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Non solo baby talent show: alla scoperta delle voci bianche

Redazione Liricamente, 18/01/2012

In breve:
La televisione ci propone molti talents show nel quale sono protagonisti piccoli cantanti che si esibiscono in acrobazie vocali spesso dannose per le loro delicate corde vocali.
Anche se non pubblicizzate dalla TV, esistono realtà nelle quali i bambini possono imparare ad usare la loro voce, a cantare, a conoscere la musica, divertendosi e soprattutto arricchendo il loro bagaglio educativo-culturale: i cori di voci bianche.
Tra le novità introdotte in quest'anno accademico dall'Accademia della Voce di Torino, gestita dall'Associazione La Nuova Arca, c'è il Coro Internazionale di Voci Bianche di Torino diretto da Sonia Franzese.


La televisione ci propone molti talents show nel quale sono protagonisti piccoli cantanti che si esibiscono in acrobazie vocali spesso dannose per le loro delicate corde vocali.
In nome dello spettacolo (se così si può definire...) e del dio denaro che ruota intorno a queste trasmissioni, nessuno si chiede se effettivamente questo sia il modo migliore per educare le voci dei bambini e iniziarli così ad un percorso artistico e culturale.

Anche se non pubblicizzate dalla TV, esistono realtà nelle quali i bambini possono imparare ad usare la loro voce, a cantare, a conoscere la musica, divertendosi e soprattutto arricchendo il loro bagaglio educativo-culturale. Stiamo parlando dei cori di voci bianche.

Tra le novità introdotte in quest'anno accademico dall'Accademia della Voce di Torino, gestita dall'Associazione La Nuova Arca, c'è il Coro Internazionale di Voci Bianche di Torino diretto da Sonia Franzese.

Per voci bianche si intendono quelle dei bambini che non hanno ancora raggiunto l'età in cui si verifica la muta vocale, 13 anni circa, e generalmente l'età dei componenti varia dai 6 ai 16 anni. In numerose opere liriche i compositori hanno previsto ruoli e interventi per le voci dei giovani cantanti.

Sonia FranzeseIl tema delle voci bianche è tanto delicato, quanto affascinante, pertanto abbiamo deciso di intervistare Sonia Franzese, pianista, docente di canto lirico e di canto corale, che da anni è affianca il maestro Bruno Casoni nella preparazione del coro di voci bianche della Scala di Milano per conoscere da vicino alcuni aspetti dell'arte dei piccoli cantori.

1) Cosa si intende per Voci Bianche?
La voce bianca è una voce ancora non formata, quella dei bambini dalla nascita fino ai 16-17 anni per le femmine e 12-13 per i maschi che hanno la muta della voce.

2) Da che età iniziano a cantare i bambini?
Normalmente dai 6-7 anni in su. Da quando iniziano ad avere la percezione di cosa comporti lo studio. Cantare è un gioco, però serve l'impegno, bisogna applicarsi.

3) Così come per il coro degli adulti, esiste una classificazione anche per il coro di voci bianche?
Si, certo. Ci sono le prime, seconde, terze, quarte voci, anche se però non c'è una distinzione così netta come nelle voci di un coro di adulti (che dirigo da tempo). Per quanto riguarda la classificazione delle voci, non ci sono ovviamente i baritoni e i bassi, ci sono solo le voci femminili: soprano, mezzosoprano, contralto oppure prima, seconda, terza, quarta voce in base al numero delle voci in cui è suddiviso il brano.

4) La selezione viene fatta in base all'estensione o al colore della voce?
Contano entrambe. Anche se ritengo che non esista mai una distinzione vera di estensione, perchè anche il soprano deve avere delle note gravi così come il contralto deve avere le note acute. E' ovvio che ci si trova più a proprio agio a cantare in una determinata gamma di suoni, ma l'estensione deve caratterizzare tutte le voci, quindi direi che il colore incide in modo preminente nella distinzione della voce.

5) Come studiano i ragazzi? Fanno solo lezioni collettive o anche individuali?
Tutte e due. Il lavoro che svolgiamo noi è questo: c'è un lavoro collettivo di imbastitura e poi si fanno lezioni individuali.
Durante ogni lezione si fa anche tecnica, studio della musica e solfeggio.

6) La tecnica e l'impostazione vocale è come quella degli adulti?
In teoria si, ma è evidente che il loro apparato è meno sviluppato, quindi non ci si possono aspettare i medesimi risultati.
La respirazione è identica. I vocalizzi sono uguali, poi si sceglie quale tipo di vocalizzo fare in base alle specifiche esigenze di studio dei ragazzi.

7) Non è rischioso lavorare con voci così delicate? Non c'è il timore per esempio di ingolarli?
Beh, questo rischio c'è per chiunque, anche per gli adulti. Succede quando gli insegnanti non correggono certi difetti.
Io penso che il bambino nasca già con una voce "a posto", che potenzialmente può lavorare in un certo modo. Poi come si usa la voce, nel parlato, può cambiare il risultato della voce cantata. Ci sono bambini che sono abituati a parlare con tono forte o gridato e soffrono poi di raucedine.
Un insegnante, quando sente cantare l'allievo, deve essere in grado di correggere i difetti dell'allievo.
Dall'altra parte, c'è la natura del bambino e la sua testa con la capacità di comprendere l'osservazione che viene fatta e correggere l'errore.

Sonia Franzese8) Quali sono le caratteristiche che deve avere un coro di voci bianche? Come si fa per amalgamare bene le voci?
Il coro deve diventare una voce sola, quindi bisogna lavorare bene insieme per amalgamare bene le voci. Bisogna livellare i suoni cercando di far diventare il coro un unico strumento. Questo vale anche per l'orchestra.

9) A livello di repertorio, c'è un percorso di studi anche per le voci bianche, così come per lo studio del canto lirico che prevede un percorso dalle arie antiche, al belcanto, per sviluppare la tecnica che consenta di affrontare autori più complessi?
Sicuramente esiste un percorso per abituare la gola e la voce a fare determinate cose che magari normalmente non si fanno.
Cantare bene è difficile con qualsiasi autore. Se si sa cantare, si canta bene tutto. La difficoltà sta appunto nel saper cantare un determinato brano come si deve, indipendentemente dall'autore, e per fare questo è necessario allenare il proprio apparato con vocalizzi adeguati e con l'allenamento.
Ci sono tanti compositori. Io lavoro proponendo frequentemente Britten che ha scritto molto per le voci bianche, ma anche Mendelssohn, Rachmaninov, ci sono poi anche molte composizioni per sole voci femminili che possono essere eseguite dalle voci bianche.
Quando si lavora con un coro di voci bianche, si può spaziare molto e sicuramente ci dev'essere una fase iniziale in cui si canta all'unisono per non confondersi dalle altre sezioni.
Man mano che si acquisisce la tecnica del canto, diventa interessante dividerli in voci.

10) Quali sono le caratteristiche che deve avere un bambino per appartenere a un coro di voci bianche?
Sicuramente l'intonazione. Questo è il requisito indispensabile per ogni cantante, per non creare disturbo alle orecchie degli altri. Poi la voce si può educare, perchè magari qualcuno non è intonato perchè non ha mai cantato, pertanto il difetto si può correggere.

11) Per quanto riguarda la disciplina: quanto è difficile gestire i bambini, proponendo loro musica diversa da quella che ascoltano abitualmente?
Io mi sono fatta un pensiero mio: se la musica è bella e scritta bene, piace anche una musica che non si ascolta mai. La si inizia ad apprezzare e poi piace anche una musica che non viene propinata nel quotidiano.
Io noto che il bambino in genere ha paura della cosa nuova e quindi teme i nuovi brani che vengono proposti. Nel momento in cui però iniziano a conoscerli, poi vogliono sempre cantarli ed è difficile passare a qualcos'altro di nuovo.
Sta quindi nell'insegnante far apprezzare i nuovi brani.
Per quanto riguarda la disciplina posso dire che per certi versi i bambini sono più disciplinati anche degli adulti.

12) Quanto dura una lezione, una prova di coro?
Dipende dai corsi. All'Accademia della Scala c'è l'avviamento al coro delle voci bianche che dura due anni con prove bisettimanali di circa un'ora e mezza o due.
Con i gruppi di ragazzi più grandi la lezione dura due ore.
In occasione di concerti le prove possono aumentare e diventare anche tre o quattro a settimana.

13) Quanto è importante a livello educativo appartenere ad un coro?
Io estenderei questa capacità educativa alla musica in generale, non solo al coro o all'orchestra, ma a tutte quelle occasioni in cui si fa musica insieme.
Penso che cantare in un coro cambi davvero la vita. Al giorno d'oggi si vive in una società individualistica, si è molto soli, non si ha mai tempo di fare delle cose che piacciono.
C'è poco tempo per stare con gli altri. La musica, cantare in un coro, stare con gli altri credo che siano una grande occasione per stare insieme.
Molti coristi adulti mi dicono che senza coro sarebbero davvero soli. Inoltre, cantare insieme, stare concentrati per un paio d'ore tiene in esercizio anche la mente.
Per i bambini poi è anche una grossa esperienza culturale perchè hanno modo di conoscere musica, compositori e realtà che gli altri bambini della loro età non hanno nemmeno lontanamente l'occasione di ascoltare e di imparare.
Crea poi una curiosità e una voglia di apprendere a catena perchè dal nome di un compositore i ragazzi vengono poi stimolati a ricercare la vita degli autori, la storia.
La musica e l'arte forniscono degli stimoli per continuare a studiare, perchè sembra sempre di non conoscere abbastanza.

Non dico che altri generi musicali non possano fornire altrettanti stimoli, perchè ritengo che anche la musica leggera possa arricchire e fornire input ai giovani, l'importante è affrontare sempre le cose con una certa professionalità e serietà.

Per quanto riguarda il canto, io credo che con le voci bianche si inizi davvero l'educazione della voce.

Inoltre, conoscendo nuovi amici che hanno la stessa passione, si creano anche le condizioni per poter uscire insieme, andare ad ascoltare qualche concerto.
La passione per la musica mette questi ragazzi in condizione di non avere poi più bisogno di nient'altro e non ricercare divertimento altrove.

14) Che formazione deve avere un direttore di voci bianche?
Al di là della preparazione musicale e fisiologica, bisogna studiare sempre. Tutti gli anni si presentano allievi con caratteristiche diverse che devono essere conosciute e valorizzate.

15) I ragazzi del coro sono "secchioni" o sono "discoli" a scuola?
A sentire loro dicono sempre che vanno bene. Magari c'è qualche materia che non amano particolarmente, ma in linea di massima mi sembra che siano allievi che non hanno problemi a scuola.
Hanno anche la capacità di organizzarsi per poter partecipare alle prove.
A me non è mai capitato che qualche ragazzo si ritirasse dal coro perchè non andava bene a scuola. Può succedere che magari saltino qualche prova a causa di qualche "verifica" o "interrogazione" importante, ma sono eventi sporadici.
In ogni caso, sentono molto la responsabilità dell'impegno e vedo che partecipano sempre con entusiasmo.
Anche quando propongo dei brani molto difficili, mi raccontano che a casa ricercano con internet il pezzo per riascoltarlo, magari coinvolgendo anche i genitori.
Succede anche che dalla storia di un brano ne nascano discussioni in cui i ragazzi si confrontano. E' successo per esempio che ho proposto un brano di Britten. Questo brano racconta la storia di una volpe che va in città alla ricerca di cibo per mangiare e trova una fattoria nella quale ci sono diversi animali e si mette a mangiarli.
In classe si è scatenata una forte discussione tra bambini che sostenevano la volpe e altri che la condannavano perchè aveva ucciso altri animali, ognuno argomentando le proprie ragioni.
I bambini sanno esprimere dei pensieri e trarre conclusioni che spesso ci stupiscono.
Studiando in questo modo, cioè partendo dall'analisi del testo, imparano anche a comprendere quanto sia importante conoscere quello che cantano.

Proprio con Armando Caruso, il presidente della Nuova Arca, confrontandoci abbiamo concordato che questi momenti di aggregazione sono molto importanti per i giovani. Anche se un domani non saranno musicisti di professione, hanno un'occasione di vivere momenti di vita insieme ad altri davvero speciali che si ricorderanno per tutta la vita. I primi allievi che ho avuto all'inizio della mia professione (si parla di circa vent'anni fa) mi chiamano ancora e si ricordano di me per le belle esperienze che hanno vissuto.

Avrei altre mille domande da porre, ma le tengo segnate e ripropongo di risentirci per continuare in qualche altra occasione questo bellissimo argomento.
Grazie mille per la disponibilità.

Grazie a voi. All'inizio ero emozionata, ma ora che mi sono sciolta devo dire che è stato un piacere fare questa intervista.

 
 
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