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» Recensione dell'Opera Medea di Luigi Cherubini al Teatro Amilcare Ponchielli di Cremona

William Fratti, 14/10/2010

In breve:
Cremona, 01/10/2010 - Il Teatro Ponchielli di Cremona inaugura la Stagione Lirica 2010 con un nuovo allestimento di Medea, tragedia musicata da Luigi Cherubini alla fine del XVIII secolo, permeata ancora dagli schemi di composizione barocca, ma gia' intrisa di spunti drammatici, che potrebbero essere affiancati a certe pagine mozartiane o addirittura sembrerebbero presagire taluni personaggi verdiani.


Il Teatro Ponchielli di Cremona inaugura la Stagione Lirica 2010 con un nuovo allestimento di Medea, tragedia musicata da Luigi Cherubini alla fine del XVIII secolo.

La regia è firmata da Carmelo Rifici e si avvale delle semplici ma efficaci scene di Guido Buganza e dei gradevoli costumi di Margherita Baldoni. L'ambientazione è trasposta in un immaginario museo al tempo in cui Cherubini compone l'opera e i personaggi diventano autori e al tempo stesso pezzi pregiati di un'esposizione itinerante, destinata a viaggiare nel tempo e nello spazio, sottolineando l'atemporlità di un dramma consumato secoli fa, ma ancora estremamente attuale. Contribuiscono alla buona riuscita dello spettacolo le luci di Paolo Calafiore, mentre le coreografie di Alessio Maria Romano non sono sempre piacevoli ed opportune, come il ballo delle teche, che più che avere un significato proprio, sembra essere un riempitivo scenico del tempo musicale.

Maria Billeri è una Medea intensa ed interpreta sapientemente il bipolarismo della protagonista, divisa tra l'amore per lo sposo e i figli ed il desiderio di vendetta. La vocalità del soprano pisano possiede le giuste tinte drammatiche, che servono a dispiegare le pagine musicali di un personaggio continuamente in bilico tra la supplica e l'ira, ma difetta leggermente della raffinatezza tipica del canto di fine Settecento. Già dalla prima aria "Dei tuoi figli la madre" si sa abbandonare al patetico, per poi lanciarsi nell'invettiva di "Nemici senza corÔÇŽ O fatal vello d'or" nel duetto con Giasone, ma gli acuti non sono sempre puliti. Anche il controllo dei fiati non è dei migliori e ne risentono i pianissimi, quasi assenti dall'esecuzione. In terzo atto Maria Billeri appare stanca, ma termina la recita con vigore ed è accolta dal pubblico con applausi fragorosi e meritati.

Lorenzo Decaro è un Giasone corretto, ma non sembra trovare i giusti colori e gli appropriati accenti e la sua interpretazione si mostra piatta e poco brillante. La voce è ben impostata e forse basterebbe maggiore accuratezza nello studio del ruolo.
Lo affianca la giovane Eleonora Buratto nei panni di una Glauce luminosa e piacevole nel personaggio, ma non sempre limpida nel canto, dove qualche acuto non è propriamente immacolato e alcune frasi sono un po' troppo corte.

Luca Tittoto possiede un fraseggio elegante e un'accurata linea di canto e sa interpretare il ruolo di Creonte con la giusta vocalità, caratterizzata da un timbro caldo e morbido e da una buona tecnica, tanto nelle agilità quanto nei passaggi di registro.

Alessandra Palomba è Neris ed esegue correttamente, con pathos e trasporto, la bellissima aria "Solo un pianto". Il ruolo sembra calzarle a pennello, ma non riesce a nascondere completamente i seri problemi sull'acuto che recentemente attanagliano il mezzosoprano milanese.

Completano il cast le ancelle Arianna Ballotta e Maria Letizia Grasselli, che accanto al coro femminile sono purtroppo spiacevolmente disomogenee, oltre a Pasquale Amato nei panni del capo delle guardie del re.

Antonio Pirolli, sul podio dell'Orchestra I Pomeriggi Musicali, non trasmette particolare eleganza alla partitura cherubiniana, né intenso vigore alle pagine più drammatiche, ma è sufficientemente lineare e regolare nell'andamento musicale. Non sempre privo di difetti è il Coro del Circuito Lirico Lombardo guidato da Antonio Greco.

Il pubblico presente in sala concede scroscianti applausi per tutti al termine della rappresentazione, soprattutto per la protagonista Maria Billeri.

 
 
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