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» Recensione Opera Lohengrin di Wagner Teatro Massimo di Palermo

Gigi Scalici, 15/02/2009

In breve:
Vola con successo il cigno di Lohengrin al Massimo di Palermo, capolavoro di Richard Wagner messo in scena con la regia di Hugo De Ana


Non è il solito cigno che traina la barca infiorata di Lohengrin, è proiettato invece in movimento ad ali spiegate su uno schermo trasparente posto subito dopo il proscenio, con un bellissimo effetto di luci e di colori in un particolare ed innovativo allestimento del famoso regista argentino Hugo de Ana che ha firmato regia, scene, costumi e luci in quest'edizione del Lohengrin, prima rappresentazione della nuova stagione 2009.
Un nuovo allestimento in coproduzione con il Carlo Felice di Genova tradizionale, ma stilizzato e modernissimo nel contempo, con scene essenziali e con l'impiego di tecnologie di proiezione multipla su teli verticali paralleli e trasparenti, di immagini e di video di estrema bellezza che sembrano proiettare anche lo spettatore nella nota fiaba medioevale del cavaliere del cigno.
Di grande eleganza e raffinatezza le scene del matrimonio al termine del secondo atto e di ampio effetto le proiezioni ed i giochi di luce su dominante azzurra al termine dell'opera nella trasformazione del cigno a Gottfried, fratello di Elsa.

Lohengrin di Richard Wagner in scena al Teatro Massimo di Palermo con la regia di Hugo De Ana

Torna a Palermo dopo oltre quarant'anni registrando il tutto esaurito, la terza opera romantica giovanile del grande Wagner, tanto popolare nel mondo e molto amata dagli italiani, composta dopo Der fliegende Hollander ( L'Olandese volante o il Vascello fantasma) e Tannhauser e che precede Tristan und Isolde (Tristano ed Isotta), il capolavoro dell'Anello del Nibelungo e Parsifal, massime espressioni del drammaturgo compositore tedesco sicuramente influenzato da Beethoven, coetaneo di Giuseppe Verdi ed ideatore del leitmotiv .

Il successo di quest'edizione è senz'altro dovuto al pieno equilibrio tra il palcoscenico, l'orchestra, il coro, le comparse, in un raro insieme armonico che costituisce quel vero spettacolo che dovrebbe essere sempre l'opera lirica, con l'ottimo coordinamento del regista e del direttore d'orchestra e grazie ad un cast principale di solisti di prim'ordine e molto affiatato (al secondo cast è stata affidata soltanto una replica).

Il famoso Maestro austriaco G├╝nter Neuhold alla direzione della compagine orchestrale, con organico al completo composto da oltre cento elementi distribuiti tra il golfo mistico, il palcoscenico e dietro le quinte, con gran lavoro certosino di concertatore evidenzia bene gli aspetti contrastanti di questa partitura wagneriana, come ad esempio tra il soave famoso preludio del primo atto (grazie ai meravigliosi archi) ed i toni ampiamente gravi dei fiati del secondo e tra la profonda armonia dei brani in tonalità maggiore dei duetti Lohengrin-Elsa e di quelli in tonalità minore di Ortrud ÔÇô Friedrich, in una partitura che talvolta rivela ancora delle insufficienze che vengono invece colmate dal Wagner maturo.

Questa composizione infatti notoriamente non dà grandi spazi all'orchestra, ad eccezione dei preludi del primo e del terzo atto, bensì supporta ed esalta maggiormente cantanti e coro, favorendo in maggior misura le espressioni vocali piuttosto che quelle strumentali, favorendo quindi un maggior effetto romantico-sentimentale presso il pubblico.

Ottimo il tenore lirico-spinto Zoran Todorovich cui è affidato il titolo del ruolo, dal bel timbro esteso e con vocalità adeguata al ruolo. L'artista serbo, di ampia esperienza e noto in Italia ed in ambito internazionale per le ottime interpretazioni anche in varie opere verdiane, in Turandot, in Carmen ed in Cavalleria rusticana, risolve il personaggio con sicura padronanza di mezzi vocali ed interpretativi, dall'eroico, al romantico e con costante fierezza sebbene i momenti di solitudine. Più che significative le arie del primo atto Nun sei bedanht, mein lieber Schwan!, Nie sollst du mich befragen ed i duetti con l'amata Elsa.

Lohengrin di Richard Wagner in scena al Teatro Massimo di Palermo con la regia di Hugo De Ana Martina Serafin, giovane soprano lirico-spinto in carriera, di bella ed elegante presenza, esperta interprete internazionale del repertorio tedesco, ma anche italiano, è un'Elsa von Brabant dolce, romantica, dimessa, orgogliosa, consapevole di perdere il suo amato Lohengrin.

Anch'essa padrona dei mezzi vocali ed interpretativi - brava in Euch L├╝ften, die mein Klagen - con un ottimo stile di canto si rivela all'altezza del temibile duetto del secondo atto dall'intenso contrasto psicologico con la perfida Ortrud sposa di Friedrich von Telramund , interpretata da Marianne Cornetti. Cantante americana d'ampia esperienza internazionale nei vari ruoli mediosopranili, imponente e dal ricco ed esteso timbro, la signora Cornetti sa manifestare tutta la malvagità e l'insinuazione del personaggio, ben sorretta dall' esperto baritono russo Sergei Leiferkus, Friedrich von Telramund, che vanta numerose interpretazioni di personaggi russi, tedeschi oltre che italiani.

In definitiva un quartetto d'eccezione affiatato, che deve esibirsi spesso oltre le righe del pentagramma e cui si aggrega l'imponente basso-baritono islandese Bjarni Thor Kristinsson nei panni del magnanimo re tedesco, sebbene non pienamente nella parte e leggermente sotto tono.

Il tessuto musicale è completato infine dall'eccellente coro misto di circa 120 elementi del Massimo e l'Orpheus di Sofia, rispettivamente preparati e diretti da Andrea Faidutti e Krum Maximov.

L'opera - nonostante le oltre tre ore in lingua originale, altresì con il beneficio della traduzione del libretto sul pannello elettronico - soddisfa pienamente l'attento pubblico che al termine esprime la piena approvazione, con interminabili ed unanimi ovazioni per tutti gli interpreti, il coro e la direzione d'orchestra, in serate da gran spettacolo senz'altro magiche, come purtroppo accade raramente.

Gigi Scalici

 
 
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