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Recensione dell'opera Il Matrimonio Segreto di Cimarosa dal Teatro Regio di Torino

William Fratti, 17/04/2013

In breve:
Direzione misurata e filologica di Francesco Pasqualetti, mentre nel cast spiccano i due mattatori Paolo Bordogna e Roberto De Candia


Non v'è dubbio che Il matrimonio segreto di Domenico Cimarosa, una delle poche opere italiane del Settecento a non essere mai uscita dal repertorio, sia un capolavoro musicale, ma la sua messinscena deve fare i conti con una vicenda ben poco originale e molto inflazionata, nonché un libretto molto povero in parole e contenuti, senza frasi o parole che possano indurre una sincera comicità, ma che restano ancorate ad un velato humour.
 
L'allestimento ideato da Michael Hampe qualche anno fa, con scene di Jan Schlubach e costumi di Martin Rupprecht, sa omaggiare in maniera eccellente l'eleganza del secolo dei lumi e la raffinatezza della musica del compositore. Ma lo spettacolo – oggi ripreso da Vittorio Borrelli – soffre di monotonia, sia per le ragioni già descritte, sia per la mancanza di cambi scena ed è solo grazie alla capacità degli interpreti – soprattutto degli esperti Paolo Bordogna e Roberto De Candia – che il melodramma riesce ad avere un certo smalto.
 
La direzione di Francesco Pasqualetti è precisa, dal polso saldo e si nota un buon dialogo tra buca e palcoscenico. Colori e sfumature sono giustamente espressi, più a sottolineare le finezze musicali che non la vivacità della commedia. Benissimo la resa del quartetto di primo atto.
 
Paolo Bordogna è un eccellente Geronimo. Si presenta fin da subito con voce ben timbrata, brillante e squillante, nonostante la sua aria di sortita sia ben poco felice, ma sa risolverla mettendo in mostra tutte le sue qualità vocali ed interpretative. Lucentezza che mantiene, come sua consuetudine, per tutta la durata dello spettacolo. Lo affianca l'altrettanto esemplare conte Robinson di Roberto De Candia, che primeggia per chiarezza ed espressività di fraseggio e buon uso di cromatismi. I due artisti sono perfettamente amalgamati – il loro duetto ne è la chiara dimostrazione – e paiono uscire dalla medesima scuola: sanno interpretare i loro personaggi col giusto vigore, senza mai eccedere o cadere in sconsiderate macchiette.

Barbara Bargnesi, nel vestire i panni della dolce Carolina, sa mettere in scena un personaggio elegante, malinconico e delicato, con una voce quasi sempre soave, ma che in alcuni brevi tratti diventa un poco pungente. Buono è l'uso dei piani e dei pianissimi. La accompagna lo sposo segreto di Emanuele D'Aguanno, dotato di bella voce limpida seppur non imponente, leggerissimamente nasale negli acuti, ma ciò è abbastanza tipico nella sua tipologia di vocalità.
 
Chiara Amarù è una Fidalma dalla voce piena, rotonda e brunita, artista che merita certamente di essere ascoltata in ruoli più corposi. Erika Grimaldi è una Elisetta corretta ed efficace.
 

 

 
 
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