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Recensione Opera Parsifal al Teatro San Carlo di Napoli

Antonio Guida, 16/01/2008

In breve:
Il Teatro S.Carlo inaugura la stagione d'opera 2007/08 con Parsifal: scene, costumi, regia e artisti tradiscono wagner e i melomani della "vecchia chiave", pur in uno spettacolo di inobiettabile bellezza sotto un profilo di colori, musica e impegno degli interpreti


Tra tutte quelle scritte, ove il buon Wagner schierò il registro dell'heldentenor, c'era (e ci dovrebbe essere ancora tutt'oggi) anche leggendario Parsifal.

Gli anni però passano e l'uomo ha continuato ad evolversi non solo nelle sue caratteristiche fisiche e celebrali ma a quanto pare anche di “volontà scritturale”; consegnando sempre più l'intera stecca organizzativa nelle mani di chi, a dispetto alle designazioni originali, ha iniziato a batterla da anarchico.

Parsifal al Teatro San Carlo di NapoliNon è un caso infatti, se il bellissimo Klaus Florian Vogt, oltre a gettare le basi del suo distinto aspetto da belloccio da fare invidia al rampollo Ridge di casa Forester in quella di Beautiful, si è anche dilettato nel provare a dissolvere gli atroci dolori di Amfortas, nelle vesti appunto del mistico “puro folle” wagneriano.
Che tale volesse dimostrare sia scenicamente che vocalmente una forma “mistico-sacrale”è assolutamente fuori discussione, pur lasciando un gigantesco punto interrogativo nella mente degli ”innamorati” del compositore di Lipsia. I suoi gravi saltellavano quà e là alla disperata ricerca di una sonorità decente, come piena emergenza era per i suoi acuti deboli, aperti e dispersi nell'aria chissà dove. Non ci sono parole nel considerare poi la sua voce quando veniva letteralmente inghiottita dalle “alte maree orchestrali”e quando tale glie lo permetteva, solo il medium auspicava (innatamente) un certo senso al suono.
Tutt' altro che heldentenor.

Parsifal al Teatro San Carlo di NapoliChi poi ha pensato al suo costume, ha ben ideato una giacca trapuntata ┬ż giallo chiarissimo da operatore osa e un paio di simpaticissimi mocassini marrone chiaro ai piedi a “mo” di turista cinese a spasso per via Caracciolo che non vede l'ora di cogliere il primo raggio di sole utile per fotografare il Vesuvio.
Di presenza scenica obiettivamente adatta e con un voce pulita e abbastanza a tema, si è invece presentato l'imponente basso Kristin Sigmundsson nelle vesti di Gurnemanz. Sua grande caratteristica si è rivelata la sua decisa espressività drammatica.

Parsifal al Teatro San Carlo di NapoliSotto i dardi della sua vocalità non in ottima forma e della sua bassa statura rispetto agli altri colossi sul palco, è stata il mezzo soprano Lioba Braun che ha inscenato quella che soggettivamente doveva essere la bellissima ed eroica Kundry. Dal punto di vista scenico si è leggermente riscattata nel secondo atto diviso quasi per intero al 50 % con il protagonista, ma nello scorrere delle pagine della sua partitura, la voce l'ha quasi completamente abbandonata.

Note positive a riguardo del basso Albert Dohmen che ha interpretato un ottimo Amfortas. Dolorante al punto giusto come da libretto, voce calda e cristallina nei gravi.

Anche il mago Klingsor e il vecchio Titurel hanno trovato dei validissimi interpreti rispettivamente nei bassi Pavlo Hunka e Markus Hollop; riguardevoli le loro esecuzioni sotto tutti i punti di vista al pari di Gurnemanz.

Atmosfera erotica di gran gusto profusa da parte delle “seduttrici di Klingsor”, quindi Pia-Marie Nilsson, Sylvia Weiss, Annely Peebo, Anna Korondi, Alexandra Wilson, Stefanie Iranyi; poco rilevanti ma comunque di buon aiuto anche i comprimari Annely Peebo, Ritterbusch, Cornelia Entling, Martin M├╝hle, Nicola Pamio, Istv├ín Kov├ícs, Alexander Kaimbacher, le cui voci, di consistenza volumetrica rasente quasi lo zero assoluto, venivano praticamente divorate dalle scalate strumentali.

Parsifal al Teatro San Carlo di NapoliBuona la partecipazione del coro del maestro Marco Ozbic, come tale è risultata la direzione: un Asher Fisch delicato come una preghiera nei momenti più “mistici”, deciso nelle situazioni più irruenti. Mai volgare o eccessivo, ma sempre attento e di grande aiuto per chi ne aveva “significativo bisogno”.
Direzione scenica ad opera di Federico Tiezzi la cui salvezza si è alla fine risolta nell'esperienza dei soli artisti “di razza” che hanno preso parte allo spettacolo.

Il sig. Giulio Paolini ha avuto già modo di entrare nel teatro S. Carlo in vesti di innovatore della scena di taluni opere ideate secondo una sua particolare “progettistica”. Anche se non propriamente di gusto “surreale-tedesco”, lo stile di Paolini è accademico e nessuno si meraviglierebbe mai se intendesse esempio nella mente di chi cerca di inventarsi qualcosa di nuovo.

Parsifal al Teatro San Carlo di NapoliGiovanna Buzzi invece ha ideato i costumi, i quali restano totalmente privi di commento se si pensa a quello di Parsifal, che oltre ad una decente armatura indossata nel terzo atto, sembrava per il resto dell'opera un modello di moda notte Valentino o giù di lì.

Complesso visivo ripreso qua e là Luigi Saccomandi che ha curato le luci in modo diligente e dalla coppa del graal che donava alla scena una particolare varietà di luci e colori grazie ad un suggestivo effetto catarifrangente.

Nessuno obietterà mai la bellezza di questo spettacolo sotto un profilo di colori, musica e impegno degli interpreti.
Ma al di fuori del rincuorante let motiv eseguito dagli orchestrali e del sorriso di Fisch, Wagner è risultato un qualche cosa completamente cancellato dalla storia dell'uomo.

 
 
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