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» Recensione Opera La Traviata di Giuseppe Verdi a Torre del Lago

William Fratti, 06/08/2012

In breve:
Torre del Lago, 28 luglio 2012 - La Fondazione Festival Pucciniano, arrivata alla cinquantottesima edizione del Festival Puccini, per la prima volta si cimenta con un'opera di un altro compositore, scegliendo La traviata per aprire ufficialmente i festeggiamenti per l'imminente Bicentenario Verdiano.


La Fondazione Festival Pucciniano, arrivata alla cinquantottesima edizione del Festival Puccini, per la prima volta si cimenta con un'opera di un altro compositore, scegliendo La traviata per aprire ufficialmente i festeggiamenti per l'imminente Bicentenario Verdiano.

Purtroppo le aspettative erano molte, in gran parte disattese, soprattutto nell'allestimento firmato da Paolo Trevisi. La regia ha l'unico pregio di essere filologica e di seguire pedissequamente le note del libretto; per il resto è monotona e noiosa, tiene i protagonisti quasi immobili al centro del palcoscenico e il coro pressoché disposto alla greca. Le scene fisse di Poppi Ranchetti avrebbero avuto la loro efficacia con un'attività e un gesto più presenti; in questo modo invece aggiungono altro tedio al lavoro soporifero.

I costumi della Fondazione Cerratelli non rendono omaggio, né all'opera, né ai protagonisti: Violetta è abbigliata in modo goffo, il coro e i comprimari sono quasi sempre in nero. In poche parole: è tutto funzionale, ma manca totalmente il nervo verdiano.

Al contrario, lo spigliato e disinvolto Fabrizio Maria Carminati dirige egregiamente e con buon polso l'Orchestra del Festival Puccini, sempre attenta e ben concentrata sulla sua bacchetta.

Silvia Dalla Benetta, considerata da alcuni artisti presenti in sala una delle migliori Violette degli ultimi tempi, è certamente un'interprete di altissimo livello, ma costretta nell'immobilità di una regia banale e quasi inesistente, oltreché obbligata a non poter rendere al meglio certe sfumature vocali a causa della pessima acustica del Gran Teatro all'aperto Giacomo Puccini, non riesce a superare se stessa, come invece è accaduto di recente al Maggio Musicale Fiorentino. Da notare è la bellezza dei legati, soprattutto in primo atto, probabilmente richiesti dal Maestro Carminati e che presumibilmente le hanno causato sforzo nei lunghi fiati, ma il risultato è ottimo. Le pagine meglio riuscite sono quelle di terzo atto, dove l'artista vicentina riesce a trasmettere l'emozione del momento proprio grazie alla staticità ed insuperabile è la resa vocale di “Addio del passato”, di cui esegue anche l'intensa seconda strofa e cimentandosi in una cadenza davvero toccante.

Massimiliano Pisapia sarebbe ancora un eccellente Alfredo se non chiudesse i suoni delle vocali aperte e se i suoi acuti non fossero spesso indietro. Per il resto l'intonazione e il fraseggio sono buoni, ma la mancanza di omogeneità nel passaggio e la chiusura di certi suoni non rendono piacevole all'ascolto la sua esecuzione.

La performance di Stefano Antonucci nei panni di Germont è ottima, accurata e precisa. Il fraseggio è espressivo, i colori sono ben dosati e la linea di canto è particolarmente morbida. L'unico neo lo si può riscontrare nelle note molto basse, in cui si percepisce una certa incertezza. Oltre alla celebre “Di Provenza il mar, il suol” anche il lungo duetto con Violetta è reso in maneira eccellente e col giusto pathos.

La rosa dei comprimari, provenienti dal Maggio Formazione, è indiscutibilmente di bassissimo livello, esattamente come già accaduto a Firenze poche settimane fa. Ciò non contribuisce certamente alla buona resa dello spettacolo ed è incomprensibile come si sia potuto ripetere lo stesso errore, alle spalle dei giovani artisti che stanno investendo sul loro futuro.

Accattivanti le coreografie, nel solo coro dei mattatori, di Walter Matteini, ben eseguite dagli Imperfect Dancers.
Buona la prova del coro diretto da Stefano Visconti.

 
 
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