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Recensione opera Otello di Giuseppe Verdi al Teatro Regio di Torino

William Fratti, 23/10/2014

In breve:
Torino - Recensione dell'opera lirica Otello di Giuseppe Verdi in scena al Teatro Regio di Torino il 19 ottobre 2014.


Otello di Shakespeare mette in scena dei fatti e dei sentimenti umani ben precisi.

La riduzione di Boito e la musica di Verdi concentrano l'attenzione solo su alcuni di essi. Ogni accenno militare successivo all'introduzione dell'opera lirica è filologicamente sbagliato. Nemmeno il finale terzo, seguendo le parole del libretto e la musica giocata sugli interni, dovrebbe avere caratteri soldateschi. La guerra è finita all'inizio della vicenda e il nemico “sepolto è in mar”.

Verdi non è interessato alle armi costruite dall'uomo, bensì alle armi della seduzione e dell'inganno, ai veleni dell'invidia e della gelosia, agli antidoti dell'amore e della grazia, seppur inutili.

Ecco perché la regia di Walter Sutcliffe non funziona. Molto probabilmente egli non conosce l'animo dell'ultrasettantenne Cigno di Busseto. E pure completamente in errore è la caratterizzazione di Jago, dipinto come uno lurido assassino.

Verdi non avrebbe mai fatto sporcare le mani al suo bellissimo e affidabilissimo alfiere. Con ciò non significa che Sutcliffe non sappia fare il suo mestiere. Gli interpreti principali si muovono bene, hanno una gestualità misurata, sguardi puntuali, una recitazione opportuna e convincente e l'impianto scenico dà l'opportunità di continuare a cambiare scene senza interrompere lo svolgersi del dramma. Sarebbe stato certamente uno spettacolo interessante se fosse stato supportato da idee appropriate.

La scenografia ideata da Saverio Santoliquido è funzionalissima e merita un plauso, ma visivamente inopportuna. È vero che i sentimenti umani sono sempre attuali, privi di tempo e spazio, ma rinchiuderli in una trincea fatta di sacchi di sabbia è desolante. Il solo spunto interessante può essere la trasformazione, negli occhi del pubblico, dei sacchi in cuscini, come se il fato di Desdemona fosse segnato fin dall'inizio. Destino che poteva essere rappresentato in maniera ben più piacevole. E a nulla vale l'idea della scenografia che nel corso dell'opera si chiude attorno a Desdemona, poiché ciò è già stato visto in altri spettacoli, anche di diversi anni fa. E il sangue che la imbratta è innanzitutto fuori luogo, poiché solo nel finale Otello estrae il pugnale, oltreché essere una riproduzione del Tell di Vick.

I costumi di Elena Cicorella, che nei protagonisti stanno a metà strada tra la Cipro rinascimentale e la marina militare statunitense di stanza sulle portaerei, non aiutano certamente a intendere che la vicenda che si racconta sia un evergreen. Sarebbe stato più apprezzabile il coraggio di trasporre l'opera in un tempo ben preciso, con delle idee chiare e definite. Invece l'accozzaglia di simbologie ha prodotto un risultato davvero mediocre; sembra una brutta copia di alcuni lavori di McVicar. Ma soprattutto si spera di avere capito male nell'aver individuato un grembiule da macellaio torturatore nel mantello di Otello, con tanto di sedia per le torture. Per non parlare dei tovaglioli gialli da pizzeria in testa alle coriste nel finale terzo. E in mezzo a tanto bianco, azzurro e blu, l'arancio di Desdemona è davvero di cattivo gusto.

La coreografia di Hervé Chaussard sembra una versione contemporanea dei tarantolati. È appurato che inserire le danze nell'opera lirica oggi non è cosa facile. Il pubblico, ma anche gli addetti ai lavori, sono stanchi del balletto classico. Il moderno, l'hip pop o altri stili simili non fanno il paio con la lirica. Lo stile contemporaneo è certamente il migliore e il più azzeccato, ma deve avere un senso. Questo è uno di quei molti casi in cui manca.
Migliori su tutto sono le luci di Rainer Casper, che con l'impianto che si è trovato ha davvero fatto i miracoli.

Il primo attacco dell'orchestra è assolutamente eccellente. Raramente si sente una tale limpidezza di suoni nell'introduzione tempestosa. Gianandrea Noseda, che già in molte occasioni ha dimostrato di possedere uno spirito verdiano, qui si riconferma. Ma se i primi tre atti colpiscono per precisione e pulizia, il quarto stupisce per la ricchezza di colori, alcuni così riusciti da sembrare una novità mai ascoltata prima.

Altrettanto vale il bravissimo coro guidato da Claudio Fenoglio. Molto buona anche la prova delle voci bianche.

Gregory Kunde nell'attuale panorama lirico internazionale è da considerarsi un Otello di riferimento. La voce piena, salda, sicura, squillante, vulcanica si fa udire da “Esultate!” fino a “Niun mi tema” senza alcun segno ci cedimento. Lo smalto è stupendo. In un mondo perfetto si preferirebbero pianissimi o smorzature più sottili, ma l'eleganza e il suo stile di canto sopperiscono abbondantemente. Recitazione, interpretazione, fraseggio e uso della parola sono impeccabili.

Purtroppo lo stesso non vale per Ambrogio Maestri che da anni continua a cantare con la sua valanga di voce, peraltro bellissima, con diverse lacune tecniche. I suoni non sono sempre in maschera, le note non sono sempre appoggiate, i centri sono spesso sfibrati e opachi. Gli acuti saldissimi sono certamente il suo punto di forza e lo sarebbero anche le mezze voci se fossero supportate da un minimo di fraseggio e di intenzione drammatica anziché rassomigliare quasi sempre a quelle usate per Falstaff. La tecnica è una, i personaggi no. Le prime due arie di Jago sono rese ai minimi termini. Meglio la terza “Era la notte” durante il duetto di secondo atto con Otello.

Erika Grimaldi, pur non possedendo una vocalità particolarmente piena che le faciliterebbe notevolmente il compito d'interpretare Desdemona, sa chiaramente come puntare sui propri pregi. Elegante e raffinata nei primi due atti, si carica d'accenti drammatici nel terzo senza mai ingrossare la voce, per poi lasciarsi andare al mesto e al tristemente amaro nel quarto. Non c'è dubbio che nel suo canto abbia tutto sotto controllo, soprattutto nei fiati e nei piani finissimi, che esegue nella sua lunga scena senza alcun falsetto.

Molto buona la prova del limpido e squillante Cassio di Salvatore Cordella.

Positivi anche Samantha Korbey, Luca Casalin, Seung Pil Choi, Emilio Marcucci e Lorenzo Battagion nelle parti di Emilia, Roderigo, Lodovico, Montano e l'araldo.

 
 
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