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Recensione opera lirica Carmen di Georges Bizet all'Arena di Verona

Maria Cristina Chiaffoni, 26/07/2019

In breve:
Verona, 23 luglio 2019 - Recensione dell'opera lirica Carmen di Georges Bizet in scena all'Arena di Verona.


UNA CARMEN FRANCHISTA IN ARENA

La serata è caldissima e nella grande cavea areniana è tutto uno sventolare ventagli o foglietti di carta.

Martedì 23 luglio, va in scena la passionale gitana femme fatale, CARMEN di George Bizet.

La regia del genio argentino HUGO DE ANA ce la trasporta nel periodo franchista con soldati violenti e brutali, costumi privi degli orpelli spagnoleggianti (mantille o balze di pizzo) e fa quasi annusare il sudore e l'odore acre della paura. La scena si apre durante il preludio al tema del destino, con una fucilazione che ricorda quella del fosco quadro del Goya.
Durante l'esecuzione dell'opera il tema registico non viene sviluppato e dipanato in pieno, sembra un discorso incompiuto e senza apice. Non prende forza, non ha un climax, resta incompiuto.
La seduzione della protagonista e delle amiche zingare è espressa con grandi movimenti di bacino e sollevamento di gonne. A casa mia la seduzione è altra cosa.

L'ORCHESTRA DELL'ARENA DI VERONA, condotta da un direttore del calibro di DANIEL OREN, sembra risentire leggermente del caldo soffocante, e persino il maestro non ha la sua consueta zampata aggressiva e fulgida che amo molto. Sempre assolutamente fuoriclasse, ma il suo gesto è appannato e stanco. I colori sono molto standard e certi momenti vengono risolti quasi frettolosamente.

Non è così, invece, il magnifico CORO DELL'ARENA che vive, s'impadronisce della scena e trova nuances delicatissimo o slanci pieni di fuoco in una ricerca del fraseggio sempre più da ammirare. Diretti dal M VITO LOMBARDI meritano un grande applauso rivelandosi sempre più bravi ogni recita in cui li ascolto.

IL CORPO DI BALLO DELL'ARENA merita più rilievo in quest'opera. Le coreografie di LEDA LOJODICE non fanno risaltare la bravura e la fluidità di questi artisti, tutto viene risolto con corsette e gran movimenti di gonne, non mi sembra né flamenco puro né classico spagnolo. E' sempre comunque notevole il loro apporto, coordinati e ben condotti da GAETANO PETROSINO.

Il cast schiera artisti di razza che lasciano comunque un ottimo segno. La francese GÉRALDINE CHAUVET dona una gioia di vivere, un profumo di giovinezza alla sua Carmen. La voce non mi convince in pieno anche se amo la sua eleganza nel porgere e la raffinata musicalità.

La sua rivale è KAREN GARDEAZABAL, una vocalità corretta, uniforme in ogni registro e ben proiettata negli acuto sicuri e spavaldi. Ben delinea la dolce ed apparentemente remissiva Micaela ottenendo un'ovazione alla conclusione della sua aria del terzo atto.

Un musicalissimo è sofferto in ogni gesto ed inciso Don Josè è offerto dal tenore FABIO ARMILIATO. Su tutto, è da rilevare il suo sfumare nell'acuto della celebre romanza de La fleur que tu m'avais jetée che incanta l'arena e ogni gesto calibrato su un personaggio ben delineato e vissuto. La voce a me piace molto, nella sua intima bellezza, un José fragile ed umanissimo, non tronituante e veemente.

Morbido velluto e figura splendida caratterizzano l'Escamillo di classe di ALBERTO GAZALE. La sua brunita ed intensa voce, risuona in tutta l'arena ed offre momenti di grande classe ed arte magistrale.

ELISABETTA ZIZZO debutta una squillante, vivace ed incisiva Frasquita, mentre apprezzo moltissimo il velluto splendido della voce da autentica mezzo-soprano di CLARISSA LEONARDI una bella Mercedes importante da ascoltare in ruoli maggiori.

Ottimi, professionali e ben incisivi sono: NICOLÒ CERIANI (Dancairo) ROBERTO COVATTA (Remendado) GIANLUCA BREDA (autorevole Zuniga) e ITALO PROFERISCE (Morales).

Professionali sono anche i piccoli cantori de IL CORPO DI VOCI BIANCHE A. LI. VE.

Ho assistito ad uno spettacolo che nel complesso risulta incisivo e ottiene l'approvazione del pubblico in un'Arena sempre più da sogno, anche se immersa nell'afa.

 
 
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