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Intervista a Rolando Panerai

Redazione Liricamente, 26/06/2012

In breve:
Da oltre 65 anni calpesta i palcoscenici lirici più celebri al mondo: a circa 88 anni, nel 2011, ha cantato Gianni Schicchi di G. Puccini al Carlo Felice di Genova. Rolando Panerai è un grande baritono, ma soprattutto è un grande uomo e un vero professionista del canto, con molta umiltà è un grande esempio per tutti i giovani che vogliono intraprendere la carriera del cantante lirico. Prossimamente presiederà la giuria della seconda edizione del Concorso L.Illica che si terrà a Castell'Arquato, in provincia di Piacenza alla fine del mese di luglio. on molta gentilezza, disponibilità e un'irresistibile simpatia, tipica dei toscani, ha fatto una piacevole chiacchierata ai microfoni di Liricamente.


Da oltre 65 anni calpesta i palcoscenici lirici più celebri al mondo: a circa 88 anni, nel 2011, ha cantato Gianni Schicchi di G. Puccini al Carlo Felice di Genova.
Rolando Panerai è un grande baritono, ma soprattutto è un grande uomo e un vero professionista del canto, con molta umiltà è un grande esempio per tutti i giovani che vogliono intraprendere la carriera del cantante lirico.

Prossimamente presiederà la giuria della seconda edizione del Concorso L.Illica che si terrà a Castell'Arquato, in provincia di Piacenza alla fine del mese di luglio.

Con molta gentilezza, disponibilità e un'irresistibile simpatia, tipica dei toscani, ha fatto una piacevole chiacchierata ai microfoni di Liricamente. Gli abbiamo chiesto qual è il suo Elisir di Lunga Carriera..., quindi direttamente dalla splendida voce del baritono Rolando Panerai potrete ascoltare i segreti che l'hanno portato dal debutto "in casa" a Campi Bisenzio (FI), sua città natale, ai teatri di tutto il mondo.

(Se non vedi correttamente il player, scarica flash player al seguente link: Flash Player , oppure in alternativa clicca sul seguente link per ascoltare l'intervista, attendendo, però, che il file venga scaricato): Intervista a Rolando Panerai (36 MB)

Gentilissimo maestro. La ringrazio innanzitutto a nome della nostra organizzazione e di tutti i lettori di Liricamente per la disponibilità a realizzare questa intervista.
Di solito inizio le interviste ai grandi cantanti chiedendo di raccontarmi dei loro studi e dei loro esordi, ma con lei devo proprio fare un'eccezione, perché a nessuno altro ho potuto fare la domanda che segue:
1) Come ha fatto, a 87 anni, a cantare ancora in teatro Gianni Schicchi? Qual è il segreto del suo Elisir di lunga carriera?
L'anno scorso erano quasi 88 anni...
Mi è piaciuto molto il progetto di Genova. Mi hanno chiamato per curare il progetto musicale e la regia di Gianni Schicchi (G. Puccini) e Il Campanello (G. Donizetti).
Abbiamo audizionato oltre 450 ragazzi provenienti da tutto il mondo. Ascoltando questi giovani, sono ringiovanito e mi è venuta voglia di cantare Gianni Schicchi e quindi poi mi è stato proposto il ruolo ed ho accettato. Di ciascuna opera è stata fatta una doppia compagnia.
Tempo fa sentii una frase curiosa dello scrittore Giuseppe Prezzolini, morto a oltre cent'anni, che mi è piaciuta davvero molto e che ho decsio di adottare anche per me: a chi gli chiedeva: "ma come si fa ad oltre cent'anni...." lui rispose: "bisogna sapersi scegliere i genitori!" e naturamente questo vale anche per me!

E' inutile parlare di alimentazione, stile di vita... se non ci sono nel DNA certi geni, non si campa. C'è chi si consuma prima e chi si consuma più tardi. Io sono uno che si consuma più tardi, tutto qua!

... secondo me la sta facendo troppo facile. Ho delle fonti attendibili che mi dicono: "prova a fare una passeggiata con lui, resti sfiatata dopo 5 minuti"!
Si, è vero della passeggiata, ma ora inizia a mancarmi la forza nelle gambe, perchè sono quasi vicino ai 90 anni. Ora regge il fiato, ma fisicamente faccio fatica, poi con l'incidente che ho avuto qualche mese fa in cui mi sono rotto l'omero e il metacarpo, sono mesi che faccio una vita sedentaria. La voce non ne risente, ma il fisico si.

Ma vocalizza anche ora tutti i giorni?
No, purtroppo no, ed è un danno per la voce. Ma ora che andrò a Castell'Arquato per questa esperienza dovrò rimettermi in linea con la voce.

Ci dicono che lei per la conservazione della voce ha un approccio salutista-olistico... Che dieta mantiene?
Bisogna mangiare di tutto, ma poco!

2) Tornando indietro nel tempo, quand'era un giovane studente. Com'è iniziato lo studio della lirica e com'è avvenuto il suo debutto?
E' avvenuto un po' per caso. Noi in famiglia eravamo tre fratelli. Con il tesseramento, nel periodo di guerra, si mangiava poco (era salutista perchè ci si manteneva in forma, ma si aveva spesso fame!).
Io andavo a cercare nei negozi, tra i conoscenti, a chi ci allungava un po' di pane in più o dal macellaio.
La figlia del macellaio, una certa Norma (il nome dice tutto..., lei poi che si chiama Bellini lo può capire ancor meglio!!!), le dicevo, con questa Norma, ebbi un litigio non so per quale motivo. Noi campigiani (di Campi Bisenzio) siamo dei vocioni: quando parliamo sembra sempre che litighiamo, quando poi litighiamo, non le dico...
Questa ragazza, che era una cantante dilettante, mi disse: "senti che voce che hai, domani ti porto dalla mia maestra".
Da lì ho scoperto la mia voce.
L'audizione con la sua maestra non è stata positiva, però poi siamo andati dal maestro Frazzi (di origini parmense, proveniente da una famiglia di musicisti) che è stato il mio unico maestro di canto.

3) Quand'è che si è sentito "pronto", che ha capito di aver acquisito una tecnica di canto?
Cantare è un po' come andare in bicicletta: fintanto che si è sorretti da qualcuno che le regge il sellino perchè si tentenna di qua di là non si può andare da solo. Quando invece si avverte di aver raggiunto il giusto equilibrio, si può iniziare a pedalare da soli.
Vorrei però dire che, prendendo una frase di un cantante del passato che disse: "Per cantare ci vogliono due vite: una per studiare e una per cantare". Anche i grandi cantanti del passato con le loro voci straordinarie (Caruso, Titta Ruffo, Battistini), il pensiero era sempre "studiare, studiare, studiare". Di studiare non si finisce mai.
E' difficile dire "a trent'anni sono capace di cantare". Ci sono voci che magari maturano prima, ma i problemi si presentano sempre, quindi bisogna studiare sempre.
Forse oggi i ragazzi non riescono a sopportare questa cosa e vogliono cantare tutto subito.

Rolando Panerai, baritono4) Lei ha circa 150 opere in repertorio. Ha cantato autori di ogni genere, perchè quando era alla Piccola Scala ha studiato anche Monteverdi, Handel... e poi Prokovief, Hindemith... Tra tutti gli autori e i personaggi che ha interpretato, ce n'è qualcuno che preferisce?
Ma certamente. Tutte le cose moderne e antiche che ho cantato fanno parte di un repertorio che è sicuramente interessante, però nei miei primi trent'anni di carriera ho dato spazio molto a Rossini ne Il barbiere di Siviglia, a Donizetti ne L'Elisir d'amore, Così fan tutte di Mozart (ho amato molto Mozart), Puccini con La Bohème. Poi, nei secondi trent'anni della mia carriera, ho mantenuto certe opere, ma ho cambiato i personaggi: ad esempio da giovane ho cantato Ford nel Falstaff (personaggio difficile) e poi invecchiando ho preferito fare Falstaff, oppure nel Così fan tutte, anzichè che cantare il giovane ufficiale, ho fatto Don Alfonso, il vecchio filosofo, per dare una credibilità al personaggio. Nell'Elisir d'amore, anzichè fare Belcore, preferivo fare Dulcamara. Oppure nel Don Pasquale, facevo appunto Don Pasquale anzichè il Dottor Malatesta.

Questi cambiamenti di ruoli sono stati interessanti ed erano adeguati alla mia età!
Amo molto poi Gianni Schicchi, perchè ho conosciuto l'autore del libretto, Giovacchino Forzano, che veniva ad insegnare alla scuola di avviamento al teatro lirico del Maggio Musicale Fiorentino dove ho studiato io. Lo Schicchi per me è rimasto il sogno della vita.
Il primo amore non si scorda mai... proprio così!

5) Mi ha parlato dei suoi primi trent'anni di carriera e dei suoi secondi trent'anni. E negli ultimi trent'anni di carriera cosa canterà? A parte gli scherzi, è bello parlare con lei perchè ci può raccontare uno spaccato di storia della lirica molto ampio. Era meglio l'epoca in cui comandavano i cantanti, l'epoca in cui comandavano i direttori d'orchestra o l'epoca attuale dei registi?
L'epoca migliore è quella in cui queste tre figure si incontrano e lavorano in modo intelligente, dando ognuno il meglio.
Io non assolvo tutti i registi, perchè le regie che travisano completamente non piacciono.
Non era giusto quando i cantanti con il loro virtuosismo distruggevano le opere.
Il direttore d'orchestra è ancora il padrone assoluto dell'opera, perchè il regista è ammesso in teatro con le proprie idee, però c'è un controllo dei dirigenti del teatro.
Io amo le regie musicali, come ad esempio la Lucia di Lammermoor che facemmo alla Scala, diretta da Von Karaian che portammo un po' in tutto il mondo. Sono regie aderenti alla musica, regie che scaturiscono dal pentagramma, dalle note musicali.
Quando gli autori hanno scritto, nella loro idea c'era già una regia dentro la musica, quindi non bisogna inventarsi nulla.

6) Oltre a cantare, ora insegna anche ai ragazzi.
Io in realtà non ho mai voluto insegnare canto, perchè è una responsabilità troppo grossa. La masterclass è una cosa diversa, perchè ci sono degli allievi che hanno già studiato e hanno già una preparazione. Mi limito solamente a dare alcuni suggerimenti, facendo esempi, che possono essere sia tecnici sia vocali sia interpretativi, ma non impongo mai nulla. Non credo che la mia sia "la tecnica di canto assoluta", pertanto non impongo il mio metodo di canto. Posso dire, però, che nonostante la mia età, la mia voce non balla ancora.

Con i ragazzi mi preme dialogare molto, come facevo io con il mio maestro, il mio unico maestro. Auguro a tutti di avere un unico maestro, anche se ciò non significa che non si debba apprendere anche dagli altri sia quelli che cantano meglio sia quelli che cantano peggio. Perchè anche da chi canta male si può imparare: "io così non lo farò mai"!

7) Quali sono i valori che insegna e che deve avere un cantante?
L'invidia distrugge i cantanti. Insegno sempre a non invidiare mai nessuno. Bisogna essere noi stessi e avere forza e pazienza.
Appena uno canta due note pretende di voler andare alla Scala.
Bisogna vivere in maniera onesta. Se si vive disonestamente, poi va tutto a discapito proprio. E' vero che ci sono intrallazzatori che vivono disonestamente alle spalle di quelli onesti, però io preferisco sempre quelli che si comportano onestamente.

Rolando Panerai, baritono8) Ha qualche aneddoto simpatico della sua carriera da raccontarci?
Io ho cantato con moltissimi colleghi con caratteri molto diversi l'uno dall'altro.
Potrei parlare dei vecchi colleghi: Del Monaco, Di Stefano, la Callas, Ghiaurov, la Sciutti, Luis Alva, Bruscantini... della gente con cui ogni giorno di lavoro è un aneddoto da raccontare.
Racconto quello del mio debutto, che fu anche un insegnamento.
Cantai Lucia di Lammermoor qui a Campi Bisenzio. Era una sorta di "spedizione punitiva", perchè con sole due prove si andava in scena.
Per me era la prima esperienza della messa in scena di un'opera: fino ad allora avevo fatto solo concerti.
Con i concerti si provavano le arie la sera prima, poi ci si dava appuntamento la sera successiva all'ora del concerto.
Io, la sera dell'opera, mi sono presentato alle 9, all'ora dell'opera, come facevo in occasione dei concerti. Non le dico gli improperi che ho ricevuto dal direttore d'orchestra e dai colleghi, perchè non ero ancora né vestito, né truccato e l'opera doveva iniziare!
Da quest'episodio, agli appuntamenti delle prove sono sempre arrivato cinque, dieci minuti prima.

9) Quali sono il principale pregio e il peggior difetto di Rolando Panerai?
Di pregi non ne vedo nemmeno uno. Forse il pregio maggiore l'amore per la famiglia.
Di difetti ne ho tanti, non saprei proprio quale scegliere. Tutti i miei difetti fanno parte della mia personalità. Rolando Panerai è un difetto!
Se mi guardo allo specchio mi vedo pieno di difetti.

Beh, però se sta a guardarseli e rimirarseli allo specchio, significa che le piacciono!
Si, si, è vero, non ne rinnego nemmeno uno!

A parte gli scherzi, grazie per questa bella chiacchierata. Ora che l'ho conosciuta un po' meglio glieli dico io i suoi pregi: lei è sicuramente una persona umile e onesta e sono sicura che anche i nostri lettori condivideranno le mie impressioni.

Nella vita non c'è soltanto il canto: c'è la vita! E bisogna viverla in modo decentemente!

 
 
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