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Recensione dell'opera lirica Elisir d'amore di Gaetano Donizetti al Teatro Massimo di Palermo

Gigi Scalici, 28/06/2012

In breve:
Palermo, 17 giugno 2012 ÔÇô Successo per l'innovativo e divertente Elisir di Damiano Michieletto, con due giovani stars d'eccezione: Desirée Rancatore e Celso Albelo.


"Elixir" è proprio il marchio commerciale riportato sulle grandi lattine che richiamano una nota bevanda energetica, giunte a primo atto sul fuoristrada di Dulcamara accompagnato da pimpanti ragazze per la diffusione del famoso intruglio che "corregge ogni difetto".

Il nuovo allestimento - del famoso e non sempre apprezzato giovane regista veneto - già collaudato con altrettanto successo lo scorso anno in Spagna, ha fatto molto discutere critica e pubblico sull'annoso problema relativo alle messe in scena (tradizionali, oppure in chiave moderna, su una via di mezzo, oppure ridotte all'essenziale?) riuscendo tuttavia nell'intento di rappresentare l'opera al presente come definito dallo stesso artista.

L'Elisir d'amore, musicalmente tra le opere più raffinate di Donizetti, scritta per un ambiente contadino della fine del settecento, si presta ciò nonostante per questa lettura assolutamente moderna ed ancora più adeguata, perché ambientata in uno stabilimento balneare e con evidenti richiami folkloristici della nota spiaggia di Mondello in omaggio al capoluogo siciliano.
Anche se ovviamente il libretto di Felice Romani non può essere rispettato fedelmente, soprattutto per motivi epocali (chi si sarebbe mai aspettato che Adina leggesse Tristano ed Isotta nel portatile posto sulle gambe, tra i bagnanti intenti a giocare a palla?), nella sostanza oggi la nota opera comico-romantica è sempre attuale e si presta da un punto di vista generale a diverse chiavi di lettura.

Il grande palcoscenico del Massimo nei due atti è colmo di arredi - compresi un grande e funzionale chiosco di proprietà di Adina con tanto di insegna luminosa, un grosso scivolo con schiuma vera ed una discoteca notturna - con dovizia di particolari riferiti alla normale vita balneare in un contesto coloratissimo, vivace e dinamico in cui tutti, interpreti, coro, bambini e figuranti partecipano attivamente alla vita che si svolge sull'affollata spiaggia, controllata da poliziotti con pastore tedesco antidroga al seguito.

Dopo il meritato successo dello scorso anno nella melodrammatica "Lucia di Lammermoor", Desirée Rancatore torna al Teatro Massimo per l'opera comica, che si differenzia però da quelle tradizionali per l'inserimento da parte del compositore dell'aspetto sentimentale.
La beniamina giovane star internazionale - dal registro centrale ancor più vicino al soprano lirico, ma che si estende con assoluta sicurezza, intensità e bellezza di colori negli acuti più estremi - padrona del ruolo più volte interpretato anche se in vesti diverse, conquista subito il pubblico nel primo atto in "Chiedi all''aura lusinghiera" per le sue note capacità belcantistiche e ricche di fioriture di un'Adina capricciosa, volubile ed raffinatamente sensuale.
Sul contrastato piano psicologico però si evolve, sino a giungere al sentimentalismo della malinconica aria "Prendi, per me sei libero" ed alla gioia della cabaletta “Il mio rigor dimentica” insieme ai “pertichini” del suo Nemorino.
Non poteva mancare ovviamente il bis fragorosamente richiesto dall'affettuoso pubblico.

Un Nemorino veramente d'eccezione quello del tenore spagnolo Celso Albelo, altrettanta giovane star internazionale - per la prima volta a Palermo ed appropriato interprete anche per l'affiatamento e per l'amicizia con Desirée - noto per la bellezza della voce di tipico tenore lirico leggero romantico, per il fraseggio perfetto e per la solida tecnica raffinata, grazie alla specializzazione con Carlo Bergonzi, nonché per una buona presenza scenica.
Si distingue per il canto nobile e per la naturale e sicura estensione negli acuti solidi e squillanti. In alcune sfumature inoltre ricorda davvero tanto il grande Alfredo Kraus, di cui potrebbe confermarsi vero erede, ma con un registro centrale un po' più robusto che gli consentirebbe nel tempo ruoli tipici di tenore lirico.
Un bagnino (non un contadino) povero, timido e impacciato che esprime sin dall'esordio la bellezza e l'eleganza del suo canto con "Quanto è bella, quanto è cara" sino a bissare la famosa "Una furtiva lacrima" su insistente richiesta del caloroso pubblico di questo turno domenicale. (Il bis era stato chiesto anche nelle prime due recite, questa volta è stato concesso).

Ben coadiuvati i due interpreti principali dal giovane baritono Mario Cassi (sergente Belcore promosso a comandante di marina) che rivela un bel timbro ed un'intensità di voce molto interessanti in "Come Paride vezzoso" ed una buona interpretazione del moderno ruolo affidatogli (mai visto in teatro un cantante sotto la doccia).

Per quanto riguarda invece Dulcamara, pur riconoscendogli le ottime qualità vocali di basso-baritono e la buona teatralità molto gradite al pubblico, non possiamo dire lo stesso per il più giovane Paolo Bordogna. Forse penalizzato dal fatto che il suo è l'unico vero personaggio d'opera buffa e che siamo abituati alla versione tradizionale, non sembra musicalmente in pieno nel ruolo, a parte l'abbigliamento appropriato per questo tipo di spettacolo: gli manca la corretta agilità del tipico canto sillabato previsto dall'autore in "Udite o rustici", a causa anche della relativa esperienza nel ruolo che dovrebbe migliorare. Dignitoso tuttavia nella barcarola "Io son ricco e tu sei bella" con Adina del secondo atto.

Rincresce poi che della giovane e promettente soprano Elena Borin/Giannetta, soprattutto occupata a dispensare bibite e gelati nel bar, si apprezzi soltanto la sua decorosa aria "Saria possibile".

Molto attente le direzioni dell'orchestra di Paolo Arrivabeni e del coro di Andrea Faidutti.
L'esperto maestro concertatore che preferisce soprattutto Rossini, Donizetti e Verdi, inizia il breve preludio con uno stile prevalentemente sinfonico e conduce l'orchestra con un ottimo equilibrio con il gremito palcoscenico, con sicurezza di tempi e colori raffinati, soprattutto nei legni. Toccante il fagotto accompagnato dal pizzicato di arpa ed archi che precede "Una furtiva lacrima".
L'opera non contiene grandi ed intensi concertati, ma il solido e pregiato coro del Massimo, dinamicamente impegnato nel contesto balneare, è ben compatto musicalmente sin dall'esordio, nel concertato finale del primo atto insieme ai solisti e nel secondo atto la sezione femminile è particolarmente convincente quando si diffonde la notizia della ricchezza di Nemorino.

Come succede in queste grandi occasioni, al termine dello spettacolo le ovazioni del foltissimo pubblico sono incontenibili. Chiamate per tutti, con particolare attenzione ai due interpreti principali, in una piacevole serata come le precedenti, nonostante qualche dissenso per la versione "musical" dell'opera.

 
 
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