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Recensione opera La Bohème di Giacomo Puccini al Maggio Musicale Fiorentino

William Fratti, 25/11/2016

In breve:
Firenze - Recensione dell'opera lirica La Bohème di Giacomo Puccini in scena al Maggio Musicale Fiorentino il 17 novembre 2016.


In occasione del centoventesimo anniversario della prima rappresentazione, anche l'Opera di Firenze rende omaggio al massimo capolavoro di Giacomo Puccini.

Per l'occorrenza è scelto l'allestimento minimalista del Teatro Comunale di Bologna per la regia di Lorenzo Mariani, con scene e costumi di William Orlandi.

Spettacolo intelligente, efficace, opportuno, adeguato, con tutti gli elementi necessari e senza orpelli non richiesti. Solisti e masse sempre in movimento, sensato e con gusto.
Luci di Christian Pinaud suggestive, movimenti coreografici di Anna Maria Bruzzese in perfetto coordinamento con tutta l'ambientazione. Purtroppo, da un punto di vista meramente sonoro, non è allestimento adatto per quell'enorme palazzetto dalla pessima acustica che è l'Opera di Firenze, poiché le quinte in PVC non aiutano a rifrangere il suono verso la platea.

Sul podio della sempre eccellente Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino è Daniel Oren, che sembra essere arrivato a ridosso della rappresentazione. Già non aveva brillato nel recente Don Carlo parmigiano, ora appare lento e noioso, come se non volesse rischiare un andamento non preparato. In certi punti i cantanti lo anticipano, in altri sono costretti a prendere qualche fiato in più, in altri ancora arrivano al limite del respiro alla fine della frase. Del carismatico Maestro di un tempo restano solo i vigorosi brontolii, che mal supportati da una musicalità non più intensa, servono solo a disturbare l'ascolto.

Jessica Nuccio, che non aveva propriamente convinto nei ruoli verdiani, è una Mimì deliziosa, ben centrata nella vocalità e nel personaggio. Ottimi i legati di certe frasi. Raffinati i piani. Da riascoltare assolutamente, con una direzione più consona e su un palcoscenico dalla migliore acustica. Fabio Sartori è sempre Fabio Sartori. Squillante, brillante, nobile fraseggiatore, abile cromatista. Il suo è un Rodolfo che lascia il segno.

Marcello è Simone Piazzola, che continua ad essere un bravo cantante, ma sembra avere perso parte del suo bel timbro e della sua gradevole luminosità. Mentre prima aveva tutte le carte del fuoriclasse, ora le sue recenti prove restano nella media. Pure nella media è la Musetta di Alessandra Marianelli, efficace e adeguata, ma non entusiasmante.

Gianluca Buratto non risplende per chiarore e lucentezza, poiché la sua vocalità è forse fin troppo pastosa, ma sa cantare molto bene, con buona tecnica ed interpretazione. Pure appropriato è lo Schaunard di Fabio Previati.

Completano le opportune parti di contorno di Salvatore Selvaggio nei panni di Benoît e Alcindoro, Carlo Messeri in quelli di Parpignol, Vito Luciano Roberti come Sergente dei doganieri, Antonio Cobisiero come doganiere, Leonardo Sgroi come venditore ambulante.

 
 
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