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UDITE O RUSTICI! Un'intervista al tenore Gianfranco Cecchele

Antonio Guida, 06/05/2008

In breve:

E'stato uno dei più grandi Radames degli anni 70 e 80. Eccellente interprete verdiano, Gianfranco Cecchele ha rappresentato in corda da tenore, la scuola “delmonachiana” con umiltà e successo, elementi che tutt'oggi, a carriera finita, gli stimano gli allievi di canto che quotidianamente a bizzeffe affluiscono a casa sua per consigli e giudizi tecnici.


E'stato uno dei più grandi Radames degli anni 70 e 80. Eccellente interprete verdiano, Gianfranco Cecchele ha rappresentato in corda da tenore, la scuola “delmonachiana” con umiltà e successo, elementi che tutt'oggi, a carriera finita, gli stimano gli allievi di canto che quotidianamente a bizzeffe affluiscono a casa sua per consigli e giudizi tecnici.
Il settantenne tenore veneto, infatti, vanta qualcosa come circa 500 recite di Aida, 25 dell'Otello “verdiano” e tantissime altre dei principali ruoli da tenore drammatico e lirico spinto. Senza un minimo di esitazione, ecco come questo mese ha riassunto la sua straordinaria carriera ai nostri microfoni!

Gianfranco Cecchele- COSA NE E' RIMASTO DEL SUO LONTANO SOGNO DI FARE IL PUGILE?
Beh, la box era la mia grande ambizione di quando ero ragazzo. Purtroppo ma per motivi di esigenze economiche dovetti abbandonare tale ambizione e guadagnarmi da vivere in altro modo. Tutt'oggi seguo ancora gli incontri da appassionato ed oltre alla box io sono generalmente un grande sportivo; mi piacciono un po' tutti gli sport.

- COSA LE RICORDA LA CANZONE GRANADA?
È stata la prima canzone che ho cantato con Torna. Allora imitavo Claudio Villa che negli anni sessanta era uno dei cantanti di voce spinta più in voga.

- IL 28 LUGLIO DEL 1964, MENTRE LEI ERA IN PLATEA AD ASCOLTARE UN'AIDA, IL MAESTRO VITALE IMPROVVISAMENTE LE SE AVVICINO' E LE CHIESE SE POTEVA CONTINUARE LEI A CANTARE L'OPERA IN QUANTO IL TENORE FERRARO ERA RIMASTO AFONO. COSA RICORDA DI QUELL'ESPERIENZA?
Fu una singolare esperienza perché tale mi aprì delle porte che fino ad allora non erano del tutto aperte. Entrai nel terzo atto in uno dei momenti più difficili di questa complicata opera verdiana. Da allora è iniziata una lunga carriera con il maestro Angelini che si è protratta per decenni.

- QUALE E' STATO IL MOMENTO PIU' BELLO DELLA SUA CARRIERA?
Beh, diciamo che ho avuto delle grandi soddisfazioni come cantare a fianco della Callas in una Norma a Parigi nel '65. E poi anche il debutto con Otello che è la mia opera preferita, è stato per me un grande traguardo che mi ha dato tante soddisfazioni.

- NEI PRIMI 5 ANNI DI CARRIERA, LEI HA CANTATO QUALCOSA COME 241 RECITE CIRCA. QUAL E' IL SEGRETO PER SOSTENERE UN SIMILE ANDAMENTO LAVORATIVO E QUALI SONO GLI INCONVENIENTI CHE ESSO COMPORTA?
Diciamo che io sono un allievo della scuola di Mario del Monaco e per quanto se ne dicesse in giro, sulla mia voce essa ha funzionato. Bisogna però sempre stare attenti a cosa e a come si canta per non inciampare incidenti vocali.

Gianfranco Cecchele- NEL '70 E' ARRIVATO INASPETTATAMENTE UNO STOP NELLA SUA CARRIERA ARTISTICA A CAUSA DI UNA TONSILLITE CRONICA. COME RICORDA DI AVER VISSUTO QUEL PERIODO?
Malissimo. Per me il canto non era solo una fonte di guadagno. Per me il canto era la vita e l'assenza di voce mi faceva sentire senza vita. Al Bellini di Catania, a causa della tonsillite cronica che mi prese, dovetti interrompere le prove della fanciulla del west perché non ce la facevo a continuare. Decisi così di farmi operare e farmi asportare le tonsille. Ripresi a cantare dopo nove mesi di convalescenza.

- LEI E' RIUSCITO A RAGGIUNGERE ANCHE LA VETTA PIU' AMBITA DEL TENORE DRAMMATICO E CIOE' QUELLA DI CANTARE OTELLO. COSA VUOL DIRE CANTARE OTELLO E QUAL E' IL PUNTO PIU'DIFFICILE DI QUEST'OPERA?
Per cantare Otello occorre un particolare tipo di voce da tenore baritonale. Il primo atto passa, è il secondo atto che non passa mai perché è tutto declamato. Anche terzo e quarto presentano una incisività di accenti che assorbono molta voce. Non è da tutti cantare quest'opera.

- QUAL E' L'OPERA PREFERITA DI GIANFRANCO CECCHELE?
Le mie opere preferite sono l'Otello, Manon Lescaut e Turandot

- SE OGGI UNO STUDENTE DI CANTO LE CHIEDESSE ”COSA VUOL DIRE LAVORARE NEL MONDO DELL'OPERA” LEI COSA GLI RISPONDEREBBE E COSA GLI CONSIGLIEREBBE?
ÔÇŽ..di cambiare mestiere!!! Scherzo. Beh, senza dubbio, rispetto ai miei tempi oggi giorno è difficilissimo succedere come artisti lirici per via dei troppi talenti e delle troppe raccomandazioni. Ad ogni modo se si ha un talento bisogna coltivarlo e proporlo senza arrendersi, anche se questo è un lavoro che richiede non solo una bella voce ma anche un certo carisma.

- DURANTE UNA CARRIERA, QUALI SONO IN GENERE I PRO E I CONTRO DI UN ARTISTA LIRICO?
I pro sono le soddisfazioni che si hanno nel superare certe difficoltà, i guadagni e la celebrità. I contro sono le enormi spese che anche oggi incidono anche del 50% su un catchet e il continuo girovagare per i teatri che richiede sempre una buona salute.

Concerto a Novellara il 25 aprile 1999 con Cecchele, Franco Tagliavini, Daniela Favi Borgognoni e A. Zese- DUE PAROLE SULLE NUOVE VOCI EMERGENTI E SULL'ATTUALE STATO IN CUI RIVERSA IL MONDO DELL'OPERA.
Voci lirico spinte nono ne sento quasi più. Le nuove generazioni di cantanti lirici sono quasi tutte voci liriche o lirico-leggere, ma voci come la mia, quella di Corelli, Del Monaco, non esistono più.

- DOPO 40 ANNI DI CARRIERA, COSA CANTA OGGI GIANFRANCO CECCHELE?
Oggi Gianfranco Cecchele non canta più. L'ultima opera che ho cantato è stata I pagliacci nel 2006 dopo di che mi sono fermato per via di problemi al cuore. L'anno scorso mi sono operato e ora fortunatamente sto bene, ma oltre a qualche recital, non posso permettermi di cantare più l'opera perché richiede un enorme sforzo fisico specialmente nelle prove che possono protrarsi anche per 8 ore al giorno.
 

 
 
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