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Recensione spettacolo Mimì è una civetta al Teatro Comunale di Ferrara

Cristina Chiaffoni, 28/12/2016

In breve:
Ferrara - Recensione dello spettacolo Mimì è una civetta in scena al Teatro Comunale di Ferrara: e La Bohème divenne musical.


Il libretto molto ben fatto e curato del Teatro Comunale di Ferrara cita letteralmente Rivisitazione da la Bohème di Giacomo Puccini in forma di musical nelle tessiture originali arrangiate per band da Alessandro Cosentino. Ottimo.

Chi scrive non è una vestale del melodramma, è una cantante attrice che ama le regie alternative se ben condotte e le rivisitazioni, ma scusatemi a me questa è parsa una elegante presa in giro.

Abbiamo assistito praticamente al libretto di Giacosa ed Illica (liberamente adattato dalla signora Cristina Mazzavillani Muti con la collaborazione di Anna Bonazza) recitato in alcuni casi bene in altri meno intervallato dalla riproduzione musicale delle arie e duetti più famosi affidati a giovani anche gradevolissime voci da musical (quindi a volte gli acuti in tonalità originali facevano rabbrividire… il belting tecnica vocale propria del musical, genere che io amo molto, non si sposa con le melodie pucciniane..) accompagnati da una band assolutamente favolosa certo, ma sentire “Che gelida manina” o “Sono andati? Fingevo di dormire” sottolineati dalla batteria rock moderna mi ha fatto quanto meno strano.

Già esiste il musical Rent di Jonathan Larson che è ispirato liberamente alla Bohème, ma è di notevole e pregiata fattura tanto da essere premiato al Pullitzer per la drammaturgia e prodotto da Pavarotti , certo non si sentiva il bisogno di questo adattamento italiano e francamente molto raffazzonato.

Spiace perché comunque il giovane cast nel suo genere è bravo e volonteroso, oltreche tutti di ottima presenza fisica e molto aderenti al ruolo.

In primis la Mimì quasi anoressica e diafana, ma intensa e sempre presente di Mariangela Aruanno vocina gradevole, però inesistente negli acuti.

Il Rodolfo di Luca Marconi era simile, bel ragazzo aderente al ruolo, molto spontaneo nella recitazione, ma adatto al musical tradizionale non e' un tenore.

Così pure Adriano Di Bella bel Marcello, giovane fresco spontaneo, uan buona recitazione ed una voce gradevole.

Mi è piaciuta di più Musetta , la bella biondissima Giulia Mattarella che vanta una gradevole voce da soprano leggero e potrebbe accostarsi al repertorio lirico.

Giovani e pertinenti al loro ruolo anche se sempre con voci sottili lo Schaunard di Luca Iacono ed il Colline di Paolo Gatti. Due assi della recitazione pur nelle loro brevi parti il Benoit di Filippo Pollini ed il Parpignol di Ivan Merlo. Simpatico l'Alcindoro di Alessandro Blasioli.

Le belle scene funzionali e suggestive, la regia molto fresca, movimentata e briosa e le coreografie piene di fuoco e ritmo sono di Greg Ganakos.

I costumi di Alessandro Lai trasportano l'azione agli anni '30 belli comunque e di forte impatto come pure le luci di Vincent Longuemare a tratti lame di luce di taglio molto suggestive.

Ottimi i ballerini impegnati attivamente in un turbinoso flamenco ed in vivacissimo charleston (ok non facciamo polemica ma che c'entrano con Parigi del 1860?) .

Veri mattatori Fabrizio Bosso alla tromba e Simone Zanchini alla fisarmonica.

Tutta la band ha riscosso molti applausi dal pubblico presente, che comunque era perplesso come la sottoscritta e che riempiva la platea e pochi palchi.

Io francamente concludo dicendo che a mio modesto parere non si sentiva il bisogno di investire soldi nei malandati nostri teatri per un'operazione del genere, ma resta sempre un'opinione personale e sicuramente opinabile.

 
 
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