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Recensione opera Elektra di Richard Strauss al Teatro Comunale di Bologna

William Fratti, 25/11/2015

In breve:
Bologna - Recensione dell'opera Elektra di Richard Strauss in scena al Teatro Comunale di Bologna il 19 novembre 2015.


Dopo quasi mezzo secolo la tragedia straussiana torna finalmente sul palcoscenico del Teatro Comunale di Bologna.

Elektra potrebbe essere definita un “one woman show” ed Elisabeth Blancke-Biggs riesce veramente a catturare lo spettatore su di sé con un carisma tale da desiderare che i suoi monologhi e i suoi dialoghi non finiscano mai. L'interpretazione è avvincente, da togliere il fiato, supportata da un accento e un uso della parola che fanno invidia al teatro shakespeariano. La vocalità da lirico spinto, calda e suadente, calza a pennello col ruolo e la bravissima professionista sa tenere suoni brillanti e limpidissimi nella zona centrale e nel bel registro acuto, per poi cercare maggiore efficacia drammatica sporcando i gravi e i medio bassi, pur senza togliere musicalità nel difficile ruolo ricco di parlati, sussurrati e forti tendenti all'urlo.

La affianca un altrettanto eccellente Natascha Petrinsky nei panni di una Klyt├Ąmnestra elegantissima, che trasmette il suo gelo dall'alto del comando, pur essendo sola come un'imperatrice inavvicinabile. In Elektra non cerca una figlia, bensì un'intima confidente cui porgere l'estrema sua solitudine. La vocalità piena e rotonda contribuisce a mantenere morbidezza nella linea di canto tutt'altro che semplice, donando una certa grazia autorevole al personaggio.

Bravissima anche la Crysothemis di Sabina Von Walther, che col suo canto raffinato e al tempo stesso impaurito, cerca di mantenere un collegamento stabile tra l'ira accecante di Elektra e la rabbia intimorita della madre. Davvero pregevole la resa dei cantabili nel primo duetto con Elektra.

Ottima anche l'esecuzione di Thomas Hall nei panni di Orest.

Buona quella di Jan Vacik nel ruolo di Aegisth.

Efficacissima l'interpretazione delle parti di contorno: Luca Gallo, Alena Sautier, Eleonora Contucci, Carlo Putelli, Paola Francesca Natale, Constance Heller, Daniela Denschlag, Eva Oltivanyi.

Superlativa è la prova di Lothar Zagrosek alla guida della bravissima Orchestra del Teatro Comunale di Bologna: suoni limpidissimi, pulitissimi e cristallini; accenti drammatici e ritmi incalzanti; senso del dramma musicale compatto ed omogeneo; perfetto dialogo tra buca e palcoscenico.

Lo spettacolo firmato da Guy Joosten con scene e costumi di Patrick Kinmonth è accattivante, ma non entusiasmante.

L'introduzione è elettrizzante, con le ancelle e la sorvegliante che ricordano le secondine di una prigione femminile mentre indossano le uniformi da lavoro negli spogliatoi del carcere.

Anche la prigione di Elektra, costruita nell'ala fatiscente e in disuso di un palazzo classico, con impalcature di ferraglia e lamiera, ha un buon senso contemporaneo ed effettivamente angosciante, ma l'attrezzeria ad uso della protagonista che rimanda all'antica Grecia ha un che di polveroso e quasi disturba il completo immedesimarsi in una tragedia che altrimenti sarebbe perfettamente impostata.

Buono l'andirivieni dei vari personaggi, soprattutto di quelli secondari.

Sufficientemente adeguate le luci di Manfred Voss.

 
 
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