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Recensione dell'opera Lucia di Lammermoor di Donizetti dal Teatro Ponchielli di Cremona

William Fratti, 13/12/2012

In breve:
Protagonisti non all'altezza della parte, eccezione fatta per Giovanni Battista Parodi che dimostra un'indiscutibile professionalità, Matteo Beltrami dignitoso ma non entusiasma e non infiamma dando una lettura di Lucia carente di sfumature e a volte tenendo il volume orchestrale eccessivamente sonoro rispetto alle voci


Dopo solo cinque anni di assenza dal Teatro Ponchielli di Cremona, il massimo capolavoro di Gaetano Donizetti conclude la Stagione Lirica 2012, con un nuovo allestimento firmato dall'estro di Henning Brockhaus. Lo spettacolo creato dal regista tedesco è altamente suggestivo e, discostandosi da una visione realistica, nonché da un'epoca ben precisa, è fatto di sentimenti e di emozioni ancora attuali e contemporanei. Il lavoro di Brockhaus, con luci e proiezioni davvero accattivanti, coadiuvato dalle affascinanti scene a impianto fisso, altamente efficaci, di Josef Svoboda e dai bei costumi di Patricia Toffolutti, sa richiamare il desiderio di vendetta, il sapore dell'innocenza, il profumo del mare, il gusto del tradimento e l'odore della morte. L'unico neo è rappresentato dalle coreografie di Emma Scialfa, che durante la scena del matrimonio sono parse prima troppo monotone e quasi fastidiose – col continuo sventolare delle gonne di due figuranti – poi incomprensibili – muovendosi come due bambole rotte – mentre all'inizio del terzo atto sono addirittura troppo movimentate – forse a voler contrastare l'immobilità del coro.
 
Matteo Beltrami, come scritto nel programma di sala, si interroga sull'atteggiamento filologico che occorrerebbe assumere nel mettere in scena Lucia e, molto intelligentemente – misurando anche la vocalità degli interpreti a disposizione – propone una versione che sta a metà strada tra lo spartito originale, la tradizione e la novità. La prima aria di Raimondo e il duetto della torre sono rimessi al suo posto; come pure buona parte delle cadenze. Forse sarebbe stato troppo chiedere il ripristino di ogni frase e tutti i da capo, anche se molti ci sono. Poco interessante – se non per continuità con l'introduzione di “Regnava nel silenzio” – la scelta dell'arpa per accompagnare la cadenza della scena della pazzia. La sua direzione è più attenta alla pulizia del suono che non alle sfumature e in alcuni punti il peso orchestrale è eccessivo, ma nel complesso la prova è piuttosto buona.
 
Ekaterina Bakanova, vincitrice del Concorso As.Li.Co, veste i panni di una protagonista eterea e sfoggia un bel timbro rotondeggiante nonostante sia un lirico leggero. Considerando la sua giovane età e il fatto che ha debuttato il ruolo solo da pochi mesi, risolve la parte abbastanza bene, ma è lontanissima dal poter essere anche solo affiancata alle grandi interpreti che oggi vestono i panni di Lucia. Nonostante questo personaggio sia diventato terreno esclusivo dei soprani di coloratura – principalmente a causa delle numerosissime variazioni con sovracuti mai scritte da Donizetti – la tessitura dei primi due atti è abbastanza pesante e spinge la Bakanova a sporcare molte note alte e gran parte dei filati, oltre a prendere qualche libertà in più nell'alleggerire la parte, non attraverso la tecnica di canto, ma modificando le note dello spartito.
 
Edgardo è il giovanissimo Alessandro Scotto di Luzio, anch'egli molto leggero, ma elegante e molto musicale, ben omogeneo nel cantabile. Certamente manca di intensità nell'accento e la difficile aria finale contiene qualche incertezza, ma se continuerà a frequentare il giusto repertorio non potrà che migliorare.
 
Serban Vasile è un Enrico insicuro e poco intonato nell'aria di sortita, con volume basso e voce spesso coperta dall'orchestra. Gli riesce meglio il duetto con Lucia, ma la sua prova raggiunge appena la sufficienza.
 
Giovanni Battista Parodi è l'unico solista a portare sul palcoscenico un certo tipo di esperienza e sovrasta di gran lunga tutti i colleghi. Nella prima aria sfoggia solidità nelle note basse, sicurezza negli acuti ed eleganza nel cantabile; mentre con “Dalle stanze ove Lucia” mostra espressività di fraseggio e d'accento.
 
Matteo Falcier è un Arturo  intonato e sonoro; Cinzia Chiarini è un'Alisa dalla voce corposa ma ancora da amministrare; Alessandro Mundula, oltre a dimenticare la parte e a tirare indietro, è anche un po' stonato, ma si spera sia dovuto ad un'indisposizione temporanea.
Il Coro del Circuito Lirico Lombardo diretto da Antonio Greco è disastroso nell'apertura “Percorriamo le spiagge vicine”, ma migliora col procedere dell'opera.
 

Ovazione per la protagonista, successo e applausi tiepidini per tutti, tranne che per i figuranti, ingiustamente colpiti dal pubblico che forse voleva contestare alcune scelte di regia. 

 
 
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