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Recensione dell'opera lirica Il Viaggio a Reims di Rossini in scena al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

William Fratti, 31/01/2012

In breve:
Firenze, 18 gennaio - Il Viaggio di Reims di Rossini in scena al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino con un cast di altissima qualità e levatura internazionale.


Il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino inaugura la Stagione 2012 con un nuovo – e all'apparenza costosissimo – allestimento de Il viaggio a Reims firmato da Marco Gandini che crea uno spettacolo di altissimo valore e incredibile qualità, riuscendo forse per la prima volta dal 1984, anno della prima esecuzione moderna dell'ultima opera italiana del genio pesarese, a ricostruire filologicamente il contesto primario del libretto originale – l'Europa, oggi come ieri, con le sue tensioni e amicizie tra le Nazioni – pur distaccandosi dalla reale motivazione della sua composizione – l'incoronazione di Carlo X.

E così l'Albergo del Giglio d'oro alle Terme di Plombiéres si trasforma in una modernissima spa con piscina, vasche, zone relax, area massaggi, spazio fitness; mentre i singoli personaggi restano ancorati a un'epoca senza tempo, come a sottolineare l'atemporalità delle problematiche del continente, dove si possono trovare frizzanti bohémien, piuttosto che severi militari o elegantissime signore in abito o tailleur.
Il lavoro di Gandini è fresco, giocoso, ma soprattutto intelligente, ben contestualizzato, studiato fin nei minimi particolari, perfetto nel sottolineare la validità contemporanea di quest'opera sublime.

Le bellissime scene di Italo Grassi riproducono fedelissimamente l'interno di un centro benessere a cinque stelle, come pure gli splendidi costumi di Maurizio Millenotti contribuiscono come elemento primario alla quadratura del cerchio nella caratterizzazione dei personaggi, senza tralasciare l'ottima realizzazione del trucco e le valide luci di Marco Filibeck.

Il cast, di altissima qualità e levatura internazionale, è assolutamente ben amalgamato e il denominatore comune è l'eleganza, per tutti quanti .Annunziata Vestri, Maddalena, apre l'opera con la giusta intensità vocale, apprezzata soprattutto in termini di proiezione e appoggio. Gabriele Ribis, Don Prudenzio, prosegue l'introduzione con buon vigore, anche se, come la maggior parte dei suoi colleghi, tentenna fortemente sulla frase "ed è meglio d'abbondar".

Eva Mei, già eccellente Folleville, qui si cimenta con Madama Cortese, l'eccentrica proprietaria del Giglio d'oro, dipinta come una simpaticissima padrona di casa che si sposta da una stanza all'altra trascinando la carrozzina su cui siede – forse per non stancarsi troppo nelle sue copiose faccende domestiche – coi propri piedi. La resa del personaggio è pi` che ottima, la tecnica vocale è precisissima come sempre, soprattutto nelle agilità e negli acuti; l'aria è impreziosita da interessanti variazioni. Purtroppo in alcuni momenti la voce scompare sotto il suono orchestrale, soprattutto in "Or state attenti, badate bene".

Leah Partridge è una splendida Contessa di Folleville, resa frivola con la giusta misura, senza eccedere, affascinando il pubblico con un canto perfetto. Nel cantabile mostra una piacevolissima pastosità e pienezza di voce, con fiati lunghi e ben sostenuti, note acute ben salde e gravi non appesantiti, ma sonori e ben appoggiati. La cabaletta è interpretata magnificamente, arricchita di variazioni tutt'altro che semplici, ma ben inserite e amalgamate al contesto. Colorature e virtuosismi sono di altissimo livello.

Il complesso sestetto fra Eva Mei, Marianna Pizzolato, Lawrence Brownlee, Vincenzo Taormina, Marco Camastra e Bruno Praticò è reso in maniera straordinaria, anche grazie all'abilità del giovane Daniele Rustioni, che sa tenere saldo il comando, pur lasciando spazio agli interpreti di rendere colori e sfumature pi` personali in certi passaggi.

Il flautista Guy Eshed introduce con grande efficacia la scena di Lord Sidney, dove Michele Pertugi sfoggia le sue innate qualità di fraseggiatore, raffinato ed espressivo, tanto nel cantabile quanto nella cabaletta, eseguita ammollo nella piscina del Lys d'or. Il valore vocale dell'artista si fa sentire appieno anche nel quattordicimino, oltre che nella difficile "Dell'aurea pianta" la cui tessitura altissima lo mette per nulla in difficoltà.

Nel successivo duetto Yijie Shi si dimostra essere tenore rossiniano di alta levatura, con bel vibrato, buon uso delle agilità, facile e morbido passaggio all'acuto.
Marco Calastra sostituisce l'indisposto Bruno de Simone nella parte del buffo Don Profondo e lo fa con giusto e misurato vigore e voce sufficientemente brillante, anche se non eccessivamente luminosa

.

Marianna Pizzolato e Lawrence Brownlee, nel lungo duetto a loro assegnato, rendono particolare onore allo straordinario numero musicale, presentando al pubblico fiorentino una vera e propria lezione di canto rossiniano. Piani e pianissimi sono pi` che raffinati, agilità e colorature sono di classe, il fraseggio è espressivo e la tecnica di canto è ineccepibile. Lo stesso valore si mantiene per entrambi gli artisti nei successivi brindisi tutt'altro che semplici, soprattutto per la polacca interpretata dalla Pizzolato. Bruno Praticò veste i panni di un divertentissimo ed efficace Barone di Trombonok, anche se musicalmente non è pi` un maestro di precisione. Molto buono resta il recitativo.

Vincenzo Taormina è un valente e aitante Don Alvaro, ben adeguato nel personaggio, forse un po' opaco nella vocalità.
Auxiliadora Toledano è una Corinna soave e angelica, molto musicale e abile nei piani e nei filati delle due lunghe arie, anche se dalla protagonista di un'opera con un cast di tale livello ci si sarebbe aspettati qualcosa di pi`. Durante "All'ombra amena" è accompagnata sul palcoscenico da Susanna Bertuccioli all'arpa, perfetta nell'esecuzione dello spartito, ma davvero inappropriata nell'appoggiare al leggio la propria borsetta. Forse al Comunale mancano gli armadietti o i sorveglianti?
Completano la rosa degli artisti Enrico Cossutta – Don Luigino, Gabriella Cecchi – Delia, Silvia Mazzoni – Modestina, Mario Bolognesi – Zefirino, Giovanni Bellavia – Antonio, Saverio Bambi – Gelsomino.

Daniele Rustioni, sul podio dell'Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, legge ed esegue con grande equilibrio e profonda eleganza le lunghe pagine della magnifica partitura, con un'omogeneità e un'amalgama davvero invidiabili. È preciso nel gesto e vigoroso nell'azione musicale, ma sempre attento a lasciare il giusto spazio agli eccellenti solisti.
Buona la prova di Andrea Severi al fortepiano e del Coro diretto da Piero Monti.

 
 
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