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Intervista a Giampaolo Bisanti

Antonio Guida, 09/07/2009

In breve:
Antonio Guida intervista ai microfoni di Liricamente il direttore d'orchestra Giampaolo Bisanti


Maestro Bisanti, ultimati gli studi al conservatorio di Milano e all'Accademia Musicale Pescarese con il massimo dei voti, dal ÔÇś95 inizia per lei una lunga collaborazione con le più prestigiose orchestre italiane ed estere. Cosa ricorda di quegli anni?
Giampaolo Bisanti Anni meravigliosi di continuo studio, ricerca e raggiungimento di un'esperienza, importantissima per un direttore d'orchestra giovane, che ti permetta di assurgere ad alti livelli e permetterti di arrivare preparato dinanzi le grandi orchestre del panorama internazionale.
Tutto è avvenuto per gradi.
In primis i concorsi internazionali. Dopo avere vinto il prestigioso Mitropoulos di Atene, premiato da Sir Neville Marriner, ho vinto il Capuana e nel 2002 il 5ºpremio e premio speciale della giuria allo JanosFerencsik di Budapest che mi ha permesso, un anno dopo, di esibirmi nella prestigiosa Ferenc Liszt Academy Hall. Il mio studio è proseguito poi all'Accademia Chigiana di Siena con il grande Maestro Juri Ahronovitch dove ho tra l'altro conseguito il Diploma di Merito.
E' stato quindi un graduale, entusiasmante susseguirsi di ingaggi sempre più importanti che mi hanno portato al giorno d'oggi a firmare contratti con le più prestigiose istituzioni lirico sinfoniche, soprattutto italiane.
Ho debuttato nel mondo della lirica giovanissimo dirigendo la Lettera Anonima di Donizetti al Teatro Litta di Milano con regia e scene del Teatro alla Scala e poi sempre più fino a raggiungere oramai i 21 titoli debuttati.
Da lì ho realizzato che la mia strada, la mia vera passione, sarebbe stata la lirica con la quale ho trovato una strada elettiva.
Ho diretto Oberto Conte di San Bonifacio, Otello, Barbiere di Siviglia, Amico Fritz, Boheme, Cenerentola, Traviata, Madama Butterfly, Tosca, Nabucco, Cavalleria Rusticana, Pagliacci, Don Giovanni, Rigoletto e tanto ancora in sedi prestigiose tra cui Milano, Ravenna, Padova, Spoleto, Genova, il Circuito Lombardo con l'As.Li.Co, Savona, Livorno e molto all'estero: Kyoto, Atene, San Francisco, Sudamerica, Zurigo,ecc..

A quale direttore si è da sempre ispirato?
Claudio Abbado è sempre stato il mio mito: un grande talento da sempre supportato da duro lavoro, sogni, rinunce, intelligente capacità di mettersi in discussione e soprattutto il gesto chiarissimo, elemento indispensabile per il lavoro con orchestra e palcoscenico.
Di riflesso, la figura estremamente carismatica di Riccardo Muti, la sua assolutamente perfetta arte di concertare, la tenuta indissolubile e sicura del palcoscenico, la sua grinta mi hanno sempre affascinato e tuttora le porto ad esempio.
Non ritengo che un direttore debba emularne un altro ma è necessario imparare dai grandi quanto sia importante per la crescita del direttore giovane.
Il modo di interpretare la musica alla Pretre, il genio di Maazel, la memoria prodigiosa di Mitropoulos, la filosofia di Karajan: tutte perle preziose da cui attingere un'enorme quantità di informazioni.

Fino ad ora qual è stato il momento più bello della sua carriera?
Direi inequivocabilmente il mio debutto con la grande Israel Philarmonic Orchestra a Tel Aviv e Haifa con la Bohéme di Puccini.
Un'orchestra di incredibile professionalità, capacità tecnica, formata da musicisti i quali, realizzando il talento di un direttore ed apprezzandolo (faccio presente che un'orchestra decodifica estemporaneamente le qualità di un direttore,già dal primo gesto...), danno il meglio di loro stessi emanando tanta di quella musica che a parole è difficile spiegare.
Un'esperienza meravigliosa che ha aperto tante porte alla mia carriera.

Lei è stato vincitore di numerosi premi e concorsi. Quale ricorda con particolare interesse?
Direi il Mitropuolos di Atene. Avevo 25 anni e neanche avrei pensato di essere ammesso ad una competizione di tale levatura. Premio vinto da Abbado e Metha negli anni 60 e composto di tante, difficili prove in ambito sinfonico. Questa vittoria mi è servita in primo luogo per arricchire i mio curriculum.

La lirica o la sinfonica?
Giampaolo Bisanti - direttore orchestraDi primo acchito direi la lirica,il mio amore,la mia vita. La forma più completa di arte in suoni ove il pubblico è il primo destinatario del tuo lavoro. Tu sei un tramite tra la partitura e l'ascoltatore.
Ovviamente non tralascio la sinfonica. Molta ne faccio, anche partiture d'avanguardia.
Difatti nel 2008 debutterò nella stagione sinfonica della famosissima Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI di Torino,grande vanto italiano per quanto concerne la musica sinfonica. Mi fa sorridere dire che sarò l'unico direttore italiano dell'intera stagione.

Quale opera la affascina particolarmente ?
Le affronto tutte con riverenza rispetto alla letteratura e filosofia a cui appartengono. Sono molto legato alla Bohéme di Puccini ed all'Otello verdiano. Opere di somma arte ed artigianato anche se recentemente mi sono trovato molto a mio agio con il repertorio mozartiano. In ogni modo, io mi ritengo un direttore verdiano.

E quale sinfonia?
Alla mente mi salta subito Schubert. Schubert che mi ha permesso di debuttare alla Fenice di Venezia e che sarà protagonista del mio debutto a Torino. Autore completo, misteriosissimo e delicato da affrontare. Ho diretto moltissimo anche Cjakovskij, Brahms e soprattutto Beethoven, praticamente tutto il repertorio sinfonico che attualmente si aggira sui 400 concerti.

Quali sono i suoi impegni futuri?
Debutto al Comunale di Bologna con l'Orfeo di Gluck e Roberto Alagna, La RAI di Torino,il trittico pucciniano a Ravenna, il debutto al Massimo di Palermo con Manon Lescaut con Dessì/Armiliato, il Macbeth a Trento, Rovigo e Pisa, La Clemenza di Tito a Savona, l'Orchestra Verdi di Milano, Istanbul, Monterey San Francisco e tanto ancora per tutto il 2009.

La redazione di “Liricamente” le fa i migliori auguri per la sua carriera
Grazie a voi. Tanti auguroni e a presto.

ANTONIO GUIDA

 
 
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