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Recensione opera lirica Turandot di Giacomo Puccini al Teatro Filarmonico di Verona

Cristina Chiaffoni, 22/12/2016

In breve:
Verona - Recensione dell'opera lirica Turandot di Giacomo Puccini in scena al Teatro Filarmonico il 20 dicembre 2016, definita "Una Turandot stellare".


Fa bene al cuore il Teatro Filarmonico di Verona stracolmo (in platea, palchi non tutti pieni e loggione non ho visto) di pubblico soprattutto giovane, educato e molto preso dalla storia e dalla musica! Ed invece spezza il cuore la protesta accorata e ben condotta dei lavoratori dell'Ente Arena di Verona prima dell'entrata del direttore d'orchestra.

Il pubblico li saluta con un lungo applauo, entra il Maestro Jader Bignamini e scatta la magia della musica.

Il sipario si apre su una scena nuda ma efficacissima, avvolta nella nebbia della fiaba e della suggestione (Regia, scene e luci Filippo Tonon) dove il popolo di Pechino è grigio, vestito di stracci, in movimenti fluidi e striscianti, netto stacco con i mirabili e ricchissimi costumi della corte imperiale (costumi di Cristina Aceti che usa sapientemente i lurex e le sete affascinando gli spettatori con colori e splendidi lampi di colore e luce).

Avanzano Liù e Timur. Liù è il soprano sevigliano Rocio Ignacio. Voce pastosa di forte carattere (quasi quasi una Turandot) che sa piegarsi alla più grande dolcezza negli acuti filati come filigrana ed incanta, ma troppo potente e drammatica per il ruolo. Manca la soavità dell'intera gamma e la dolcezza. Ma l'interprete risolve con grande maestria, anche aiutata da una figura gradevole e ben fatta, il meraviglioso ruolo della schiava.

Apre l'opera il Mandarino Nicolò Ceriani un po' troppo sforzato in certi passaggi della voce, ma tutto sommato buono.

Il basso Carlo Cigni è Timur. Bella presenza, buona adesione al ruolo, debole in alcune emissioni di voce .

Irrompe in scena il grande trionfatore della serata, una grandissima sorpresa per chi scrive, e prende subito il pubblico.
Parlo del tenore Martin Muehle, tedesco-brasiliano alto bello e quindi con una stupenda presenza scenica. Ma è la voce che colpisce. Svettante, baldanzosa da tenore drammatico, mai una sbavatura od un accenno di stanchezza, musicalissimo e preciso. Staglia acuti luminosi sul coro e superando i fortissimi dell'orchestra, insomma sentiremo parlare molto di lui. Una grandissima scoperta!

Teresa Romano è la principessa di gelo. Da l'impressione di non essere adatta al ruolo, non lancia acuti luminosi come spade, non ha slancio, pur essendo dotata di una voce bellissima, calda e molto morbida. Agli estremi acuti ci arriva con un po' di difficoltà, non si sente quando il coro è in piena forza, la figura non è molto felice e l'attrice non esiste. Mi riservo di ascoltarla in altri ruoli più consoni alla sua bella voce (un'Aida ci starebbe molto beneÔÇŽ). Qui non rende forza e spessore al personaggio.

Come invece è ottimo Federico Longhi, assolutamente magnifico nel ruolo di Ping. Voce molto bella, brunita e precisa, aderenza completa al personaggio, simpatico e molto d'impatto.

I suoi colleghi Pong Massimiliano Chiarolla e Pang Luca Casalin sono del pari molto bravi, musicalissimi e dalle belle voci. Insieme creano un bel trio delle maschere coinvolgendo il pubblico e creando un quadro molto piacevole.

Interessante il ruolo umano che il regista Tonon dà a loro, nel comprendere e cercare di aiutare il popolo.

Molto buoni e presenti gli altri interpreti Imperatore Altoum Murat Can G├╝vem, Angel Harkatz Kaufmann (il principe di Persia) ed Antonella D'Amico (Ancella)

Il Coro dell'Arena di Verona, guidato dal Maestro Vito Lombardi, è molto bravo, un suono unico senza sforamenti, molto presente e compatto.

Il giovane maestro Jader Bignamini conduce con sapienza e grande piglio un'Orchestra dell'Arena in stato di grazia. Anche troppo vigorosa in certi fortissimi, ma sempre presente e con slanci fulminei.

Un bellissimo spettacolo accolto alla fine da urli da stadio e grande entusiasmo, cose che fanno ben sperare sul futuro della nostra lirica a volte molto nebuloso!

Un grande applauso all'Ente Arena, ma soprattutto ai suoi lavoratori che tra mille difficoltà (due mesi di stipendi non pagati e questo con mutui, figli e bollette da saldare direi è spaventoso) ci donano con entusiasmo e bravura la loro arte. Meritano di essere ascoltati ed aiutati da tutti noi.

 
 
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