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Recensione opera Le nozze di Figaro di W. A. Mozart al Teatro Regio di Parma

William Fratti, 16/02/2016

In breve:
Parma - Recensione dell'opera lirica Le nozze di Figaro di Wolfgang Amadeus Mozart in scena al Teatro Regio di Parma il 15 gennaio 2016.


Dopo qualche anno di assenza, finalmente Mozart ritorna sulle scene del Teatro Regio di Parma con Le nozze di Figaro, nello spettacolo creato per il Teatro di San Carlo di Napoli da Mario Martone, con scene di Sergio Tramonti, costumi di Ursula Paztek e luci di Pasquale Mari.

Simon Orfila, che non ha sempre convinto appieno in altri ruoli a dispetto della sua strabiliante carriera internazionale, nei panni di Figaro mostra delle qualità vocali e doti interpretative di pura eccellenza. La sua tecnica si sposa alla perfezione col canto e lo stile mozartiano, sempre omogeneo e ben curato, brillantissimo, coi suoni ben in punta, supportato da una presenza scenica elegante e una recitazione puntuale e misurata.

Ma chi davvero sorprende più di tutti è Laura Giordano nel ruolo di Susanna, limpida e cristallina, dotata di una voce leggera, ben timbrata e che corre, con una linea di canto morbida, compatta e molto musicale. Il suo personaggio è raffinato e rende ancora più piacevole l'ascolto.

Eva Mei è un tripudio di classe, di gusto, di stile invidiabili, tecnicamente perfetta e in grado di rendere scenicamente una Contessa di elevatissima statura. La sua voce non è mai stata particolarmente stentorea, ma in questi ruoli, dove ciò che davvero è importante è il saper fare belcanto, è indubbiamente artista e professionista di riferimento. Da ricordare e riascoltare: “Dove sono” e il duetto con Giordano: “Sull'aria...Che soave zefiretto”.

Roberto De Candia dipinge un personaggio mastodontico, autorevole ma non autoritario, nobile di portamento ma non snob, umano d'animo ma giustamente un poco distaccato. Il suo Conte è il ritratto perfetto del volere mozartiano, dove le sfaccettature più basilari e naturali del suo carattere e dei suoi istinti, al di là del ceto a cui appartiene, si devono cogliere senza cadere nel buffo. Il canto centra appieno lo stile con altrettanta efficacia ed eleganza.

Un po' meno adeguata è l'interpretazione di Laura Polverelli, che rende un Cherubino rifinito scenicamente ma la voce non ha più la freschezza necessaria al ruolo del ragazzino.

Buona la prova di Marigona Qerkezinei panni di Marcellina, anche se qualche agilità risulta un poco pasticciata e certi acuti un po' striduli.

La accompagna Francesco Milanese nelle vesta di un discreto Don Bartolo.

Sa farsi sentire anche Ugo Tarquini nel ruolo di Don Basilio, ma non è certo da considerarsi un tenore di grazia di stampo mozartiano. Più che soddisfacente è il Don Curzio di Matteo Macchioni. Infine efficaci la Barbarina di Giulia Bolcato, anche se un po' acidula in acuto e il padre Antonio di Carlo Checchi.

Altra grande sorpresa della produzione è Matteo Beltrami alla guida della brava Orchestra Filarmonica Italiana che, se non è parso particolarmente brillante in altri repertori, con questo Mozart sa tirar fuori le grinfie e dirigere con buona dosa d'accento. Ottima la prova del Coro del Teatro Regio di parma preparato da Martino Faggiani.

Ciò che funziona solo parzialmente è la regia di Mario Martone, efficacissima nella caratterizzazione dei personaggi, negli sguardi, nei gesti, negli approcci, ma per oltre metà dello spettacolo gli artisti cantano e recitano sulle pedane costruite accanto all'orchestra, rapendo forse la platea e le prime file di palchi e loggione, ma costringendo seconde e terze file ad assistere solo in piedi oppure, non potendo, al mero ascolto, pur avendo pagato il prezzo intero.

 
 
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