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» Recensione opera Die Entführung aus Dem Serail (Il Ratto del Serraglio) di Wolfgang Amadeus Mozart al Maggio Musicale Fiorentino

Silvia Cosentino, 14/07/2010

In breve:
Il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino ha riproposto mercoledì 19 maggio 2010 il fortunatissimo allestimento del capolavoro mozartiano Die Entführung aus Dem Serail (Il Ratto del Serraglio) presentato nel 2002: la replica ha visto così ripetersi la felice collaborazione tra il regista Eike Gramss e il Maestro Zubin Mehta.



Il 73esimo Maggio Musicale Fiorentino ha riproposto mercoledì 19 maggio 2010 il fortunatissimo allestimento del capolavoro mozartiano Die Entführung aus Dem Serail (Il Ratto del Serraglio) presentato nel 2002: la replica ha visto così ripetersi la felice collaborazione tra il regista Eike Gramss e il Maestro Zubin Mehta.
 
"Tutti i nostri sforzi per conformarci ai principi di semplicità e di modicità andarono in fumo, nel momento in cui apparve Mozart. Die Entführung aus Dem Serail fece piazza pulita di tutto". Questa la riflessione di Goethe in Il Viaggio in Italia, con riferimento al perfetto equilibrio perseguito e raggiunto dal compositore tedesco con questo Singspiel: un armonico tutt'uno di musica e parti recitate, in cui le pur importanti parole sono a servizio di una partitura incisiva e sempre calibrata in tutti i suoi aspetti.

Incentrata sul tentativo di Belmonte e Pedrillo di tornare in patria spagnola con le rispettive innamorate, la vicenda si sviluppa attraverso un continuo confronto in cui opera seria e opera buffa quasi si fondono. Il tema della "turcheria" è affrontato sulla scia di quel gusto per l'esotico tanto in voga nella cultura illuminata settecentesca: a uno stereotipato mondo barbaro, identificato nella figura del guardiano Osmin, si contrappone un universo di saggezza e tolleranza, rappresentato dal pascià Selim. Lontananza, ricordo e desiderio anticipano invece le principali caratteristiche della Sehnsuch Romantica. Niente di più adatto, in questo trionfo di equilibrio formale, della perfetta direzione del Maestro Mehta, sul podio di un'Orchestra del Maggio capace di restituire la potenza e l'eleganza dei movimenti mozartiani.
 
Poiché i personaggi non sono caricature, ma espressioni di individualità complesse, profondamente umane, la scenografia di Christoph Wagenknecht e i costumi di Catherine Voeffray mantengono toni realistici, senza per questo perdere il fascino della caratterizzazione esotica e fiabesca. Su una pedana fortemente inclinata, alti tendaggi a scorrimento dai motivi orientali vanno ora a delimitare la reggia del pascià, ora a scoprire uno sfondo di mare e cielo. I colori intensi sono addolciti dalle calde e soffuse luci che Jacques Battocletti e Gianni Paolo Mirenda scelgono per i momenti più romantici e conturbanti della vicenda.
 
Le complesse relazioni tra i personaggi sono svolte in modo chiaro ed efficace da tutti i bravi interpreti. A Belmonte e Konstanze sono affidate le parti più liriche dell'opera: il tenore Jörg Schneider e il soprano Ingrid Kaiserfeld restituiscono con intensità gli aspetti drammatici di queste figure, classici amanti divisi dalle avversità; i due sono contenuti nei movimenti, quasi astratti dalla realtà presentata sulla scena. Irresistibili e certamente più "terreni" sono Pedrillo, il tenore Kevin Conners, e Blonde, il soprano Chen Reiss: scattanti e divertenti, emergono sia per l'impeccabile esecuzione sonora, supportata da due timbri estremamente interessanti, sia per una particolare verve che li rende veri e intriganti. Perfettamente equilibrati, pur conservando le proprie individualità, i quattro regalano momenti godibilissimi nelle chiusure di secondo e terzo atto. L'altra "coppia" è costituita dallo statuario attore Karl-Heinz Macek, Selim, e dal basso Maurizio Muraro, nel ruolo di Osmin: espressione dei due estremi del mondo orientale, il pascià è il potente che supera la propria tirannia per aprirsi verso un'intelligente tolleranza, mentre il sanguinario e ambiguo guardiano del serraglio diviene simbolo di ottusità e barbarie, minaccioso nella reiterazione della sua Erst geköpft. A questo personaggio sono però dedicati anche alcuni fra i momenti più divertenti dell'opera, come il tentativo di corteggiamento, a cui Blonde reagisce sfoderando le armi di donna emancipata, e lo stratagemma con cui Pedrillo fa ubriacare Osmin, con tanto di damigiane proporzionate alle rispettive stazze.
 
Licenza poetica di questo allestimento è la simpatica presenza di un coccodrillo con corazza e occhi scintillanti (animato da Tiziano Goli): fedele compagno di Osmin, conquista gli spettatori con le sue entrate impreviste e tenendo il tempo con le zampe nel Vaudeville finale. Strizza l'occhio al pubblico anche l'incursione di battute in italiano e inglese, pronunciate dai personaggi "popolari" per colorire ulteriormente i momenti più leggeri dell'opera.
Gli applausi scroscianti e prolungati al termine della rappresentazione di certo non si limitano a esprimere un forte apprezzamento, ma anche il sostegno degli affezionatissimi spettatori del festival in questo così delicato periodo di mobilitazione sindacale contro il decreto Bondi per la riforma delle fondazioni lirico-sinfoniche. La direzione del Maggio sta comunque dimostrando vicinanza al pubblico organizzando prove aperte, tra cui quella della formidabile coppia Zubin Mehta-Daniel Barenboim, sul podio del concerto per il bicentenario della nascita di Chopin.
Data la particolare criticità del momento, ci sentiamo ancor più privilegiati per aver assistito allo splendore di questo Entführung, di cui Mehta e Gramss, insieme a tutto il cast, hanno saputo esaltare la magistrale perfezione.
 
 
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