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E' tempo di economie di... Scala!

Gloria Bellini, 31/03/2011

In breve:
O mia patria sì bella e perduta… così Piave e Verdi, con la complicità di Riccardo Muti, il 16 marzo u.s, in occasione del bis del coro del “Va pensiero” nella rappresentazione di Nabucco al Teatro dell'Opera di Roma hanno convinto il Ministro dell'economia Giulio Tremonti a riallineare la cifra destinata al FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) che fino a quel momento era stata drasticamente ridotta.


O mia patria sì bella e perduta… così Piave e Verdi, con la complicità di Riccardo Muti, il 16 marzo u.s, in occasione del bis del coro del “Va pensiero” nella rappresentazione di Nabucco al Teatro dell'Opera di Roma hanno convinto il Ministro dell'economia Giulio Tremonti a riallineare la cifra destinata al FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) che fino a quel momento era stata drasticamente ridotta.
Ma ripristinare i fondi non basta a salvare gli enti lirici, serve comunque un piano strategico volto a recuperare efficienza e produttività, auspicando economie di scala nella programmazione degli spettacoli. Questo porterebbe benefici non solo alle casse degli enti lirici, ma anche a coloro che vi lavorano e soprattutto contribuirebbe a diffondere la “cultura” italiana.

Nell'articolo di Sergio Rizzo, pubblicato su “Il sole 24 ore” il 26 marzo u.s., l'autore afferma
«Veni, vidi e capii», ha detto Giulio Tremonti. (…) Intendiamoci: non che adesso ci sia da scialare. I soldi pubblici a disposizione dello spettacolo sono ancora una frazione rispetto a quelli che per esempio vengono stanziati in Francia, dove al solo teatro arrivano quest'anno finanziamenti statali per 663 milioni, cifra superiore del 60% all'intero Fondo unico così com'è stato reintegrato dal Consiglio dei ministri. Fondo che risulterà in ogni caso nel 2011 pari a meno della metà di quanto fosse nel 1985, quando venne costituito con una somma equivalente a 825 milioni di oggi. E senza dover aumentare le accise sulla benzina, come ha deciso ora il governo per compensare il reintegro. Facendo così pagare il conto a tutti i cittadini. Ma almeno per quest'anno la catastrofe che paventava tutto il mondo dello spettacolo a causa dei tagli è scongiurata.

Ciò detto, sarebbe insensato non approfittare di questa dolorosa vicenda per fare un profondo esame di coscienza. Intanto sull'importanza degli investimenti nella cultura in un Paese come l'Italia. La Francia, dove la politica è decisamente più attenta a questo aspetto, dedica a tale capitolo cifre decisamente più consistenti di noi pur avendo un patrimonio artistico, archeologico e monumentale decisamente inferiore: il budget del ministero dei Beni culturali francese è cinque volte superiore a quello del ministero italiano. I cui fondi, peraltro, si sono ridotti negli ultimi dieci anni del 40%. E forse non è un caso che l'Italia, nel 1970 prima meta turistica mondiale, sia ora scivolata al quinto posto, mentre la Francia è passata in testa, con un numero di presenze straniere praticamente doppio rispetto al nostro.”

In ambito aziendale, i periodi di crisi sono visti come occasioni d'oro per quelle organizzazioni virtuose che sanno cogliere l'occasione per rivedere il proprio assetto e comprendere come migliorare la propria gestione per recuperare efficienza e costi.

Perché non cogliere questa sfida anche in ambito culturale?

Sono ormai alcuni anni che oltre la metà degli enti lirici chiude in passivo a causa della riduzione del Fondo Unico per lo Spettacolo, e l'unica soluzione che viene proposta è il taglio delle programmazioni… nessuno pensa a recuperare efficienza riducendo i benefit e aumentando la produttività, attraverso anche economie di scala.
Purtroppo, però, nel mondo degli enti lirici questa mentalità fa fatica a penetrare.

Perché?

Le assurdità si sono stratificate in decenni nei quali il sindacato non ha mai avuto difficoltà ad averla vinta su tutto. Ogni teatro ha la sua amministrazione, il suo ufficio paga, il suo capo del personale... Le orchestre sono doppie, con il risultato che i musicisti lavorano mediamente la metà. Sopravvivono spesso catene di comando pletoriche e costose, contratti integrativi senza paragoni nel pubblico impiego, e alcuni istituti sindacali che Bracalini ha giudicato «al limite del surreale». E questo è meno comprensibile. Come l' «indennità umidità» per gli spettacoli all'aperto (che spetta pure agli impiegati!), l'«indennità armi finte» applicata all'Arena di Verona per le rappresentazioni che prevedono l'impiego di spade di compensato, l'«indennità di lingua» , che al San Carlo di Napoli scattava quando nel testo c'era anche solo una parola straniera, e perfino «l'indennità di frac». Oppure l' «indennità di cornetta» , che percepiscono i suonatori di quello strumento, soltanto perché è diverso dalla tromba. Ha riconosciuto un anno e mezzo fa Marco Tutino, presidente dell'Anfols, l'associazione che riunisce le fondazioni: «Il sistema della lirica è malato. Le regole sono sbagliate. I costi deliranti. I vincoli assurdi. Siamo noi sovrintendenti i primi a dire che, se non si fa una riforma, è inutile darci altri soldi».

Questo vale sia per coloro che lavorano in teatro sia per coloro che lo amministrano, perché spesso gli “sprechi” vengono proprio dalle alte cariche che non rinunciano ai propri benefit e talvolta “arrotondano” i propri compensi con voci di bilancio non ben definite.

E' indispensabile che ognuno, ad ogni livello, come nelle aziende, si assuma le proprie responsabilità, pertanto, se i risultati non sono soddisfacenti sia a livello economico sia a livello culturale, bisogna rispondere del proprio operato!

Volere è potere, le idee non mancano, i fondi sono stati ripristinati, è ora di rimboccarsi le maniche e di pensare che si può e si deve lavorare meglio, perché non sempre tutto è dovuto.

L'Italia, disgiunta prima e poi unita, è sempre stata la Patria dei grandi cervelli: facciamo in modo che la crisi porti più produttività e quindi… più cultura, il pubblico della lirica non aspetta altro!

 
 
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