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Recensione opera La donna serpente di Alfredo Casella al Teatro Regio di Torino

William Fratti, 02/05/2016

In breve:
Torino - Recensione dell'opera lirica "La donna serpente" di Alfredo Casella in scena al Teatro Regio di Torino il 21 aprile 2016.


Il Teatro Regio di Torino centra l'ennesimo bersaglio con la messinscena de La donna serpente nell'ambito del Festival Alfredo Casella, celebrando degnamente e come si conviene il compositore torinese.

L'opera fiaba deve essere vista, non solo perché godibile e piacevole, ma anche perché contiene spunti musicali davvero interessanti. Certamente oggi è possibile affermare di non essere di fronte a un genio incompreso, ciononostante l'ascolto dei suoi lavori genera una certa curiosità, che attende solo di essere esaudita, come un desiderio di qualcosa di nuovo.

Produrre questo genere di spettacoli presenta sempre grossi problemi in ambito artistico, poiché non essendo di immediata presa sul pubblico, non essendo di repertorio ed eseguendosi solo molto raramente, per funzionare hanno sempre bisogno di grandi e veri professionisti. Ed in questo senso il Teatro Regio non bada a spese e raggiunge l'obiettivo, presentando in locandina nomi di assoluto rilievo, a partire dal direttore musicale che gioca la parte del padrone di casa.

Gianandrea Noseda e la sua espertissima e preparatissima orchestra eseguono la non breve partitura con cura e precisione, dispiegandosi in una serie di suoni sempre puliti, ben amalgamati, nonché distinti al tempo stesso, mai confusionari o pasticciati neppure nelle numerose pagine che contengono qualche pericoloso tranello. Il secondo atto è addirittura migliore del primo, il terzo ancora più vincente, un'apoteosi con degli effetti corali davvero maestosi ed entusiasmanti, complice anche la bravura e la competenza del Coro guidato da Claudio Fenoglio.

Protagonista della fiaba è la Fata Miranda qui interpretata dalla bravissima Carmela Remigio, sempre morbida e omogenea nella sua linea di canto, accompagnata dallo svettante e generoso Piero Pretti nei panni di Altidor.

Eccellenti le comprimarie femminili capitanate dalla Farzana/Corifea di Francesca Sassu e dalla Canzade di Anna Maria Chiuri, musicali e precise, affiancate dalle efficaci Erika Grimaldi e Kate Fruchtermann nei panni di Armilla e Smeraldina/Voce nel deserto.

Davvero ottime le parti dell'ombroso Togrul di Fabrizio Beggi e delle maschere, soprattutto i divertenti Albrigor di Marco Filippo Romano e Pantul di Roberto De Candia, oltre agli opportuni Alditruf di Francesco Marsiglia e Tartagil di Fabrizio Paesano.
Autorevolissimo il Demogorgon di Sebastian Catana.

Adeguate anche le altre parti di contorno: Donato Di Gioia, Emilio Marcucci, Alejandro Escobar, Eugenia Brayanova, Roberta Garelli, Giuseppe Capoferri.

La regia di Arturo Cirillo, con le scene di Dario Gessati e i costumi di Gianluca Falaschi, è funzionalissima; l'impianto è facile e veloce da muovere nei continui e numerosi cambi di situazione, i cui ambienti sono inventati dalla suggestione creata dalle belle luci di Giuseppe Calabrò e dalle coreografie di Riccardo Olivier, operate dai bravissimi mimi e dai danzatori di Fattoria Vittadini.

 
 
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