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Recensione opera Die Entführung aus dem Serail di W.A. Mozart al Teatro Comunale di Bologna

William Fratti, 27/01/2017

In breve:
Bologna - Recensione dell'opera lirica Die Entführung aus dem Serail di Wolfgang Amadeus Mozart in scena al Teatro Comunale di Bologna il 24 gennaio 2017.


Ad accompagnare l'inaugurazione della Stagione d'Opera 2017 del Teatro Comunale di Bologna è stato un insistente parlottare, scrivere, comunicare, annunciare, soprattutto sui social network, qualcosa di scottante in merito all'allestimento, per l'occasione coprodotto con Festival d'Aix-en-Provence e Musikfest Bremen, che ha addirittura previsto l'adattamento dei dialoghi - a cura di Martin Kušej e Albert Ostermaier - all'attualizzazione dell'azione, con l'aggiunta di controlli e perquisizioni all'ingresso da parte delle forze dell'ordine.

Sfortunatamente la grande aspettativa di ciò che pareva essere lo spettacolo più innovativo degli ultimi tempi ha prodotto soltanto un aggravarsi del sintomo della disattesa.

L'idea di Martin Kušej di trasporre la vicenda ai principi delle dispute e delle guerre per l'oro nero è assolutamente vincente, soprattutto perché riesce nell'intento di evidenziare i caratteri drammatici voluti da Mozart e abilmente nascosti dietro le caratteristiche della commedia.

Purtroppo la novità tanto reclamizzata si ferma qui, poiché la scena unica ambientata nella desolazione del deserto, il procedere lentissimo dell'azione, l'assenza di controscene ed effetti, fanno di questo spettacolo un noiosissimo procedere di vuoto e di nulla. Il fatto che sia coerente e filologico non lo salva: monotono, lento e pesante resta. Solo i pochi secondi del coup-de-théâtre finale svegliano i più assopiti: Osmino, insoddisfatto dell'inaspettato perdono di Selim, decide di tagliare la testa ai quattro sventurati. Scena, tra l'altro, scortata da una lunga serie di disapprovazioni da parte del pubblico.

Per fortuna a mantenere alto il livello di attenzione ci pensa l'abile bacchetta di Nikolaj Znaider, che giustamente abbandona le tinte più leggere a carattere buffo a favore di accenti drammatici, patetici e cinici, in perfetto stile mozartiano e comunque molto aderente al tipo di spettacolo montato da Kušej.

L'Orchestra del Comunale è dipinta da una miriade di colori sgargianti ed eccelle particolarmente nel preludio di “Martern aller Arten”.

Ottimo il Coro preparato da Andrea Faidutti, purtroppo costretto all'interno del golfo mistico.

Cornelia Götz è una Konstanze particolarmente intonata e aderente allo stile, ma eccezion fatta per l'intenso canto patetico, il resto non è così brillante e luminoso, oltre a eseguire i picchettati in pianissimo e a difettare di accento drammatico.

Bernard Berchtold è un Belmonte corretto, ma nulla di più, poiché non esprime quell'intensità d'amore che già la scrittura elegante della parte possederebbe.

Lo stesso vale per la Blonde di Julia Bauer, che mostra una linea di canto pulita, ma priva di sapore.

Pure insipido il Pedrillo di Johannes Chum.

È invece più che ottimo l'Osmino di Mika Kares, che si prodiga in un fraseggio di un'eloquenza magistrale, arricchito da una miriade di sfumature che palesano ogni stato d'animo del guardiano. Il canto è raffinato, i suoni sono perfetti, pure le numerose note gravi e i gradevolissimi acuti.

Kares rende un personaggio davvero interessante, poiché il cinismo bonario celato nei suoi primi cantabili già preannuncia l'insolito finale.
Buona la parte recitante del Selim di Karl-Heinz Macek.

Durante gli applausi diverse acclamazioni sono riservate a Nikolaj Znaider e Mika Kares, mentre alcune disapprovazioni sono rivolte all'assente squadra responsabile dell'allestimento.

 
 
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