazzacamino”, Album di sei romanze (1845)
Qual prodigio!...Non fu sogno”, I Lombardi alla prima Crociata.

Il titano della lirica porta a Parma, dove mancava da dieci anni, la sua consueta perfezione in termini di tecnica di canto, soprattutto l'estrema omogeneità nel passaggio di registro, l'uso degli armonici e la proiezione, senza dimenticare l'eccellenza nell'uso della parola e nel fraseggio.

Purtroppo la qualità del suono non è più così impeccabile e non risponde più a tanta perizia. Qualche nota nelle prime romanze è un po' stonata, altre leggermente nasali, ma i colori sono davvero interessanti. I filati de Il corsaro non sono così sottili come dovrebbero e le note basse sono parlate.

Con I vespri siciliani la situazione migliora notevolmente, prima di tutto la bellissima cadenza di “Arrigo! Ah! Parli a un core”, poi la resa complessiva di “Mercé, dilette amiche”, anche se con poca elasticità.

Con la prima aria di Giovanna d'Arco, più drammatica, Mariella Devia mostra un accento davvero eloquente, mentre con la seconda il canto si interrompe durante il recitativo e la romanza non è resa particolarmente bene. Nei pezzi successivi, le pagine patetiche sono eseguite con una musicalità sinceramente invidiabile, mentre le agilità non sono delle migliori.

Al termine del concerto il pubblico è in visibilio e dall'alto qualcuno urla “sempre meravigliosa”, “divina”, “sei grande”.

I bis concessi da Mariella Devia sono un vero e proprio regalo: “Casta Diva” da Norma, “Allons! il le faut!... Adieu notre petite table” da Manon e la prima strofa di “Addio del passato” da La traviata.

Con questi brani la sacra imperatrice della lirica esegue una vera e propria lezione di canto. È elegante, raffinata, musicalissima, ricca di cromatismi, espressiva nel fraseggio, eccellente nell'uso degli accenti.

All'uscita dal teatro ognuno degli intervenuti ha il sorriso stampato in volto, o le lacrime che rigano le guance.
Grazie Mariella.
E grazie al bravissimo Giulio Zappa al pianoforte.

 
 
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