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» Recensione opera Carmen di Georges Bizet all'Arena di Verona

William Fratti, 23/08/2010

In breve:
Verona, 15/07/2010 - La rappresentazione di Carmen, firmata da Franco Zeffirelli, in scena all'Arena di Verona ormai da una quindicina d'anni.


L'allestimento di Carmen, firmato da Franco Zeffirelli per l'Arena di Verona una quindicina di anni fa, piace ancora al numeroso – seppur in calo – pubblico festivaliero, ma risulta essere notevolmente ridimensionato rispetto l'originale, a causa della ridotta mole di scenografie e di un minor intervento in scena di animali, di cui restano soltanto pochi asini e cavalli. Sembra pur diminuito il Coro di voci bianche.
Non c'è molto da aggiungere riguardo regia e scene dell'artista fiorentino, né sui magnifici costumi di Anna Anni o sulle coinvolgenti coreografie di El Camborio, già oggetto di molteplici critiche, sia di approvazione sia di opposizione, in tutti questi anni.
La direzione di Julian Kovatchev e la prova dell'Orchestra dell'Arena di Verona, nella recita di giovedì 15 luglio, non possono essere oggetto di valutazione, in quanto il suono della buca non raggiunge gran parte dei posti a sedere numerati (e più costosi). L'eventuale pulizia del suono, la linearità di conduzione, l'uso dei colori e delle cromature bizetiane purtroppo non sono state udite, a causa della nuova amplificazione che ha notevolmente penalizzato gli strumentisti.
In taluni momenti è parso che il direttore bulgaro rallentasse eccessivamente i tempi a discapito degli interpreti, costretti a prendere lunghi fiati, ma occorrerebbe riascoltare l'esecuzione senza gli enormi problemi di audio, che hanno certamente castigato l'intero spettacolo.
Anita Rachvelishvili è una Carmen giovane, ma degna di essere affiancata alle grandi interpreti del difficile ruolo francese. La voce è calda e suadente, morbida e piena, ben intensa ed appoggiata sui gravi, massiccia nei centri, facile nell'acuto. Tutto quanto può essere sicuramente migliorato con l'esperienza, soprattutto nel fraseggio e nei chiaroscuri, ma la strada è spianata e la salita del mezzo soprano georgiano non appare particolarmente ripida.
Marcelo Alvarez è purtroppo discontinuo e non esegue il ruolo in maniera particolarmente espressiva e sentita. Non vengono commessi errori e il canto giova certamente delle rinomate e risapute qualità vocali del tenore argentino – che rendono notevolmente piacevoli certe pagine, dal duetto con Micaela a "La fleur que tu m'avais jetée" – ma pur cercando di impreziosire taluni passaggi con i pianissimi e le mezzevoci, il Don José della recita di giovedì 15 luglio è poco passionale e appena sufficientemente elegante nelle pagine in cui occorre.
Mark S. Doss è un Escamillo appariscente, autorevole ed efficace nel personaggio, in possesso di una voce chiara e vigorosa, molto naturale negli acuti baritonali, ben emessi e potenti, ma decisamente in difficoltà nelle note più gravi, traballanti, poco appoggiate e senza potenza, soprattutto in certi passaggi della celebre aria, come "senors, car avec les soldats" oppure "le cirque est plein du haut en bas". Malauguratamente il ruolo del toreador è ricco di insidie e necessita di una grande estensione vocale, ma spesso si tende a prediligere l'effetto strappa applausi degli acuti a discapito delle zone più basse del pentagramma.
Silvia Dalla Benetta è una Micaela delicata nell'interpretazione, ma decisa e imponente nella vocalità. Il duetto "Parle moi de ma mère" è intenso, toccante e soprattutto raffinato, dove i due artisti si prodigano in un canto spianato musicalmente espressivo, con eleganti filati ed un sapiente uso dei colori. "Et tu lui diras que sa mère" è decisamente emozionante, come pure l'aria di terzo atto "Je dis que rien m'épouvante".
Completano la rosa degli artisti Carla di Censo e Cristina Melis nei ruoli di Frasquita e Mercedes, Fabio Previati e Luca Casalin nei panni del Dancairo e del Remendado, Manrico Signorini e Giorgio Ferretti in quelli di Zuniga e Morales.

 
 
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