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Esperienze di vita
I maestri e i cantanti di un tempo...

Daniela Favi Borgognoni, 27/08/2007

In breve:
Carissimi lettori, eccoci al nuovo appuntamento con le esperienze di vita vissuta; stavolta analizziamo un po' il percorso fatto per giungere alla decisione di prendersi cura dei giovani.


Gli studi
Il mio trascorso è invero assai comune a quello di tutti coloro che si apprestano ad approfondire l'argomento “canto”.
Ho cominciato frequentando il conservatorio, periodo che ricordo con grande nostalgia perché mi tornano in mente tutte le speranze, i dubbi, i sogni…..
Sono ricordi teneri di chi sente di essere nel tempio della musica e di essere privilegiato nel poter respirare l'aria pregna di phatos, nel poter ascoltare i dotti che ti raccontano la storia della musica, che ti guidano all'ascolto di sonorità per te inedite, di pendere dalle labbra di chi, secondo te, è deputato al tuo apprendimento.

Ritratto di Beniamino Gigli - Occorrerebbero due vite: una per imparare e l'altra per cantareCol senno di poi, posso dire che bisognerebbe studiare in età più matura per apprezzare al meglio ciò che ti viene proposto e se potessi, mi piacerebbe tanto ascoltare chi ne sa più di me e imparare ancora tante cose perché, credetemi, aveva ragione il grande Beniamino Gigli quando asseriva che occorrerebbero due vite: una per imparare e l'altra per cantare.

Torniamo al conservatorio che è il luogo che dovrebbe metterti in condizioni di imparare e sperimentare.
Ai miei tempi già si creavano fazioni tra le varie classi di canto (peraltro malviste da tutti gli strumentisti che ci ritenevano una categoria di presuntuosi ignoranti!) ma nonostante tutto era un bel periodo.
Si studiava, o meglio, studiavo tanto perché i miei insegnanti erano molto esigenti e non finirò mai di ringraziarli per questo; tutto quello che mi ha fatto diventare musicista, prima che cantante, me lo hanno istillato loro con la loro serietà e la loro esperienza.
Ho avuto ottimi insegnanti di Storia, Letteratura, Armonia (questi un po' singolare in verità), Pianoforte, Arte Scenica ed anche Musica da camera.
Guardo indietro e mi sento fortunata ad aver avuto insegnanti che si sono presi cura della mia istruzione; tutto torna.

Adesso seguo i miei ragazzi in tutti i percorsi dei loro studi, posso consigliarli, guidarli ed anche accompagnarli in percorsi che normalmente un insegnante di canto non fa.
Devo dire che un grosso apporto alla mia cultura è stato dato dall'Accademia che ho frequentato per 3 anni guidata dai migliori maestri a disposizione all'epoca.
Accompagnatori, direttori d' orchestra, spartitisti di prim'ordine mi hanno insegnato come si affronta lo studio di una romanza e quello di un ruolo completo, preparatori atletici hanno controllato i livelli di stress e come dominare le pulsazioni alterate dal terrore da palcoscenico e l'insegnante di arte scenica, mi ha insegnato a guardare, vedere e ascoltare tutto con spirito nuovo, e quanto sia importante l'animo di una persona, quanto sia bello darsi agli altri attraverso la musica.
Anche questo cerco di trasmetterlo ai miei ragazzi.
Ci riesco? Bisognerebbe chiederlo a loro.

Le prime esperienze di lavoro
Ghena Dimitrova in ToscaUna grande scuola per me, è stato anche il coro che mi ha dato lavoro nei primi anni del mio percorso.
Essendo un coro di alto livello, mi ha permesso di ascoltare dal vivo voci come quelle di J. Carreras, E. Marton, G. Dimitrova, F. Cossotto, P. Cappuccilli, M. Caballè, M. Horne, R. Bruson, R. Kabaivanska, L. Valentini Terrani, G. Giacomini, L. Serra e tantissimi altri che non posso elencare tutti ma come si può osservare, si parla dei Grandi della lirica che ancora oggi prendiamo a modello.
Tutto è servito per ascoltare, confrontare, paragonare, farmi una idea di cosa volesse dire essere un Grande.
Vederli in prova sul palcoscenico, conoscerli, ascoltarli ha senz'altro arricchito il mio bagaglio culturale di linfa nuova, di nuovi obiettivi da raggiungere, di speranze.
Figuratevi che molti di questi personaggi si mettevano a disposizione, nei momenti di riposo, dei giovani che volevano farsi ascoltare e davano dei pareri sul repertorio, sul modo di interpretare sul sistema tecnico, sulla respirazione.
Queste persone si sedevano tranquille ad ascoltare tutti i disperati che chiedevano anche solo un consiglio ed elargivano aneddoti personali e pillole di saggezza senza chiedere nulla in cambio se non la riconoscenza dei poveracci che credevano di essere stati miracolati dal sorriso di queste persone.
Montserrat Caballé Tutto ciò avveniva anche grazie a qualche maestro sostituto che si prendeva la briga di chiedere al Grande di turno una mezza giornata per ascoltare e loro erano felici di vedere tutti questi giovani di belle speranze e quand'anche il responso non era del tutto positivo, c'era pur sempre una parola di incoraggiamento ed un sorriso per gli occhi pieni di lacrime di chi vedeva crollare il suo castello di carte.
Bei tempi quando sperare non costava nulla…
Oggi anche i sogni costano e tanto. Mi ritengo fortunata di aver vissuto in prima persona gli ultimi attimi di umanità del mondo lirico e se posso essere sincera sarà molto difficile tornare ai tempi in cui l'umiltà non era solo un concetto da sciorinare ai giornalisti ma uno stile di vita.

Amo la musica, il canto e tutti coloro che vogliono imparare non per business ma per….amore.

E voi? Che state facendo per l'amata Arte?

 
 
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