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Recensione opera La scala di seta di Gioachino Rossini al Teatro Ponchielli di Cremona

William Fratti, 10/11/2015

In breve:
Cremona - Recensione dell'opera lirica "La Scala di seta" di Gioachino Rossini in scena al Teatro Ponchielli di Cremona il 6 novembre 2015.


Mettere in musica un'opera di Gioachino Rossini fuori da Pesaro, soprattutto se chi ascolta è assiduo frequentatore del ROF, è impresa assai difficile, poiché i titoli del grande repertorio necessitano di essere sfoltiti dalla tradizione che li ha snaturati, mentre i lavori meno conosciuti hanno bisogno delle lezioni di chi è depositario, grazie ad anni di studio ed esperienza, del nuovo sapere rossiniano che sempre di più si sta scoprendo dal 1980 nella città marchigiana.

Detto questo e tenendo altresì in considerazione i mezzi di cui dispone il Circuito Lirico Lombardo, oggi OperaLombardia, il Teatro Ponchielli di Cremona riesce a produrre uno spettacolo dignitoso, che non passerà certamente negli annali della storia, ma almeno avrà avuto l'ardire di far conoscere un giovane Rossini, da cui si evince, per chi è attento all'ascolto, da dove arriva tutto il primo romanticismo italiano.

L'allestimento è quello prodotto a Pesaro da Damiano Michieletto nel 2009, qui ripreso da Andrea Bernard, ed è ancora molto funzionale, moderno ed attuale al punto giusto, sempre filologico al libretto, ma senza tutte quelle dinamiche polverose da farsa settecentesca.

Completano adeguatamente il bello spettacolo le scene e i costumi di Paolo Fantin. Purtroppo la provincia lombarda decide di aggiungere una pausa a metà dell'atto unico, spezzando quel crescendo rossiniano che non è solo insito nelle singole pagine musicali, ma spesso fa da filo conduttore di intere vicende comiche o buffe.

La direzione di Francesco Ommassini ha il grande pregio di essere pulita ed equilibrata, ma manca del giusto accento, della giusta intenzione e appare un poco appesantita e rallentata; inoltre l'Orchestra I pomeriggi musicali di Milano non è nella sua serata migliore, soprattutto nelle varie sezioni dei fiati e nel finale del quartetto si crea una grande confusione.

Giulia è Bianca Tognocchi che rende un buon personaggio e mostra un'altrettanto buona linea di canto il cui pregio sta nell'omogeneità. La voce è ancora poco proiettata e corre poco in sala, ma saprà certamente migliorare.

Lucilla è Laura Verrecchia, eccellente nell'interpretazione, dotata di voce particolarmente morbida e ben salda e naturale anche negli acuti.

Francisco Brito è un Dorvil luminoso, brillante, al tempo stesso caldo e piacevolissimo all'ascolto. Qualche accorgimento tecnico, specificamente nella tecnica rossiniana, lo renderebbe certamente un ottimo professionista di questo repertorio.

Leonardo Galeazzi è il bravo artista di sempre che sa equilibrare adeguatamene il canto alla recitazione. In questa occasione è interprete di “Occhietti miei vezzosi” provenienti da L'equivoco stravagante, cavatina resa molto bene anche se si direbbe che il baritono è più donizettiano che non rossiniano, ma si tratta di sottigliezze su cui sorvolare.

Meno positiva è la prova di Filippo Fontana nella parte di Germano, probabilmente affetto da qualche indisposizione, poiché spesso cede nell'intonazione ed è in difficoltà nelle note basse.

Di buon contorno il Dormont di Manuel Pierattelli.

 
 
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