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Recensione dell'opera lirica Aida di Giuseppe Verdi al Teatro Regio di Parma

William Fratti, 23/02/2012

In breve:
Parma, dal 27 al 29 gennaio - Al Teatro Regio di Parma è di scena l'Aida di Giuseppe Verdi per la regia di Joseph Franconi Lee.


L'allestimento di Aida ideato da Alberto Fassini per il Festival Verdi 2005, tra quelli classici e tradizionali, è forse il più bello che attualmente è in circolazione, ma proprio per questo andrebbe rivisitato, per eliminare definitivamente quelle falle che ancora possiede in larga misura.

Le imponenti e maestose scenografie di Mauro Carosi hanno un gradevolissimo impatto, sono molto suggestive ed efficienti nonostante la mole; purtroppo già in secondo atto si esauriscono le diverse modalità con cui muovere il possente colonnato, pertanto quelli successivi diventano scenicamente monotoni e soprattutto viene a mancare la necessaria ariosità e ampiezza di spazio che necessiterebbe l'ambientazione notturna sulle rive del Nilo.

I costumi, sempre di Carosi, sono sfortunatamente in gran parte sbagliati, innanzitutto per l'utilizzo massiccio di stoffe molto pesanti come i velluti, certamente non necessari per il clima dell'Egitto. Inoltre le ancelle di Amneris, vestite da straccione, sono davvero spregevoli e di cattivo gusto.

Le coreografie di Marta Ferri sono da riguardare, poiché la prima è veramente banale e fin troppo simile a quella di Luc Bouy ed eseguita da Carla Fracci nello spettacolo bussetano firmato da Franco Zeffirelli; la seconda è seriamente ridicola; la terza forse è la più gradevole, ma si può fare di meglio. Inoltre il corpo di ballo è parecchio mediocre.

La regia di Joseph Franconi Lee è invece abbastanza moderata e le luci di Guido Levi sono veramente affascinanti, anche se in alcuni momenti sarebbe stato preferibile l'utilizzo dei toni freddi, anziché dei caldi.

Se la validità e l'alto livello qualitativo dello spettacolo, nonostante i vari punti di critica, non viene messa in dubbio, il lato musicale è invece in caduta libera e porta il Teatro Regio di Parma ai suoi minimi storici, come giÀ accaduto nell'anno fatidico del Centenario Verdiano del 2001.

Antonino Fogliari, pur vantando un curriculum di levatura internazionale, aveva già infastidito il pubblico locale con una direzione molto opinabile di Maria Stuarda a Piacenza. Ora, con Aida, non solo è poco espressivo nel suono e nei cromatismi – anche se gli va riconosciuta una certa intensità in alcune pagine – ma sembra essere il colpevole di numerose inciampate di coro e cantanti. In effetti, per la prima volta dopo oltre un decennio, l'affiatato e pluripremiato gruppo guidato da Martino Faggiani si trova in difficoltà, molto presumibilmente senza averne alcuna colpa, soprattutto nella ripresa di Gloria all'Egitto dopo le danze. Le trombe egizie non sono troppo precise durante il trionfo e neppure gli ottoni in buca lo sono durante la scena del processo. Il direttore compie un vero e proprio scempio di tutto il secondo quadro di secondo atto e al termine di alcune recite si odono arrivare dal loggione degli improperi a lui rivolti.

Durante la prova generale di mercoledì 25 gennaio Susanna Bianchini si è cimentata con un'Aida molto intensa nel personaggio – forse troppo – e ha dimostrato di avere superato alcuni limiti vocali, soprattutto nel miglioramento dell'intonazione. Purtroppo colori e cromatismi, pianissimi e raffinatezza di fraseggio restano ancora assenti dalla sua performance. La sua bellezza certamente abbaglia il pubblico e stranamente viene graziata al termine della prima del 27 gennaio, dopo una lunga serie di disapprovazioni che hanno colpito i suoi colleghi, primo fra tutti il Radamè s di Walter Fraccaro, che è indubbiamente dotato di voce, ma continua a mancare di eleganza, di finezze e di accento. La sua esecuzione potrebbe piacere a una platea desiderosa di molto volume, ma non è ciò a cui Parma anela e le contestazioni si levano a dismisura.

Mariana Pentcheva si trova in gravi difficoltà e c'è da sperare che si tratti di un malessere passeggero. Purtroppo la voce perde costantemente di fermezza e gli acuti sono seriamente compromessi; Vieni, amor mio è alquanto imbarazzante. Non è comprensibile come mai l'artista abbia accettato di continuare a cantare in tutte le serate nonostante le sue condizioni vocali.

Alberto Gazale può davvero essere considerato il solo cantante verdiano di tutta la produzione, espressivo nel fraseggio, chiaro nelle intenzioni, intenso nel personaggio, dotato di voce dai giusti accenti, abile nel legato e nei fiati. Durante il duetto con Aida è sinceramente emozionante.
Giovanni Battista Parodi non è propriamente a suo agio nel ruolo di Ramfis, ma porta a casa la pelle.

Domenica 29 gennaio il ruolo di Aida è interpretato da Tiziana Caruso, che mostra fin dalle prime pagine di possedere un volume non indifferente, purtroppo spesso rasente l'urlo e soprattutto poco raffinato. Il timbro è piacevolmente scuro, ma se fosse ingentilito da più cura nei piani – pressoché assenti – e più ricercatezza di colori – ben poco presenti – sarebbe certamente meglio.

Ji Myung Hoon e Junhua Hao, Radamès e Amneris, sembrano cantare alla recita del conservatorio, talvolta privi di volume, talaltra barcollanti nell'intonazione, spesso imprecisi e secchi. È davvero vergognoso che la sovrintendenza li abbia piazzati in una recita senza nemmeno preoccuparsi della loro preparazione. Non va meglio a George Andguladze, lontano anni luce dal poter impersonare con credibilità il capo dei sacerdoti; le note gravi sono pressoché inudibili.
Invece è molto buona la prova di Vittorio Vitelli nei panni di Amonasro, dotato di un buono squillo e davvero incisivo nella resa del personaggio.

Mercoledì 8 febbraio il ruolo di Radamès è impersonato da Hector Sandoval che va premiato per la modalità con cui ha cercato di portare in scena una certa dose di colori e accenti, ma non possiede le giuste qualità, soprattutto in termini di consistenza e di peso vocale, per poter interpretare al meglio questo personaggio verdiano.

Infine, Carlo Malinverno nelle vesta del Re e Cosimo Vassallo nei panni del messaggero non possiedono assolutamente lo spessore necessario ai rispettivi ruoli; è solo possibile determinare la loro correttezza nel canto. Al contrario Yu Guanqun è una sacerdotessa con tutti i santi crismi e dimostra chiaramente di non aver perso strada, anzi, di averne guadagnata, da Il trovatore dello scorso ottobre.

Dopo questo disastro cosa accadrà a Stiffelio? Ma soprattutto molti si domandano cosa accadrà a Otello.

 
 
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