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Recensione opera lirica La Traviata di Giuseppe Verdi al Teatro Carlo Felice di Genova

William Fratti, 22/12/2016

In breve:
Genova - Recensione dell'opera lirica La Traviata di Giuseppe Verdi in scena al Teatro Carlo Felice di Genova il 15 dicembre 2016.


Dopo la forzata cancellazione della nuova produzione de La rondine di Giacomo Puccini, il Teatro Carlo Felice di Genova inaugura la Stagione 2016-2017 con La traviata di Giuseppe Verdi nel nuovo spettacolo firmato da Giorgio Gallione.

Mettere in scena l'opera che più di tutte, nel corso degli ultimi trenta anni, è stata oggetto delle più svariate interpretazioni e trasposizioni non è affare semplice. Tutt'altro. È tanto difficile costruire nuove idee, come superare gli allestimenti classici dei grandi registi del passato.

Gallione riesce a realizzare un dramma godibile, poiché conosce bene il suo lavoro, pertanto sul palcoscenico succede sempre qualcosa che mantiene viva l'attenzione del pubblico. Ma lo fa mescolando tra loro vecchie idee già viste e rivisitate: Violetta che muore nel preludio e rivive la vicenda come una sorta di flashback; il simbolismo dell'arbusto di camelia sfiorito e senza foglie; le mele rosse; lo specchio infranto; il coro alla Magritte e altre ancora.

Ottima la realizzazione delle scene e dei costumi di Guido Fiorato, di buona fattura e pertinenti ai concetti sviluppati. Eccellenti e suggestive le luci di Luciano Novelli. Meno interessante la coreografia di Giovanni Di Cicco, poiché totalmente avulsa dall'elegante stile utilizzato per il resto del racconto.

Massimo Zanetti è sul podio della brava e precisa Orchestra del Teatro Carlo Felice. La sua lettura della partitura non dà particolari spunti interpretativi, ma compie un buon lavoro di guida e accompagnamento.

Molto positiva è anche la prova del Coro diretto da Franco Sebastiani, ma è da segnalare un breve fuori tempo nella pagina dei mattadori e successivamente in “Oh, infamia orribile”.

Se è complesso mettere in scena una Traviata originale, ancora più complicata è la scelta della giusta protagonista. Occorre innanzitutto partire dal presupposto che la parte di Violetta sarebbe scritta per soprano drammatico di agilità, ma che negli ultimi venti anni i teatri di tutto il mondo l'hanno quasi sempre affidata a soprani più leggeri, favorendo soprattutto la riuscita di “FollieÔÇŽ Sempre libera” con i suoi do sopracuti e il mi bemolle finale, ma andando a perdere lo spessore delle numerosissime note basse che, anche se fossero emesse correttamente - ma dai più sono generalmente eseguite con suoni distorti o schiacciati o poco sostenuti - perdono comunque di intensità.

Detto ciò, all'interno di una lunga serie di protagoniste di coloratura, Desirée Rancatore è in assoluto una delle migliori interpreti di questo ruolo, poiché il fraseggio, gli accenti, l'uso dei colori, ma soprattutto la parola scenica, provengono dal suo animo più profondo. “Addio del passato” è un momento sinceramente sentito e davvero toccante, al termine del quale il soprano riceve un meritatissimo successo personale.

Giuseppe Filianoti, pur possedendo ancora una bellissima voce, limpida e allo stesso tempo pastosa, presenta qualche problema in appoggio e il suo Alfredo, in alcuni punti, non è perfettamente intonato. Si riscontra poi una difficoltà in acuto durante l'aria e pare essere solo un momento; ma ciò accade ancora durante la cabaletta e il finale secondo e prima dell'inizio del terzo atto il tenore è annunciato indisposto e sostituito da William Davenport che conclude l'opera.

Vladimir Stoyanov è Germont e finalmente lo si riascolta col vigore e la brillantezza di un tempo. Di primo livello il duetto con Rancatore, eccellente "Di Provenza" dove il baritono esprime tutta la sua capacità di fraseggio, impreziosito di colori e sfumature toccanti.

Daniela Mazzucato è un'Annina di lusso; Marta Leung è una Flora soddisfacente; Didier Pieri è un Gastone accettabile seppur con alcune riserve; Manrico Signorini pare indisposto poiché sembra un Dottor Grenvil dalla voce traballante e usurata; Paolo Orecchia è un Barone passabile; Stefano Marchisio è un ottimo Marchese. Completano i non troppo efficaci Giuseppe di Maurizio Raffa, domestico di Alessio Bianchini e commissionario di Matteo Armanino.

Grande successo per una prima emozionante, soprattutto per Desirée Rancatore e Vladimir Stoyanov. Qualche dissenso per la squadra creativa dello spettacolo.

 
 
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