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Recensione Finale Concorso Lirico Iris Adami Corradetti

Maria Cristina Chiaffoni, 13/10/2021

In breve:
Padova, il 10 ottobre 2021 - Recensione della finale del Concorso Iris Adami Corradetti in scena al Teatro Verdi di Padova.


Il 10 ottobre si è tenuta la finale di questo celebre concorso, che compie trent'anni di vita e porta il nome del soprano milanese, ma padovana d'adozione, Iris Adami Corradetti, sublime Lodoletta, Francesca, Giulietta e musa di Zandonai, brillante docente fortemente voluta da Karajan a Salisburgo ai corsi al Mozarteum.

Questa serata, oltre a ricordare il compleanno di Giuseppe Verdi, coincide con la lieta novella che finalmente i nostri Teatri che tanto hanno sofferto durante la pandemia riapriranno al 100% della loro capienza, ritornando a vivere pienamente con il loro pubblico in toto.

L'elegante e splendente sala del Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Padova respira e vibra di aria di festa e di gioia.

Quest'anno la giuria, schierata in platea, è davvero prestigiosa e magnifica: dal meraviglioso soprano drammatico Mara Zampieri, presidente di giuria, alla mitica Cecilia Gasdia, Sovrintendente di quell'Arena di Verona che l'ha vista comparsa, artista del coro e poi sublime Liù, vivace Rosina e cantante di raffinata musicalità e grande carriera, fino ai castings Directors dei più importanti teatri europei, quali Peter Mario Katona, direttore artistico del Covent Garden di Londra, Christoph Seuferle, Deutsche Opera di Berlino, Robert Korner, Wiener Staatsoper, e tanti altri.

Sul palco dieci giovani promesse della lirica, i dieci finalisti scelti dopo un'impegnativa settimana di audizioni su 205 domande di partecipazione, evento mai successo nella storia del Concorso.

Salta all'occhio, scorrendo il programma di sala, la totale mancanza delle voci gravi sia maschili sia femminili: non un basso, non un mezzosoprano (nella città della compianta Lucia Valentini Terrani!!) e tantomeno un contralto! Nella lizza spiccano due italiani, una spagnola, una tedesca e due ucraine, più due baritoni e due tenori coreani.

Personalmente ho amato il gusto sublime del fraseggio, lo studio di ogni respiro, pausa musicale e parola, seppur ammantati in una voce piccola, ma curatissima del soprano Rosalia Manuela Cid Tarrio, di Santiago di Compostela che ha interpretato "Oh quante volte, oh quante" da “I Capuleti e Montecchi” di Bellini e “Caro nome” dal Rigoletto verdiano.

La morbidezza della vocalità, l'eleganza di accento soprattutto in "Salut demeure" dal Faust di Gounod del tenore coreano Beomjin Kim lo rendono degno di nota.

Colpiscono la valanga di voce e la grande sicurezza del baritono, sempre di nazionalità coreana, Youngjun Park, secondo classificato, che presenta due arione da far tremare i polsi ad ogni baritono "Prologo" da Pagliacci di Leoncavallo e "Nemico della Patria" da Andrea Chénier di Giordano. L'artista, però, a mio avviso manca totalmente di passionalità ed interpretazione: non vibra un'anima in quella bellissima voce.

Uguale impressione riscontrata nella vincitrice del concorso, la giovanissima tedesca Ann-Kathrin-Niemczyk, giunonica e vigorosa inteprete wagneriana nella prima aria dal Tannhauser "Dich, Teure halle", dotata di voce estesa, pastosa e potente, ma deludente, a mio avviso, nell'abbandono e nel legato del "Vissi d'arte" pucciniano, seppur coronato da un La siderale.

Dotato di sentimento, di voce maschia, vigorosa e splendida, fraseggio buono ed acuti lanciati come frecce di fuoco, il vincitore del terzo posto, sempre figlio della Corea del Sud ScokJong Back che ha entusiasmato il pubblico con "E lucevan le stelle" e soprattutto con "Nessun dorma".

Il giovane tenore Davide Tuscano, elegante musicalità e voce curata tecnicamente ha brillato nella "Gelida manina".

Altra italiana, bella e musicalissima, con una voce perlacea ed uniforme, è il soprano lirico Elisa Verzier: avrebbe meritato più rilievo, ma forse la penalizza essere appunto italiana e qui mi taccio.

Come pure ho apprezzato la passionalità e la personalità del soprano ucraino Yulia Merkudinova, la classe nell'accento e nell'emissione, seppur in una voce piccola, del baritono Jungmin Kim, molto meno il soprano ucraino Viktoria Melnyk, con ottimo materiale vocale, ma incertezza nel porgere e insicurezza interpretativa.

A dirigere questa autentica maratona del canto è stato il Maestro Nicola Simoni, alla guida della gloriosa Orchestra di Padova e del Veneto, che ha impresso un carattere molto personale ad ogni brano, evocando le giuste suggestioni di ogni brano, ben seguito dalla compagine orchestrale sempre presente, dal ricco suono unico e privo di sbavature (tranne un momento finale negli ottoni).

Bella, professionale, forse un po' algida, ma godibile la presentatrice Elena Filini, scintillante in un abito dorato, ha portato per mano con garbo il pubblico durante il concerto.

Sono tre le borse di studio assegnate: la prima, illustre e ormai consueta, è dedicata alla memoria di Lucia Valentini Terrani e va al tenore italiano Davide Tuscano.

La seconda, offerta da Silvia Silveri in memoria del padre il celebre baritono Paolo Silveri, va al baritono coreano Jungmin Kim.

La terza, intitolata ad Antonio Favarato, grande appassionato di lirica, offerta dalla famiglia Favarato, va al soprano spagnolo Rosalía Manuela Cid Tarrio.

Una serata ricca di gioventù, di speranza e che rende evidente il fatto che la musica lirica non sta morendo, ma anzi si rinnova e rivive nella freschezza e nelle speranze pronte ad essere stupende realtà di questi giovani interpreti.

 
 
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