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Recensione dell'opera lirica L'elisir d'amore di Gaetano Donizetti

William Fratti, 28/05/2012

In breve:
Salsomaggiore Terme, 12 maggio. Al Teatro Nuovo va in scena L'elisir d'amore di Donizetti firmato da Paolo Panizza.


Il Teatro Nuovo di Salsomaggiore Terme, dopo La traviata e Rigoletto rappresentate nel 2009 nell'anno della riapertura della sala dopo i lunghi restauri, torna alla lirica con L'Elisir d'amore nell'allestimento proveniente dal Teatro Verdi di Sassari e firmato da Paolo Panizza.

La collaborazione tra la città termale e il regista veronese sembra ormai una consuetudine avviata e si annuncia una nuova edizione de La traviata prevista per il 30 settembre 2012.
Panizza oggi può essere considerato l'nico vero erede di Pier Luigi Pizzi, di cui certamente mantiene il gusto e l'eleganza, ma in tanti anni di carriera ha sviluppato uno stile molto personale che indubbiamente affonda le radici nel teatro di prosa. La contemporanea attenzione al gesto teatrale e al realismo espressivo è chiaramente una base nonché un filo conduttore del suo lavoro e molte delle sue regie potrebbero essere rappresentate anche senza scenografia, all'interno di una scatola nera, risultando comunque efficaci e funzionali.

L'impatto visivo di questo Elisir è basato sul colore: inizialmente prevale il bianco, candido come gli animi degli abitanti del villaggio; man mano che arrivano Belcore col suo reggimento, poi Dulcamara col suo imbroglio, tutto inizia a colorarsi, fino ad arrivare al finale con un vero e proprio tripudio di tonalità, dal rosso al viola, dal blu al verde, dal giallo all'arancio. Complici di questo sfavillio sono i bellissimi costumi disegnati da Artemio Cabassi e le piacevoli coreografie di Lino Villa.

Paola Cigna possiede una vocalità molto adeguata al ruolo di Adina, chiara e sostenuta negli acuti e nei sovracuti, come pure salda e solida nelle note più basse. La linea di canto è particolarmente omogenea, il canto spianato è morbido e le agilità sono ben impostate.
L'interpretazione è divertente e giustamente misurata.

Alessandro Luciano è un Nemorino insolitamente spassoso e ciò contribuisce ad un'ottima resa del personaggio. La voce del tenore romano è vellutata e leggera, di certo adatta a questo tipo di repertorio belcantistico, ma occorrerebbe una migliore impostazione della proiezione, affinché il suono non scomparisse sotto il peso orchestrale. Buona è la dosatura dei colori, più nei duetti che durante la celebre aria di secondo atto.

Alessio Potestio, nei panni di Belcore, mostra una vocalità davvero importante e provvista di squillo, ma l'intonazione non è così perfetta – forse complice anche un'orchestra non troppo precisa – e si ode più d'una nota calante. Il materiale vocale del baritono romano è considerevole, ma necessita di qualche piccola miglioria.

Marco Bussi è un Dulcamara divertentissimo e sa creare un personaggio carismatico e accattivante. Forse il suo canto non è dei più puntuali, ma il bass-barytone guelfese sembra conoscere molto bene i suoi pregi e i suoi difetti e riscuote un vero e proprio successo personale.

Giannetta è Alice Molinari, simpatica e non troppo intrigante, come spesso viene dipinta, dotata di voce molto potente, che forse avrebbe bisogno di maggiore misura.

Buona l'interpretazione del Coro Luigi Gazzotti di Modena, apprezzato sotto il profilo della recitazione piuttosto che vocale. Insoddisfacente e approssimativa l'esecuzione dell'Orchestra Alighieri di Ravenna, che sembrava non seguire il gesto delicato del direttore Giulia Manicardi.
Applausi e successo per tutti gli interpreti, nella speranza che la lirica a Salsomaggiore Terme continui ad essere portata in scena.

 
 
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