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Recensione opera Serse di Handel al Teatro Municipale di Piacenza

William Fratti, 19/04/2019

In breve:
Piacenza, 12 aprile 2019 - Recensione dell'opera lirica Serse di Georg Friedrich H├Ąndel in scena al Teatro Municipale di Piacenza.


Dopo qualche anno di assenza l'opera barocca torna al Teatro Municipale di Piacenza con un successo unanime ed entusiasmo del pubblico.

Qualche abbonato ha purtroppo lasciato la poltrona vuota, perdendosi uno spettacolo davvero riuscito, applaudito dagli spettatori con diverse acclamazioni. Serse non è certamente la migliore delle opere di Georg Friedrich H├Ąndel, non ha la pretesa di essere un Rinaldo, un Tamerlano o un Giulio Cesare, un Ariodante o una Alcina, ciononostante l'esecuzione è stata di così alto livello da appassionare la platea piacentina, che forse vorrebbe in cartellone un'opera barocca in ogni stagione.

Il merito dell'ottima riuscita va innanzitutto a Ottavio Dantone e alla sua Accademia Bizantina, ormai una certezza in questo repertorio di cui sono specialisti. Se ne riconosce chiaramente lo stile, il gusto, soprattutto la raffinatezza con cui vengono risolti diversi passaggi.

Arianna Vendittelli veste i panni del protagonista ed è certamente il magnate che principalmente attrae l'attenzione, eccellendo non solo nell'azione scenica, ma particolarmente nel canto sempre omogeneo sostenuto da una tecnica importante.

Le altre interpreti femminili che la affiancano sono delle medesima levatura ed è pertanto impossibile recensire singolarmente la loro esibizione, essendosi tutte distinte per la classe, l'eleganza, la morbidezza nella voce e le colorature. Dunque accanto all'ottima Arianna Vendittelli, nelle oltre quaranta arie dell'opera, si affiancano la brava Monica Piccinini nel ruolo di Romilda, l'abile Marina De Liso nella parte di Arsamene, la valente Atalanta di Francesca Aspromonte e l'esperta Amastre di Delphine Galou.

Certamente non inferiori sono i ruoli maschili di Ariodate affidato all'efficacie Luigi De Donato e di Elviro interpretato dall'espressivo Biagio Pizzuti.

L'allestimento di Gabriele Vacis è forse la parte più debole di questa rappresentazione, sia per l'idea polverosa dello spettacolo nello spettacolo, sia per l'impiego un po' troppo massiccio della scenografia vivente creata dai ragazzi impegnati nelle coreografie parzialmente improvvisate. Sono invece pregevoli i costumi di Roberto Tarasco, che cura anche scene e luci.

 
 
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