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Recensione opera di Jenůfa di Leòš Janáček al Teatro Comunale di Bologna

William Fratti, 30/04/2015

In breve:
Bologna - Recensione dell'opera lirica Jenůfa di Leòš Janáček in scena al Teatro Comunale di Bologna il 23 aprile 2015.


Dopo oltre quaranta anni l'indiscusso capolavoro di Leòš Janáček torna sul palcoscenico del Teatro Comunale di Bologna e troppi sono i posti rimasti vuoti nonostante le promozioni attivate dalla biglietteria. Ciò dimostra nuovamente la costante preoccupante di un pubblico troppo poco interessato al repertorio meno comune, anche di fronte all'eccellenza di partiture come quella di Jenůfa.

Tra l'altro questa infiammante occasione bolognese ha messo insieme più di un motivo che avrebbe dovuto spingere melomani e amanti della musica classica a presenziare: la direzione del talentuoso Juraj Valčuha, un cast vocale di alto livello e una rappresentazione teatrale magnifica sotto ogni punto di vista, oltre alle eccellenti masse artistiche del Comunale.

Lo spettacolo ideato da Alvis Hermanis è di un impatto emotivo formidabile, incalzante ed incessante, perfettamente in sincrono con la splendida musica di Janáček. È come se il regista lettone fosse riuscito a dare forma a gesti e movimenti in sintesi drammatica con la partitura, mentre scene e costumi sono più in linea con il libretto, che in primo e terzo atto sembra quasi discosto dalla forza spaventosa delle melodie terribilmente cadenzate dallo xilofono. Il secondo atto è il momento in cui si svolge la vera tragedia ed è di una semplicità struggente e realistica.

 Allo stesso modo le stupende coreografie di Alla Sigalova, riprese da Anaïs Van Eycken, si discostano dalla gestualità quasi meccanica dei protagonisti contribuendo ulteriormente a dare quel senso di angoscia crescente già dipinto dalla musica stessa. Stupendo è altresì lo scorrere continuo dei capolavori plastici dell'Art Nouveau ceca, ad opera del video di Ineta Sipunova, sfondo naturale del tragico dramma, così come lo erano al tempo in cui Janáček componeva.

Insostituibili i bellissimi costumi di Anna Watkins.

Eccellente la drammaturgia di Christian Longchamp.

Efficacissime le luci di Gleb Filshtinsky.

Il bravissimo Juraj Valčuha, sul podio della precisa Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, dirige Jenůfa come se fosse una lunga sinfonia, con estrema disinvoltura e naturalezza, in fusione con la partitura, tanto nelle pagine più melodiche, quanto in quelle più drammatiche, passando omogeneamente per i tratti folkloristici.

Andrea Dankova esegue il ruolo della protagonista in maniera superlativa. L'interpretazione è azzeccatissima, quasi una marionetta in primo e terzo atto, per esprimersi mesta, dolce, figlia addolorata e madre disperata in secondo. La linea di canto è morbidissima, ben uniforme dalle note più gravi fino alle più acute, dai pianissimi ai fortissimi.

Inarrivabile, incomparabile, più unico che raro è il personaggio di Kostelnička letteralmente incarnato da Angeles Blancas Gulìn, che dona una prova da togliere il fiato. Forse non tutti gli acuti in forte sono propriamente puliti, quasi urlati, ma rendono la tragedia e il suo delirio ancora più veri e realistici.

Squillante e musicale è il Laca di Brenden Gunnell; luminoso ed armonico è lo Števa di Ales Briscein; entrambi ben centrati nei loro rispettivi ruoli, sia vocalmente, sia nella recitazione.

Più che positiva anche la prova di tutti i comprimari, capitanati da una ben timbrata Gabriella Sborgi nei panni della nonna: Maurizio Leoni, Luca Gallo, Monica Minarelli, Leigh-Ann Allen, Arianna Rinaldi, Roberta Pozzer, Sandra Pastrana, Grazia Paolella.

Sempre bravissimo il Coro del Teatro Comunale di Bologna guidato da Andrea Faidutti.

Ovazioni da stadio per tutti gli interpreti al termine dello spettacolo, soprattutto per Angeles Blancas Gulìn e Juraj Valčuha.

 
 
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